Se vince, il duo europeo, ci arrivano soldi, ma anche vincoli che spariglieranno le carte della nostra politica, ma anche la carta visco e Bankitalia sta portando alla ricetta per il rilancio dell’Italia, ora tocca alle parti sociali e a rete imprese Italia (l’associazione delle associazioni delle micro, piccole e medie imprese) a rimettere in moto le energie del paese, rete Veneto eccellenze – casartigiani padova e polesine e’ pronta

Mentre l’Italia ha riaperto i battenti, da oggi 1 Giugno la circolazione sarà ancora più semplice e aperta a tutte le categorie produttive e commerciali, anche se è ancora ben lontana dal rilancio tanto decantato da Conte, non avendo minimamente idea su quali basi strategiche dovrebbe avvenire; sulla scena politica, ancora una volta, ci arriva dall’Europa, e in particolare dai tanto vituperati Merkel e Macron con un aiuto inaspettato.

Un momento di verità!

Una ricetta per il rilancio!

Si potrebbe sintetizzare così il senso della relazione del Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, in occasione dell’assemblea annuale, che quest’anno è caduta in un momento senza precedenti non solo per gli effetti diretti della pandemia e delle sue non meno drammatiche conseguenze economiche e sociali, ma anche perché mai come in questa circostanza l’Italia si trova davanti ad un bivio:

  • o trova le energie morali e intellettuali per trasformare il dramma in opportunità e si produce in un cambiamento epocale,
  • oppure sprofonda in una deriva di tipo argentino dalla quale sarà difficile risollevarsi. Per questo occorre che qualcuno dica la verità al Paese.

E Visco ha avuto il doppio merito di farlo senza infingimenti e di riuscire nello stesso tempo a guardare in faccia i problemi per come sono, evitando di girarsi dall’altra parte come fanno tutti, promettendo elargizioni da elemosine per sfamare il popolo con brioche che sanno da mezza truffa da 600 euro.

E a tenere a mente i punti di forza, che pure ci sono, ma finiscono sommersi nel gioco delle polemiche infinite e delle reciproche delegittimazioni generate dall’odio politico e da quello sociale.

Tra i tanti passaggi della sua relazione, quello che meglio racchiude le sottolineature delle debolezze è laddove, dopo aver evidenziato che:

  • “il Governo prevede per il 2020 un disavanzo pari al 10,4% del Pil e un aumento del peso del debito pubblico sul prodotto di 21 punti percentuali, al 156 %”,
  • e aver indicato una forchetta tra il 9% e il 13% di possibile entità della recessione, dice che:
  • “un lascito così pesante impone una presa di coscienza della dimensione delle sfide di fronte a noi. L’economia italiana deve trovare la forza di rompere le inerzie del passato e recuperare una capacità di crescere che si è da troppo tempo appannata. Nonostante le profonde ferite della crisi e le scorie non ancora assorbite di quelle precedenti, le opportunità in prospettiva non mancano; il Paese ha i mezzi per coglierle”.

Coglierle, già, le risorse grazie all’Europa non mancano, seppure a debito compreso quel  fondo perduto del Recovery Fund, tanto agognato da Conte e vituperato da altri che invocano il Piano Marshall, che poi, come ricordo su altri articoli sono la stessa cosa ma fa chic parlare in inglese o ricordare “che si stava meglio quando si stava peggio”, ma che prima o poi andrà rimborsato se non si vuole finire in default e pure le potenzialità ci sono, specie se si considera che fin qui abbiamo conservato un livello di benessere invidiabile nonostante che ogni italiano che lavora ne mantenga altri due.

Ma questo non basta occorrono le idee e le energie giuste per risalire la china!

Ed è per questo che Visco sfodera il passaggio politicamente più significativo della sua relazione:

  • “Serve un nuovo rapporto tra Governo, imprese dell’economia reale e della finanza, istituzioni, società civile; possiamo non chiamarlo, come pure è stato suggerito, bisogno di un nuovo “contratto sociale”, ma anche in questa prospettiva serve procedere a un confronto ordinato e dar vita a un dialogo costruttivo”.

Concetto non diverso da quello espresso da me nelle mio primo articolo dopo inizio pandemia, quando richiedevo al ceto politico e al governo Veneto in particolare, sostenevo che:

  • “occorre approfittare della crisi per fare mettere attorno ad un tavolo tutti per produrre quelle riforme strutturali indispensabili per il Veneto ma soprattutto per l’Italia altrimenti si muore”.

Certo, bisogna però passare dagli auspici e dalle rivendicazioni, a qualcosa di più concreto.

Certo che non serve pescare da frasi di noti economisti come John Maynard Keynes che, al cospetto della seconda guerra mondiale, scriveva:

  • “… la migliore garanzia di una conclusione rapida è un piano che consenta di resistere a lungo … un piano concepito in uno spirito di giustizia sociale, un piano che utilizzi un periodo di sacrifici generali non come giustificazione per rinviare riforme desiderabili, ma come un’occasione per procedere più avanti di quanto si sia fatto finora verso una riduzione delle disuguaglianze ……… Come pagare il costo della guerra”, questo lo sosteneva nel febbraio 1940.

Questo è un monito ai politici Italiani e Veneti per una scelta significativa, per cui spendere le risorse comunitarie per combattere la crisi, specie se si associa all’ammonimento dei paesi del Nord Europa per cui i nostri ritardi rispetto alle economie nostre competitor non possono essere colmati con un aumento della spesa pubblica se non se ne accresce l’efficacia e se non si interviene sulla struttura dell’economia. Una frase che andrebbe sottoscritta con buona pace dei finti keynesiani che non avendolo letto gli attribuiscono l’idea che deficit e debito si possano fare sempre e comunque, a prescindere.

Dalla Rete di Imprese per l’Italia (Confcommercio, Confartigianato, CNA, Confesercenti e Casartigiani), invece, ci attendiamo qualcosa di più del grido di dolore e della rappresentanza degli interessi degli imprenditori.

La lamentela, per quanto motivata, non può essere l’unico registro reattivo!

Sia chiaro, negli ultimi anni le Associazioni di Categoria Confindustria in testa, al cospetto dei governi ha belato e ha cercato, senza riuscirci più di tanto, di spuntare qualche piccola mediazione di bassa cucina.

Ma qui occorre andare oltre!

Bisogna che gli imprenditori, proprio perché hanno il giudizio che hanno su questo Governo come pure sul sistema politico nel suo insieme, promuovano un’iniziativa che tenda a dettare l’agenda, riempiendo quel vuoto che denunciamo esserci nella politica.

Non si tratta né di urlare sognare “fatevi da parte che ci pensiamo noi”, una specie di riedizione dell’idea che fu dell’inizio degli anni Novanta della Confindustria che si voleva sostituire al Governo Amato, né di coltivare ambizioni surrogatorie della politica, agendo dall’esterno come corpo separato della politica, ne abbiamo già uno che basta e avanza con la Magistratura.

Occorre, invece, che le nostre energie imprenditoriali mobilitino una CONCERTAZIONE tra Politica (di maggioranza e minoranza), Corpi Amministrativi dello Stato ANCI, PROVINCIE, REGIONI, UNIOCAMERE, OO.SS. e se stessi e tutte le altre forze vive della società, che sono tante e di assoluto rilievo, affinché trovino la voglia e il coraggio di rimboccarsi le maniche e generino quelle scintille che possono far divampare il fuoco della reazione di fronte ad una crisi che può davvero cambiare, in peggio, il corso della nostra storia, come scrive Enrico Cisnetto nelle pagine di “Terza Repubblica”.

La CONCERTAZIONE serve per ridare una prospettiva all’Italia, proprio come fu nel secondo dopoguerra.

Le Associazioni di categoria con Rete di Imprese Italia e le altre confederazioni dei datori di lavoro devono chiamare a raccolta le componenti sociali che concorrono a tenere a galla il Paese, a cominciare dai lavoratori e le organizzazioni sindacali che li rappresentano, e spingere le istituzioni a darsi quei traguardi di medio-lungo periodo che sono gli unici che possono dare una risposta solida ai problemi strutturali sollevati dalla crisi.

Ma anche una risposta convincente all’Europa per l’intesa come Commissione Ue e alla Merkel e Macron ed ai paesi del Nord Europa che hanno espresso la volontà politica di tenerci dentro l’Eurosistema, ma non senza chiederci di firmare un vero e proprio patto di sangue.

Non regole stringenti, o vincoli soffocanti, ma un patto politico su cosa fare e come utilizzare le risorse che ci verranno assegnate. In altre parole, sulle riforme strutturali che per colpa esclusivamente nostra non abbiamo mai fatto.

La verità è che il Paese è vittima di una insanabile contraddizione:

  • da un lato avrebbe assolutamente bisogno di un governo all’altezza delle sfide tremende che ha di fronte o se vogliamo metterla giù più in maniera più positiva, delle opportunità di straordinario cambiamento che questa emergenza dischiude;
  • e dall’altro non si può permettere una crisi di governo in questo momento, senza uno sbocco immaginabile e senza la praticabilità delle elezioni anticipate.

La domanda, a questo punto è: ma c’è una possibile quadratura di questo maledetto cerchio?

Forse sì, e ce la offre l’Europa!

Vi ricordate la lettera dalla Bce di Draghi al governo Berlusconi in cui si dettava l’agenda delle cose da fare?

In tutti i casi questi processi, sufficientemente visibili, vanno considerati come positivi.

C’è bisogno di ridurre il peso delle componenti populiste e sovraniste, siano esse al governo che all’opposizione e, di conseguenza, unire le forze più ragionevoli.

Certo, ci sarebbe anche bisogno di sangue nuovo e diverso nelle vene della nostra politica, ma certo che la CONCERTAZIONE ci consente di recuperare al più presto i punti di pil con un programma di governo che ci porti almeno al quel fatidico 10%, un impegno di 2-3 anni mostruoso, considerato che ci siamo abituati a muoverci tra stagnazione e al massimo fragili ripresine dal 2008. Per farlo abbiamo bisogno di forze che siano disposte a costruire il loro consenso su quei progetti di sviluppo e non sulla distribuzione assistenziale di risorse che non abbiamo, oltre che avere idea di come fare, e cioè dotato di una cultura politica solida e non solo mediatica da social.

Speriamo che l’Europa ci aiuti anche in questo, non posso che unirmi al coro di Enrico Cisnetto “Forza Merkel, grazie Macron”, se tutti comprenderanno la sfida che ci attende Casartigiani Padova e Polesine e tutta la Rete di Associazioni è PRONTA.

Il Direttore Generale di Rete Veneto Eccellenze