Riforma pensioni: il governo spinge per la Quota 100 ma, per finanziare la misura, potrebbe essere sacrificata l’Ape Social. Uil preoccupata.

Con l’arrivo di settembre entra nel vivo la discussione in merito alla legge di bilancio 2019. Questa settimana infatti si terranno una serie di incontri in seno alla maggioranza per cercare di capire come si andrà a muovere il governo Conte.

Oltre alla Flat Tax e al Reddito di Cittadinanza, il terzo grande tema che sarà affrontato è quello della riforma delle pensioni, con Lega e Movimento 5 Stelle che vogliono inserire nella Finanziaria dei provvedimenti per iniziare a superare la legge Fornero.

Non sarà facile però per la maggioranza carioca trovare la quadratura del cerchio. Oltre a delle distanze di fondo, come per esempio sul taglio alle pensioni d’oro dove alla fine la Lega dovrebbe dare il disco verde accontentando così i 5 Stelle, c’è anche la questione delle coperture economiche da dover trovare.

La volontà del governo è quella di far partire dal 2019 il meccanismo della Quota 100, che potrebbe essere modulata in base alla tipologia di lavoro. Per coprire i costi però si parla di un possibile sacrificio dell’Ape Social, con la UIL che subito ha messo in guardia la maggioranza sui probabili effetti controversi.

La coperta è corta ma questo si sapeva, tanto che nella maggioranza c’è anche chi vorrebbe uno sforamento del tetto del 3% per avere così un ben più ampio margine di manovra nella legge di bilancio 2019.

Con il governo Gentiloni che nell’ultima Finanziaria aveva tenuto la soglia del deficit allo 0,8%, il sentore è che l’attuale esecutivo giallo-verde possa alzare l’asticella fino all’1,5%, ottenendo così una decina di miliardi da poter spendere.

La partita naturalmente si giocherà con Bruxelles ma, per rispettare i tanti impegni presi nel contratto di governo, da qualche parte Lega e Movimento 5 Stelle dovranno trovare le coperture economiche necessarie.

Un discorso questo che naturalmente vale anche per la riforma delle pensioni che dovrebbe contenere due punti. Il primo è il taglio alle pensioni d’oro, con il ricalcolo degli assegni superiori ai 4.000 euro netti con il sistema contributivo che dovrebbe servire, nelle intenzioni, ad aumentare le pensioni minime.

Difficile però che dal taglio possano arrivare le risorse sufficienti per innalzare da 450 euro a 750 euro le pensioni minime, visto che dalla sforbiciata agli assegni d’oro potrebbero arrivare al massimo 500 milioni, 300 secondo le stime di Alberto Brambilla.

Proprio Brambilla, docente molto vicino a Salvini e alla Lega, ha parlato nel suo report anche del secondo punto in agenda in materia previdenziale: la Quota 100. Secondo il professore, per far partire questo sistema occorrerebbero inizialmente circa 3,5 miliardi.

Il problema però è che, anche se il governo dovesse decidere di alzare la soglia del deficit nella legge di Bilancio, per la riforma delle pensioni e quindi per la Quota 100 non dovrebbero essere destinati più di 2,5 miliardi.

Dove prendere quindi il miliardo mancante? La soluzione suggerita sempre da Brambilla e al vaglio del governo potrebbe essere quella di uno stop, magari parziale, al finanziamento dell’Ape Social.

L’allarme della UIL

Sulle colonne del Corriere della Sera Alberto Brambilla ha spiegato che l’Ape Social costa 1,8 miliardi l’anno, soldi questi che potrebbero essere utilizzati per far partire la Quota 100. Una prospettiva che però non piace per niente alla UIL.

Secondo il sindacato così facendo si provocherebbe un vasto ritardo alla pensione per molti italiani. Si fanno gli esempi quindi di un disoccupato di 63 anni che con l’Ape Social potrebbe andare in pensione con 30 anni di contributi e che dovrebbe aspettare, senza tutele, i 67 anni per accedere alla pensione di vecchiaia.

Oppure un lavoratore con una disabilità o che assiste un familiare disabile, oggi potrebbe accedere all’Ape Social con 30 anni di contribuzione maturata a 63 anni di età. Con solo la Quota 100 dovrebbe lavorare invece per altri 3 anni e 6 mesi, fino al compimento di 66 anni e 6 mesi con un anticipo sulla pensione di vecchiaia attuale di soli 6 mesi.

Per introdurre la Quota 100 quindi potrebbe essere sacrificata l’Ape Social per ragioni di bilancio. Una scelta questa che per la UIL potrebbe essere controproducente e controversa, visto che si andrebbe a penalizzare molti cittadini appartenenti alle fasce più deboli come i lavoratori disabili oppure i disoccupati.

Il Direttore Rete Associazioni Veneto Eccellenze