Mentre il Governo ci rincuora con aumenti di Tasse, dando il contentino a pochi eletti a reddito fisso, con un aumento di 240,00 euro all’anno, il paese è in piena stagnazione economica e non abbiamo alcuna prospettiva di uscirne.
Il contesto internazionale nel quale l’Italia è collocata, a cominciare da quello mediterraneo, si fa sempre più complicato, fino al punto da mettere in discussione le storiche solidarietà geopolitiche, persino quella atlantica, al cospetto di un’Europa deplorevolmente assente.
Questo scenario così preoccupante rende, per contrasto, ancor più desolante il già avvilente comportamento della nostra politica, tutta attestata in guerre intestine, peraltro per un potere che si fa ogni giorno di più solo formale quando non addirittura virtuale, frutto esclusivo della rappresentazione mediatica.
Le dinamiche interne al governo e alle forze della maggioranza e la pur necessaria discussione sulla legge elettorale, sono la degna conferma dell’assoluta povertà, culturale prima ancora che politica, che caratterizza il dibattito e l’agire politico. E non c’è ambiente sociale in cui questo giudizio non sia condiviso e non generi sfiducia e scoramento.

Ma va detto chiaro e tondo – e a maggior ragione da chi, come noi, non lesina giudizi critici – che la lamentela non può essere l’unico registro reattivo.
Occorre, invece, che le forze vive della società – le Associazioni di Categoria Datoriale per prime – trovino il coraggio di rimboccarsi le maniche e generino quelle proposte che possono far divampare la reazione all’ineluttabilità del declino.
Le confederazioni dei datori di lavoro, Casartigiani in testa, devono chiamare a raccolta le componenti sociali che concorrono a tenere a galla il Paese, a cominciare dai lavoratori e le organizzazioni sindacali che li rappresentano, e spingere le istituzioni a darsi traguardi di medio-lungo periodo che consentano di riqualificare il profilo strategico del Paese ormai sbiadito. Non abbiamo e non dobbiamo avere ambizioni di surroga, ognuno deve assolvere al Suo ruolo, ma con la determinazione di chi sa che ha una responsabilità sociale ben più grande dei confini degli interessi che rappresenta.

Certo, è dura sperare che questa accada proprio mentre la congiuntura ci segnala che diminuisce fortemente la domanda di credito alle banche e conseguentemente le erogazioni di prestiti, nonostante i tassi d’interesse siano al minimo storico, e che le imprese i soldi li chiedono non per fare investimenti ma solo per ristrutturare il debito e per far funzionare il capitale circolante. E quelle società cui il denaro non manca perché sono profittevoli e capaci di autofinanziamento, sono comunque restie ad investire, se è vero, dai dati Europei e BCE, che il livello dei depositi in conto corrente delle società che svolgono attività non finanziarie è in continuo aumento, tanto che negli ultimi otto anni la liquidità depositata è addirittura raddoppiata.

Questo significa che gli imprenditori hanno tirato i remi in barca.

Non ci interessa soccombere, non dobbiamo predisporre uno “sciopero silenzioso” contro la politica, perché questa genera incertezza mettendo i bastoni tra le ruote, allontana gli investitori e crea disaffezione.

D’altra parte, se la politica ha le sue colpe, non è che gli imprenditori o per meglio dire le Associazioni di Rappresentanza non ne abbiano.

Occorre che la rappresentanza, perché sia efficace e risulti convincente nella dialettica con le istituzioni e la politica, sia esercitata da Associazioni, possibilmente riconosciuti a livello internazionale e privi di qualsivoglia riflesso condizionato verso tutti i poteri, visibili e invisibili.
Inoltre, occorre evitare che si formi una “casta”, gente che considera la rappresentanza associativa un mestiere o un trampolino per poi gettarsi nella mischia politica con una visibilità già acquisita o per conquistare posizioni di potere altrove, dai board delle banche (anche se oggi meno appetiti per le note vicende che hanno reso scomodo sedere in certi consigli di amministrazione) ai vertici delle grandi partecipate pubbliche.

Mentre è più che mai necessario, e non solo per Casartigiani ma anche e soprattutto per l’intero sistema associativo imprenditoriale, che questa scelta segni una forte discontinuità e riconsegni alle confederazioni il perduto ruolo di protagonista numero uno dei corpi sociali intermedi.

Delle Associazioni Datoriali autorevoli e di prestigio darebbero agli imprenditori italiani prima di tutto la voglia di tornare a investire e a credere nel futuro, poi la forza di spingere i sindacati dei lavoratori, o le loro componenti più moderne ed avanzate, a condividere un piano di rilancio dell’economia e infine, insieme, di costringere la politica a tenere il loro passo.

Senza pretendere, si badi bene, di fare a meno della politica o di surrogarla siamo contrari al ritorno di quelle pulsioni che all’inizio degli anni Novanta spinsero gli imprenditori a sostituirsi alla politica e si potessero, in termini autoreferenziali, proporre come gli “uomini del fare” a governare il paese. Crediamo che grazie a questo ne nacquero conseguenze di delegittimazione delle istituzioni, processi politici regolati per mano della magistratura, fine dei partiti e nascita dei leaderismi, ubriacatura maggioritaria di cui ancora oggi paghiamo un prezzo altissimo.

In un paese ben funzionante, l’indirizzo strategico che deve rispondere alle domande di chi siamo, dove siamo e dove vogliamo andare, dove nascere dal fecondo confronto delle forze politiche, che si dovrebbero distinguere tra loro proprio per le diverse impostazioni strategiche salvo la comune volontà di darlo al sistema-paese un indirizzo strategico.

Sta a loro poi confrontarsi per poi raccogliere il contributo delle forze sociali e culturali e infine essere offerto al giudizio dei cittadini. Visto che viviamo in una Repubblica incompiuta che funziona poco e male e che di normale non ha più nulla, occorre che la necessità di predisporre e condividere un piano di rilancio venga suggerita con forza e capacità di convincimento da quelle parti sociali che più di altre pagano il prezzo alto, sempre più alto, della deriva “presentista”.

Questo sforzo lo farà la Rete di Associazioni Veneto Eccellenze. Nelle prossime settimane produrremmo un progetto economico e sociale che parte dai nostri territori per aprirsi ai livelli nazionali.

Il Direttore Generale Rete di Associazioni Veneto Eccellenze