Nonostante l’economia italiana stenti a ripartire, dal Veneto arriva qualche segnale, di speranza anche se non manca qualche segno meno. A certificarlo è il Bollettino socio-economico del Veneto – Ottobre 2019 realizzato dall’Ufficio di Statistica della Regione del Veneto.  secondo il report, infatti, la dinamica imprenditoriale nel secondo trimestre del 2019 mostra una leggera ripresa congiunturale: Veneto e Italia chiudono entrambi il trimestre con un +0,4% rispetto al trimestre precedente.

Tutti i comparti fanno registrare variazioni congiunturali positive, in particolare i servizi (+0,6% in Veneto, +0,5% in Italia). La dinamica è invece leggermente negativa a livello tendenziale (Veneto e Italia chiudono il secondo trimestre del 2019 rispettivamente con un -0,5% e -0,2% sullo stesso trimestre del 2018). Segnali poco incoraggianti sul fronte dei fallimenti d’impresa: nei primi 6 mesi del 2019 crescono del 10% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nei primi sei mesi del 2019 il valore delle esportazioni venete di beni è stato pari a 32,2 miliardi di euro, registrando un incremento del +1,8% rispetto al dato del primo semestre 2018. La performance manifestata dalle esportazioni regionali resta inferiore sia al +2,8 con il quale si era chiuso il 2018 che al +2,7% registrato in ambito nazionale nei primi sei mesi dell’anno in corso.

A trainare l’export veneto sono i settori dei mezzi di trasporto, delle produzioni ottiche e agroalimentari. Tra i mercati di destinazione, si segnala il sensibile aumento delle vendite verso Stati Uniti, Francia e Spagna. Nel primo trimestre 2019 le convenzioni notarili di compravendite di unità immobiliari in Veneto registrano, poi, una sensibile crescita rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente (+9,9%), quasi due punti percentuali in più rispetto al dato medio nazionale. Le crescite tendenziali del primo trimestre dell’anno hanno interessato sia le transizioni a uso abitativo, che quelle ad uso economico. Risultano in crescita anche le convenzioni notarili per mutui con costituzione di ipoteca immobiliare, che registrano un +2,4% rispetto al dato dello stesso trimestre del 2018.

Passando, invece, al comprato turistico, nei primi 7 mesi del 2019 in Veneto gli arrivi turistici aumentano dell’1,3%, le presenze dell’1,9%. Al mare si registrano meno turisti (-2,6%), anche per le avverse condizioni climatiche che hanno fatto ritardare l’inizio della stagione; ma chi sceglie questa destinazione permane mediamente di più, cosicché le presenze, che rappresentano i pernottamenti, risultano in crescita (+0,9%). Il mercato estero più rilevante del balneare, la Germania, è quello che dà il maggior contributo alla crescita (+5,8%), compensando la riduzione di austriaci, svizzeri, danesi, olandesi, inglesi, francesi. Viceversa, al lago arrivano più turisti ma permangono di meno. Molto buoni i risultati delle città d’arte (+5,2%), soprattutto per l’interesse in crescita di americani, tedeschi, inglesi, e aumenti significativi anche di russi e giapponesi. Il turismo in montagna mostra un aumento, seppur lieve (+0,2%), nonostante le problematiche legate alla tempesta Vaia. Alle terme i clienti sono in aumento, soprattutto per un interesse in forte crescita di russi, americani, inglesi, spagnoli.

Nel complesso le prime stime provvisorie sulla spesa degli stranieri in Veneto indicano per il 1° semestre 2019 un incremento del 4%. Continua la buona performance del mercato del lavoro veneto già iniziata nei primi mesi di quest’anno. Secondo gli ultimi dati disponibili, in Veneto nel II trimestre 2019 l’occupazione cresce ancora in modo significativo, mentre la disoccupazione scende in un contesto di calo anche dell’inattività. Rispetto a un anno fa, nel II trimestre del 2019 i lavoratori nella nostra regione aumentano dello 0,9%, mentre le persone in cerca di lavoro diminuiscono del 3,6%, quasi esclusivamente per effetto della componente maschile. Di conseguenza il tasso di occupazione veneto passa dal 67,2% rilevato nel II trimestre 2018 al 67,0% registrato a metà dell’anno in corso, mentre il tasso di disoccupazione scende dal 5,9% al 5,6%. Pochi, infine, i lavoratori equivalenti in Cassa integrazione straordinaria, il 5,2% in meno del secondo trimestre 2018.

Alberto Rodighiero