Nel caso in cui l’interruzione del rapporto di lavoro con uno o più dipendenti faccia acquisire il diritto alla Naspi, sul titolare dell’azienda grava il costo del ticket di licenziamento.

Il ticket licenziamento è quel costo di cui l’azienda deve farsi carico quando decide di interrompere anticipatamente il rapporto di lavoro con uno o più dipendenti.

Come noto licenziare un dipendente è possibile anche se questo è assunto con contratto a tempo indeterminato: l’importante è che la decisione del datore di lavoro sia motivata da giusta causagiustificato motivo soggettivo o da ragioni economiche oggettive.

Inoltre il datore di lavoro deve farsi carico del ticket licenziamento, un contributo economico destinato al fondo con il quale viene finanziata l’indennità di disoccupazione Naspi. A tal ragione questo deve essere corrisposto ogni volta in cui l’interruzione del rapporto di lavoro dà diritto alla Naspi, quindi nei casi di licenziamento, di mancata trasformazione di un apprendistato in un contratto a tempo indeterminato e di dimissioni per giusta causa.

Dal 1° gennaio del 2018 l’importo del ticket di licenziamento ha subito una variazione per effetto di quanto stabilito dalla Legge di Bilancio 2018, con la quale il valore del contributo economico di cui deve farsi carico il datore di lavoro è stato raddoppiato, ma esclusivamente per i titolari delle imprese che rientrano nell’ambito di applicazione della Cassa di Integrazione Guadagni Straordinari e ricorrono al licenziamento collettivo.

Come vedremo meglio di seguito, quindi, l’importo del ticket per i licenziamenti individuali resta invariato rispetto a quello degli ultimi anni, pari al 41% del massimale mensile Naspi. Per i licenziamenti collettivi, invece, la percentuale dell’indennità massimale Naspi sulla quale calcolare il contributo aumenta all’82%, con la possibilità che l’importo sia moltiplicato per tre qualora la rescissione unilaterale del contratto sia avvenuta senza il raggiungimento di un accordo sindacale.

TICKET LICENZIAMENTO 2018

Per fare chiarezza su quando si è obbligati a pagare e su qual è l’importo dovuto, infatti, abbiamo deciso di scrivere una guida con tutto quello che c’è da sapere sul ticket di licenziamento; quindi, di seguito trovate tutte le informazioni relative a questo strumento introdotto nel 2017 in sostituzione dell’indennità di mobilità e appena riformato nel 2018.

Cos’è il ticket di licenziamento?

Per chi non lo sapesse il ticket licenziamento è quel contributo a carico delle aziende e dei datori di lavoro introdotto dalla cosiddetta Riforma Fornero (legge 92/2012). È dovuto in tutti i casi in cui c’è un’interruzione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato, ad eccezione di quando è il lavoratore a presentare le dimissioni.

L’impresa non è dovuta al pagamento del ticket per il licenziamento neppure nel caso di risoluzione consensuale del contratto di lavoro.

Questo ha preso il posto dell’indennità di mobilità dal 1°gennaio 2017 ed ha un duplice obiettivo:

  • finanziare la Naspi, l’indennità di disoccupazione che l’INPS, salvo eccezioni, riconosce a chi perde il proprio lavoro;
  • scoraggiare i licenziamenti.

Il datore di lavoro quindi non ha più l’obbligo di pagare la tassa per l’iscrizione del dipendente che ha perso il lavoro, ma deve versare all’INPS un contributo per finanziare una eventuale indennità di disoccupazione – Naspi – spettante al neo disoccupato. 

Contributo che va pagato in un’unica soluzione entro il 16° giorno del secondo mese successivo all’interruzione del rapporto lavorativo con un importo variabile – come vedremo meglio di seguito – in base all’anzianità di servizio del dipendente.

Quando si paga

Il ticket di licenziamento va pagato quando il dipendente licenziato ha diritto all’indennità Naspi.

Ricordiamo che questa spetta ai lavoratori che perdono il loro impiego per cause esterne alla loro volontà; non hanno diritto all’indennità di disoccupazione quindi coloro che si dimettono dal lavoro, ad eccezione che si tratti di dimissioni per giusta causa.

Nel dettaglio, i datori di lavoro sono obbligati a pagare questo contributo nei seguenti casi:

  • licenziamento per crisi finanziaria dell’impresa;
  • licenziamento per giusta causa;
  • licenziamento per giustificato motivo oggettivo o soggettivo;
  • licenziamento del lavoratore con contratto a chiamata;
  • licenziamento collettivo, in assenza di un accordo sindacale;
  • mancata trasformazione del contratto di apprendistato in contratto a tempo indeterminato;
  • dimissioni per giusta causa;
  • dimissioni della dipendente in maternità;
  • risoluzione consensuale con conciliazione obbligatoria effettuata presso la Direzione territoriale del lavoro.

È bene precisare che la riforma Fornero stabilisce che il datore di lavoro ha il dovere di versare il ticket di licenziamento nei casi appena indicati, indipendentemente dal fatto che il dipendente poi usufruisca o meno della Naspi.

Ma il ticket di licenziamento non è sempre dovuto. Ad esempio, non va versato quando si licenzia un collaboratore domestico, un operaio agricolo o un operaio extracomunitario stagionale.

I datori di lavoro sono esenti dal versamento di questo contributo anche qualora sia il lavoratore a dimettersi, oppure se la fine del rapporto lavorativo avviene per la scadenza di un contratto a tempo determinato. Non è dovuto neppure nel caso di decesso del dipendente. 

Infine, l’esenzione riguarda anche i licenziamenti avvenuti per cambio d’appalto (ad esempio per le imprese di polizia) e per fine cantiere nel settore edile.

Calcolo

Così come l’indennità di disoccupazione Naspi, anche per il calcolo del ticket di licenziamento bisogna fare riferimento all’anzianità.

L’attuale normativa confermata per il 2018 prevede che il datore di lavoro debba pagare il 41% del massimale mensile Naspi per ogni 12 mesi di anzianità del dipendente negli ultimi tre anni.

Quindi, considerando che il massimale Naspi per il 2018 è pari a 1.208,15 euro, il contributo dovuto dal datore di lavoro è di 495,34 euro euro per gli ultimi 12 mesi di impiego, per un importo massimo – per i rapporti lavorativi pari o superiori ai 36 mesi – che non supera i 1.486,02 euro.

Per il licenziamento collettivo da parte delle aziende rientranti nella GIGS l’importo del ticket dal 2018 va calcolato con un’aliquota maggiorata dell’82% (990,68€ per le prime 12 mensilità, 2.972,04 euro per tre anni).

Inoltre, in mancanza di un accordo sindacale questo va moltiplicato per tre; quindi, in tal caso per i 36 mesi l’importo massimo è di 8.916,12 euro per ciascun lavoratore.

Come specificato dall’INPS nella circolare 44/2013, però, se un lavoratore ha un’anzianità aziendale differente da 12, 24 e 36 mesi il contributo va rideterminato in maniera proporzionale al numero di mesi di servizio.

Il Direttore Rete Veneto Eccellenze