Reddito di cittadinanza: pubblicata la circolare 43/2019 dell’Inps con tutte le informazioni su requisiti, modalità per il calcolo e richiesta del contributo destinato alle famiglie che versano in una condizione di difficoltà.

Reddito di cittadinanza: dopo più di due settimane dall’avvio, l’Inps ha pubblicato la circolare esplicativa con tutto quello che c’è da sapere sul funzionamento di questa misura.

Ricordiamo che il reddito di cittadinanza, disciplinato dal decreto legge 4/2019 è una misura per il sostegno delle famiglie che si trovano in una condizione disagiata, finalizzato nel contempo al reinserimento nel mondo del lavoro e all’inclusione sociale.

La circolare Inps 43/2019 – che potete scaricare di seguito – ci dà le informazioni necessarie sul reddito di cittadinanza, specificando requisiti, adempimenti, modalità di richiesta e calcolo dell’importo. La stessa circolare ci ricorda che da marzo 2019 non è più possibile fare la richiesta del REI, sostituito appunto dal reddito di cittadinanza.

Circolare Inps 43/2019 (Reddito e pensione di cittadinanza)

Clicca qui per scaricare la circolare Inps esplicativa del funzionamento del reddito e della pensione di cittadinanza, con tutte le istruzioni operative per calcolo e richiesta del contributo.

Questa circolare arriva nel giorno in cui l’Inps ha anche reso disponibile il servizio con il quale i richiedenti del reddito di cittadinanza possono monitorare lo stato della domanda; un servizio molto utile per gli oltre 600mila nuclei familiari che ad oggi ne hanno fatto richiesta e aspettano speranzosi l’esito dell’istanza.

Non tutte le richieste per il RdC però saranno accolte: in molti, infatti, hanno fatto domanda per il reddito di cittadinanza senza soddisfare i requisiti, ecco perché in sede di valutazione l’Inps respingerà la loro istanza. L’esito delle domande per il reddito di cittadinanza, comunque, sarà noto solamente tra qualche giorno; nel frattempo è bene ricordare come funziona questa misura, così da non perdere tempo nel presentare una domanda che con ogni probabilità verrà respinta.

A tal proposito ecco una guida utile – realizzata con le informazioni prese dal sito ufficiale del RdC e dalla guida Inps dedicata -per chiarire ogni aspetto del RdC.

In questa guida trovate tutte le informazioni necessarie per non commettere errori; dai requisiti per farne richiesta ai moduli da compilare per la domanda, nonché sulle istruzioni necessarie per calcolarne l’importo.

REDDITO DI CITTADINANZA (RDC)

Informazioni generali

Come si legge nella guida Inps, il reddito di cittadinanza – denominato anche come RdC – rappresenta un sostegno per le famiglie in difficoltà che nel contempo mira al reinserimento nel mondo del lavoro e all’inclusione sociale dei componenti del nucleo familiare che ne hanno bisogno.

Il beneficio economico – che consiste in un’integrazione mensile del reddito familiare – è accreditato mensilmente su una nuova carta prepagata realizzata da Poste Italiane (appartenente al circuito MasterCard) diversa da quelle rilasciate per altre misure di sostegno: la cosiddetta “CartaRdc”.

Spetta sia agli italiani che agli stranieri, purché residenti in Italia da almeno 10 anni (di cui gli ultimi due in maniera continuativa); ci sono poi delle norme ad hoc per i disabili, mentre per gli Over 67 questo acquista il nome di pensione di cittadinanza.

Per mantenere il diritto al reddito di cittadinanza bisogna rispettare quelle che Di Maio ha rinominato come le “norme anti-divano” con la sottoscrizione, a seconda dei casi, di un Patto per il lavoro, di un Patto per la formazione o di un Patto per l’inclusione sociale con il centro per l’impiego. Per chi non lo fa le sanzioni possono essere molto severe, mentre in caso di falsa dichiarazione si può andare persino in carcere.

Capire il funzionamento del reddito di cittadinanza, comunque, non è difficile: a tal proposito, di seguito trovate una guida contenente tutti i punti focali della misura con le relative spiegazioni. Per maggiori informazioni, invece, vi invitiamo a consultare le nostre guide specifiche sul RdC che trovate nella rubrica dedicata al reddito di cittadinanza.

Cos’è il reddito di cittadinanza?

Il reddito di cittadinanza non è altro che uno strumento di sostegno economico rivolto alle famiglie con un reddito inferiore alla soglia di povertà.

A queste famiglie il reddito percepito verrà integrato di una certa somma fino ad arrivare ad una determinata soglia, variabile a seconda della composizione del nucleo familiare.

Lo stesso vale per gli over 67: questi infatti dovrebbero avere un reddito familiare non inferiore ai 7.560€ (moltiplicato per il parametro di equivalenza) per condurre una vita dignitosa: di conseguenza il reddito verrà integrato fino a quando l’assegno non raggiungerà la soglia suddetta. Per maggiori informazioni in merito potete consultare la nostra guida sulla pensione di cittadinanza.

Il reddito di cittadinanza però non è una sola misura assistenziale; oltre al contributo mensile, infatti, il beneficiario deve sottoscrivere un accordo con il centro per l’impiego accettando di frequentare dei corsi di formazione, di partecipare a dei lavori socialmente utili e di accettare almeno una delle tre offerte di lavoro che gli verranno presentate; in caso di mancato rispetto di questi obblighi si perde il diritto al reddito di cittadinanza.

Di reddito di cittadinanza se ne parla dal lontano 18° secolo; un reddito uguale per tutti, non soggetto ad alcuna condizione. In Italia se ne è cominciato a discutere con l’ascesa politica del Movimento 5 Stelle che lo ha presentato nel proprio programma elettorale del 2013.

In realtà c’è da dire che quello del Governo Conte è un progetto che non presenta le caratteristiche del reddito di cittadinanza, poiché è più affine a quello del reddito minimo garantito.

Infatti, nella concezione del Governo questa misura è utile per garantire un sostegno economico ai soggetti che vivono al di sotto della soglia di povertà. Il reddito di cittadinanza, invece, dovrebbe essere garantito indistintamente a tutti i cittadini, anche quelli appartenenti alle fasce più alte. Ecco perché è più corretto parlare di reddito minimo garantito.

Requisiti e beneficiari

È l’articolo 2 del decreto 4/2019 che ha introdotto il Rdc ad indicare i requisiti necessari per beneficiare di questa misura di contrasto alla povertà.

Nel dettaglio, qui si legge che i beneficiari devono:

  • essere in possesso della cittadinanza italiana, oppure cittadini di uno Stato membro UE. È riconosciuto anche agli stranieri in possesso di regolare permesso di soggiorno;
  • aver risieduto in Italia per almeno 10 anni, di cui gli ultimi 2 anni in maniera continuativa;
  • avere un ISEE inferiore a 9.360€;
  • avere un patrimonio immobiliare (nel quale non è compresa la casa d’abitazione) inferiore a 30.000€;
  • avere un patrimonio mobiliare inferiore a 6.000€. Questo limite è innalzato di 2.000€ per ogni componente familiare successivo al primo (fino ad un massimo di 10.000€). Vi è poi un incremento di 1.000€ per ogni figlio successivo al secondo, e di 5.000€ in caso di presenza di una persona con disabilità nel nucleo familiare;

Non hanno diritto al reddito di cittadinanza, invece:

  • i nuclei familiari dove un componente sia in possesso di auto o moto immatricolati nei 6 mesi precedenti alla richiesta del RdC, nonché di auto di cilindrata superiore ai 1.600 cc e moto di cilindrata superiore ai 250 cc immatricolati negli ultimi 2 anni (clicca qui per approfondire);
  • i nuclei familiari dove un componente sia in possesso di navi e imbarcazioni da diporto;
  • i soggetti che si trovano in stato detentivo per tutta la durata della pena;
  • nuclei familiari dove uno dei componenti risulti essersi dimesso dal lavoro nei 12 mesi antecedenti al momento della domanda (ad eccezione delle dimissioni per giusta causa).

Non ci sono invece limitazioni per la Naspi; come si legge nell’ultimo comma dell’articolo 2 del decreto, infatti, il RdC è compatibile con l’indennità di disoccupazione.

C’è da fare un’ulteriore precisazione: il nucleo familiare se soddisfa i suddetti requisiti economici ha diritto al reddito di cittadinanza anche nel caso in cui tutti i componenti siano lavoratori.

Gli importi del reddito di cittadinanza

Il reddito di cittadinanza non ha un importo fisso; varia, infatti, in base alla situazione economica della famiglia che lo richiede. Nel dettaglio, come specificato nell’articolo 3 del decreto, il beneficio economico si compone di due differenti elementi:

  • integrazione fino a 6.000€ (annui) del reddito familiare;
  • integrazione pari all’ammontare del canone annuo di locazione (fino ad un massimo di 3.360€ annui) per le famiglie che sono in affitto. È prevista poi un integrazione (ma fino ad un massimo di 1.800€ annui) per i nuclei familiari che risiedono in un’abitazione di proprietà ma per la quale è stato contratto un mutuo.

Per quanto riguarda l’integrazione del reddito familiare in presenza di più componenti questo viene moltiplicato per il corrispondente parametro della scala di equivalenza, ovvero:

  • +0,4 per ogni componente familiare maggiorenne successivo al primo;
  • +0,2 per ogni componente minorenne.

Questo può essere incrementato fino ad un massimo del 2,1.

Il beneficio economico complessivamente non può superare i 9.360€ annui, ossia i famosi 780€ mensili (anche questa soglia va moltiplicata per il corrispondente parametro della scala di equivalenza).

Questo, invece, non può essere inferiore ai 480€ annui (clicca qui per le istruzioni per il calcolo del reddito di cittadinanza).

Durata e tempistiche del reddito di cittadinanza

Questo spetta all’interessato per tutto il periodo in cui ne soddisfa i requisiti. La misura, però, non può avere una durata superiore ai 18 mesi.

Vi è la possibilità di rinnovarla; in tal caso, però, il beneficio viene comunque sospeso per un mese. È bene sottolineare che qualsiasi variazione della condizione occupazionale da parte di uno o di più componenti del nucleo familiare (quindi sia in caso di assunzione che qualora si intraprenda una nuova attività come autonomi) va comunicata all’Inps entro 30 giorni, pena la decadenza del beneficio.

Per quanto riguarda le tempistiche, invece, sappiamo – come riportato in anteprima dalla Consulta dei CAF – che per ricevere un responso bisognerà attendere circa un mese; l’Inps, infatti, dovrebbe comunicare l’esito della domanda entro gli ultimi giorni del mese successivo a quello in cui è stata inoltrata la richiesta.

Successivamente, in caso di accoglimento dell’istanza, si riceve la convocazione da parte di Poste Italiane per il rilascio della carta acquisti e del PIN per utilizzarla; le prime somme riconosciute a titolo di integrazione del reddito familiare, invece, saranno accreditate nei primi giorni del secondo mese successivo a quello di presentazione della domanda (clicca qui per saperne di più).

Quindi, per chi presenta la domanda per il reddito di cittadinanza entro il 31 marzo 2019 le tempistiche dovrebbero essere le seguenti:

  • verso la fine di aprile si riceverà una risposta dall’Inps, comunicata tramite e-mail o per mezzo di SMS;
  • nei primi giorni di maggio ci sarà l’accredito sulla carta RdC.

Moduli per la domanda del reddito di cittadinanza

Ci sono tre diverse modalità per presentare la domanda per il reddito di cittadinanza:

  • modalità cartacea: presso gli uffici postali utilizzando il modello di domanda predisposto dall’Inps. La domanda si può presentare dal 5° giorno successivo di ogni mese;
  • Centri di Assistenza Fiscale (CAF).

Per la domanda c’è un solo modulo da presentare: questo è denominato con il codice SR180 ed è lo stesso che si utilizza anche per la richiesta della pensione di cittadinanza.

Modulo SR180 (Domanda RdC/PdC)

Clicca qui per scaricare il modello SR180, da compilare per fare domanda del reddito di cittadinanza.

Tuttavia, l’Inps ha messo a disposizione altri due modelli integrativi alla domanda per il reddito di cittadinanza:

  • modulo SR182 (RdC/PdC Com-Ridotto): da utilizzare quando uno (o più) dei componenti del nucleo familiare abbia iniziato un’attività lavorativa prima dell’invio della domanda del reddito di cittadinanza e che questa non sia indicata nell’ISEE. Nel dettaglio, per le DSU presentate tra il 1° gennaio e il 31 agosto 2019 va compilato per le attività lavorative (sia come subordinato che da autonomo) successive al 1° gennaio 2017;
  • modulo SR181 (modello Esteso): da compilare quando la variazione della condizione lavorativa di uno dei componenti del nucleo familiare sia successiva alla presentazione della domanda del reddito di cittadinanza. Questo va utilizzato anche per segnalare eventuali dimissioni volontarie dal lavoro, o anche per la sopravvenienza di componenti in stato detentivo o ricoverati in istituti di cura (ovvero la cessazione dello stato detentivo o di ricovero).

Oltre ai moduli necessari ai fini della domanda non occorre ulteriore documentazione; al momento della richiesta, infatti, è sufficiente aver presentato la DSU, dal momento che sarà l’Inps ad associare l’ISEE alla domanda.

Una volta ricevuta la domanda l’Inps ha tempo 5 giorni per valutare il possesso dei requisiti richiesti utilizzando le banche dati a disposizione; in caso di accettazione della richiesta, il beneficio economico sarà erogato attraverso la carta RdC.

Si tratta di una carta acquisti realizzata da Poste italiane con un limite di prelievi in contanti di 100€ al mese (questo è moltiplicato per il parametro di scala di equivalenza) e con l’obbligo di spendere tutto il contributo entro il mese di erogazione; in caso contrario viene sottratto il 20% dell’importo residuo.

Sono vietate, inoltre, le spese per beni e servizi riferiti al gioco d’azzardo o che portano alla ludopatia.

Dopo aver presentato la domanda e ricevuta la comunicazione di accoglimento bisognerà attendere la comunicazione di Poste Italiane così da prendere un appuntamento per il ritiro della Carta Rdc e del relativo PIN. Ci sarà una sola Carta per famiglia, intestata al richiedente del beneficio.

Inoltre, entro 30 giorni dalla comunicazione di accoglimento della domanda, tutti i componenti del nucleo familiare – tranne quelli esonerati – devono rendere la Dichiarazione di Immediata Disponibilità al lavoro, la cosiddetta DID. Questa può essere presentata ai centri per l’impiego, oppure presso i patronati convenzionati con l’Anpal.

Patto per il lavoro e per l’inclusione sociale

Così come per il REI, anche per beneficiare del reddito di cittadinanza bisogna partecipare ad un piano di reinserimento nel mondo del lavoro. Nel dettaglio, questi devono:

  • dichiarare immediata disponibilità al lavoro;
  • aderire ad un percorso personalizzato di accompagnamento all’inserimento lavorativo e all’inclusione sociale che prevede: attività al servizio della comunità, riqualificazione professionale, completamento degli studi.

Questi obblighi valgono per tutti i componenti del nucleo familiare che al momento della domanda non risultano occupati o che non frequentano un regolare corso di studi.

Nel dettaglio entro 30 giorni dalla data di accesso al reddito di cittadinanza bisognerà sottoscrivere il Patto per il lavoro presso il centro per l’impiego. Questo patto consiste nel:

  • registrarsi al Sistema informativo unitario delle politiche del lavoro e consultare giornalmente l’apposita piattaforma per ricercare una nuova occupazione;
  • svolgere ricerca attiva di un nuovo lavoro;
  • accettare di prendere parte a corsi di formazione e di riqualificazione professionale;
  • sostenere colloqui psico-attitudinali ed eventuali prove di selezione finalizzate all’assunzione;
  • accettare almeno una delle tre offerte di lavoro “congrue”. I beneficiari del RdC oltre 12 mesi devono accettare la prima offerta utile di lavoro congrua;
  • rendersi disponibili per progetti a titolarità del Comune utili alla collettività, in ambito culturale, sociale, artistico, formativo, ambientale e di tutela dei beni.

A seconda della situazione, quindi, bisognerà sottoscrivere un differente patto con il centro per l’impiego. Nel dettaglio, chi è già adeguatamente formato deve sottoscrivere il Patto per il lavoro, con l’impegno quindi di impegnarsi attivamente nella ricerca di un impiego e di accettare una delle prime tre offerte di lavoro “congrue” che verranno presentate.

Chi invece ha bisogno di formarsi ancora, dovrà sottoscrivere il Patto per la formazione con Enti di formazione bilaterale, Enti interprofessionali o aziende.

Ci sono soggetti però che potrebbero non essere in condizione di lavorare: in tal caso il Patto da sottoscrivere è quello per l’inclusione sociale. Sia nel caso di Patto per il lavoro, che per quello di inclusione sociale, i soggetti interessati avranno l’obbligo di prendere parte a progetti utili alla collettività, se predisposti dai comuni, fino ad un massimo di 8 ore a settimana.

Sanzioni

Il reddito di cittadinanza non è per sempre; come abbiamo visto, infatti, questo si perde dopo 18 mesi, salvo la possibilità per il beneficiario di rinnovarlo.

Ma ci sono altri casi in cui il diritto al reddito di cittadinanza si perde. Questo, ad esempio, vale per coloro che non accettano una delle tre offerte di lavoro congrue ricevute. Nel caso di rinnovo del RdC, invece, questo si perde già quando non si accetta la prima offerta di lavoro congrua.

Ci sono poi altre sanzioni disciplinari: ad esempio, si perde il RdC quando non si partecipa ad un corso di formazione, oppure ci si rifiuta di prendere parte ad un colloquio o ad una selezione finalizzata all’assunzione.

Ma le sanzioni possono essere ben più severe: infatti, per chi mente su reddito o occupazione lavorativa (ad esempio nascondendo di lavorare in nero) scatta non solo la perdita del RdC e la restituzione delle somme indebitamente percepite, ma anche la reclusione da 1 a 6 anni.

Stessa sanzione si applica nei confronti di coloro che durante la percezione del reddito di cittadinanza hanno trovato un lavoro, omettendo di comunicare la variazione del reddito entro i termini previsti.

Cosa potrebbe cambiare

Prima di concludere è bene ricordare che il decreto 4/2019 deve essere ancora convertito in legge; in questo momento è in esame alla Commissione Lavoro della Camera dei Deputati dove potrebbero essere approvati degli emendamenti che ne andrebbero a modificare il funzionamento.

Nel dettaglio, per quanto riguarda la pensione di cittadinanza ci potrebbe essere la possibilità di prelevare l’importo in contanti senza alcun limiti, così da spendere anche l’intero contributo cash.

C’è poi un’importante novità per coloro che pur non essendo disoccupati (ricordiamo che il reddito di cittadinanza spetta anche a chi lavora) sono impiegati un’attività lavorativa che non garantisce uno stipendio adeguato per vivere, i cosiddetti working poor: questi, infatti, dovranno comunque sottoscrivere il Patto con i centri per l’impiego così da poter valutare eventualmente un’offerta di lavoro migliore e più remunerativa.

Ci potrebbero essere dei cambiamenti anche per le famiglie con disabili, “dimenticate” dal decreto 4/2019; tra gli emendamenti presentati, infatti, ce n’è uno che incrementa di 50,00€ al mese (indipendentemente dal reddito familiare) l’importo del reddito di cittadinanza per quei nuclei familiari dove c’è un disabile.

Complessivamente comunque sono oltre 800 gli emendamenti presentati, quindi al momento è impossibile dire come cambierà il reddito di cittadinanza una volta che il decreto 4/2019 sarà convertito in legge; noi comunque continueremo a monitorare la situazione, così da tenervi informati non appena ci saranno novità.

Il Direttore Generale di Rete Veneto Eccellenze