Questo era il Manifesto che girava in Europa tra il 1947 e il 1948 per sponsorizzare la bontà del Piano Marshall nel Continente dopo la Seconda guerra mondiale.

Tradotto: “Cooperazione inter-europea per migliori condizioni di vita” è scritto in tedesco. Perché lo riportiamo fidatevi se lo abbiamo ricercato è perché con quello che stiamo per riferirVi c’entra eccome.

Se guardate attentamente il manifesto e in particolar modo nella pentola: c’è un acronimo “Erp”, quell’acronimo è il nome ufficiale del piano Marshall: European Recovery Program.

Perché abbiamo fatto questa ricerca, e perché ve lo abbiamo postato?

Certo direte voi, attenti lettori degli attuali quotidiani, giusto è quel Recovery Fund, che da marzo parla il nostro Presidente del Consiglio Conte e che fine ha fatto?

Il 27 maggio la Presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen dovrebbe presentare il piano dettagliato, ma nel frattempo la Cancelliera Tedesca Angela Merkel e il Presidente della Repubblica Francese Emmanuel Macron l’hanno anticipata, presentando in questi giorni un’Iniziativa per far ripartire l’economia europea.

Nelle logica Europea sono due pagine stringate, non come i DPCM abituati di Conte, nelle paginette si riportano quattro punti precisi:

1) ritrovare una strategia sanitaria sovrana per l’Europa, oggi dipendente dall’estero per i materiali medici di base,

2) Far fronte alle maggiori spese causate dal coronavirus con un Recovery Fund per la solidarietà europea e la crescita dotato di circa 500 miliardi di euro,

3) Aumentare lo sforzo per la transizione ecologica,

4) Rafforzare la capacità e la sovranità industriale europea e dare nuovo impulso al mercato unico.

Qui riporto il testo completo:

Francia e Germania propongono le seguenti misure.

  1. Sviluppare la nostra sovranità sanitaria strategica con una «Strategia sanitaria» dell’Unione europea.

La nostra risposta all’attuale crisi e alle future crisi sanitarie dovrebbe basarsi su un nuovo approccio europeo basato sulla sovranità sanitaria strategica. Puntiamo a un’industria sanitaria europea strategicamente posizionata che, nel pieno rispetto della responsabilità degli Stati membri per i loro sistemi di sicurezza sociale e sanitari, migliorerà la dimensione europea dell’assistenza sanitaria e ridurrà la dipendenza dell’Unione.

Dobbiamo pertanto:

  • aumentare le capacità europee di ricerca e sviluppo di vaccini e terapie, nonché coordinare e finanziare a livello internazionale (iniziativa ACT-A), con l’obiettivo a breve termine di sviluppare e produrre un vaccino contro il coronavirus all’interno dell’Unione Europea, assicurandone l’accesso globale;
  • stabilire scorte strategiche comuni di medicinali e prodotti medici (dispositivi di protezione, kit di test, ecc.) E incoraggiare le capacità di produzione di questi prodotti nell’Unione europea;
  • coordinare le politiche europee in materia di appalti riguardanti i futuri vaccini e trattamenti (ad es. Produzione e stoccaggio di futuri potenziali vaccini), al fine di parlare con una sola voce all’industria farmaceutica e garantire un accesso più efficace a livello europeo e globale;
  • istituire una «Task Force sanitaria» dell’UE all’interno del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) e incaricarla, con le istituzioni sanitarie nazionali, di sviluppare piani di prevenzione e reazione contro le future epidemie;
  • stabilire standard europei comuni per l’interoperabilità dei dati sanitari (ad es. Armonizzare la metodologia per disporre di statistiche comparabili sui casi di epidemie).

  1. Istituire un ambizioso “Fondo di recupero” (Recovery fund) a livello dell’UE per la solidarietà e la crescita

Per sostenere una ripresa sostenibile che ripristini e rafforzi la crescita nell’UE, Germania e Francia sostengono un fondo di recupero (il Recovery fund, ndr) ambizioso, temporaneo e mirato nell’ambito del prossimo Quadro finanziario programmatico, promuovendo un QFP anticipato durante i suoi primi anni. Data la natura eccezionale della sfida della pandemia di Covid-19 per le economie in tutta l’UE, Francia e Germania propongono di consentire alla Commissione europea di finanziare tale sostegno alla ripresa prendendo a prestito sui mercati per conto dell’UE a norma di una base giuridica in pieno rispetto del trattato UE, del quadro di bilancio e dei diritti dei parlamenti nazionali.

  • Il Recovery fund di 500 miliardi di euro sosterrà le spese di bilancio dell’UE per i settori e le regioni maggiormente colpiti sulla base di programmi di bilancio dell’UE e in linea con le priorità europee. Migliorerà la resilienza, la convergenza e la competitività delle economie europee e aumenterà gli investimenti in particolare nelle transizioni digitali e verdi e rafforzando la ricerca e l’innovazione.
  • Il finanziamento del Recovery fund sarà mirato alle sfide della crisi pandemica e alle sue conseguenze. Sarà una disposizione complementare straordinaria, integrata nella decisione sulle risorse proprie, con un volume e una scadenza chiaramente definiti e collegata a un piano di rimborso vincolante oltre l’attuale Quadro finanziario programmatico sul bilancio dell’UE.
  • È necessario un rapido accordo sul QFP e sul Fondo di recupero come pacchetto per affrontare le principali sfide dell’UE. I negoziati si baseranno sui progressi raggiunti fino a febbraio. Ci impegneremo a rendere quanto prima possibile lo sforzo di bilancio relativo alla crisi del Coronavirus.
  • Questo sostegno alla ripresa integra gli sforzi nazionali e il pacchetto concordato dall’Eurogruppo e si baserà su un chiaro impegno degli Stati membri a seguire politiche economiche sane e un ambizioso programma di riforme.
  • Il miglioramento del quadro per un’equa tassazione nell’UE rimane una priorità, in particolare introducendo un’efficace tassazione minima e un’equa tassazione dell’economia digitale all’interno dell’Unione, idealmente basata su una conclusione positiva del lavoro dell’OCSE e stabilendo una base imponibile comune per l’imposta sulle società.
  1. Accelerare le transizioni verde e digitale

È giunto il momento di dare impulso alla modernizzazione dell’economia europea e dei suoi modelli di business. In questo spirito, riaffermiamo l’accordo verde europeo come nuova strategia di crescita dell’UE e modello per un’economia prospera e resiliente sulla strada della neutralità del carbonio entro il 2050. Allo stesso tempo, dobbiamo accelerare la digitalizzazione con l’obiettivo di trasformare le nuove dinamiche sperimentate durante la crisi nel progresso digitale sostenibile e nella sovranità digitale. A tal fine dovremo:

  • aumentare gli obiettivi dell’UE di riduzione delle emissioni nel 2030 in sincronia con un pacchetto di misure efficaci per evitare la rilocalizzazione delle emissioni di carbonio; la proposta annunciata dalla Commissione su un meccanismo di adeguamento delle frontiere del carbonio deve essere complementare agli strumenti esistenti e in linea con la legge dell’OMC. Le norme sugli aiuti di Stato dovrebbero essere riviste alla luce di una politica climatica più ambiziosa e della rilocalizzazione delle emissioni di carbonio;
  • sostenere l’introduzione della tariffazione minima di carbonio nel sistema di scambio di quote di emissioni dell’UE (ETS) e lavorare per la futura introduzione di un sistema ETS europeo intersettoriale;
  • istituire per ciascun settore una tabella di marcia per la ripresa verde, compresi, se del caso, obiettivi e / o condizionalità climatici e ambientali;
  • accelerare la digitalizzazione, ad es. con l’introduzione del 5G, gli sforzi per le infrastrutture e le tecnologie di sicurezza informatica sicure e affidabili, la gestione dell’identità digitale, un quadro abilitante per l’IA e un’equa normativa UE per le piattaforme digitali.

  1. Rafforzare la resilienza e la sovranità economica e industriale dell’UE e dare un nuovo impulso al mercato unico

La forte integrazione nel mercato unico è garanzia del nostro benessere. Il riavvio dell’economia europea e l’adattamento alle sfide del futuro richiedono un’economia resiliente e sovrana e una base industriale nonché un forte mercato unico. Mercati aperti, commercio libero ed equo sono una parte cruciale della soluzione. Pertanto dovremo:

  • sostenere la diversificazione delle catene di approvvigionamento attraverso la promozione di un’agenda di libero scambio ambiziosa ed equilibrata con l’Organizzazione mondiale del commercio al suo interno e comprendendo nuove iniziative, tra l’altro sul commercio di prodotti sanitari. Sviluppare i nostri meccanismi anti sovvenzioni, garantire un’efficace reciprocità per gli appalti pubblici con terzi paesi e rafforzare lo screening degli investimenti nazionali e dell’UE nei confronti di investitori non UE in settori strategici (inclusi sanità – prodotti farmaceutici, biotecnologie ecc.), incoraggiando al contempo gli investimenti (ri) ubicati nell’UE;
  • adeguare la strategia industriale della Commissione alla ripresa e in particolare modernizzare la politica europea di concorrenza accelerando l’adattamento degli aiuti di Stato e delle regole di concorrenza e accelerando l’attuazione dell’IPCEI;
  • assicurare un rapido ritorno a un mercato interno pienamente funzionante e approfondirlo ulteriormente con una nuova tabella di marcia per creare un mercato pienamente integrato in settori chiave (in particolare digitale, energia, mercati dei capitali) con tappe chiare e un programma legislativo accelerato;
  • assicurare il pieno funzionamento dello spazio Schengen, migliorando gli obblighi di coordinamento tra gli Stati membri in tempi di crisi e rafforzando le frontiere esterne comuni;
  • rafforzare la convergenza sociale e accelerare la discussione sul quadro dell’UE per i salari minimi adeguati alle situazioni nazionali.

In succo la Francia e Germania propongono alla Commissione Europea di prendere 500 miliardi sul mercato, emettendo delle Obbligazioni o Bond come ci hanno abituato a chiamarli, per poi dare questi fondi ai Paesi più in difficoltà attraverso prestiti ma soprattutto sussidi che saranno restituiti con molta calma dai Paesi membri nel loro complesso. Questa è la novità: la Germania si schiera a favore dei sussidi e al concetto che tutti pagheranno per aiuti dati singolarmente agli Stati.

Quindi non arriveranno soldi come siamo abituati a dire “a fondo perduto”. Perché prima o poi bisognerà restituire i finanziamenti e i due Paesi chiedono «un’ambiziosa agenda di riforme». Mancano tantissimi dettagli e molte idee non passeranno. Ma è un messaggio politico importante: Francia e Germania sono tornate a collaborare. Berlino potrà convincere il Nord-Est europeo, Parigi i Paesi mediterranei. Non sono una vera coalizione ma il motore dell’integrazione europea. Quando si mettono d’accordo l’Europa accelera, se sono su fronti opposti l’integrazione si ingolfa. E questo accordo potrebbe salvare il mandato di Emmanuel Macron.

Così la povera Von der Leyen si trova spiazzata della mossa politica di Merkel e Macron che ha colto in contropiede tutti. I due leader le hanno rubato la scena, perché per una settimana si parlerà solo della proposta franco-tedesca. Ma la cosa si può vedere anche da un altro punto di vista. Dà la possibilità alla Commissione di proporre un Recovery fund più coraggioso, integrando il piano dei due Paesi più importanti dell’Unione.

Come sappiamo la Commissione europea è il guardiano dei trattati, non li ha mai scritti Lei, e per regolamento deve occuparsi di mandare avanti la macchina dell’Unione e renderla concreta giorno per giorno.

Frenare e accelerare l’integrazione spetta agli Stati. Il compito della Commissione è più quello di accompagnare solo i processi ed eventualmente attutire il colpo.

Ora vediamo perché quella di Merkel e Macron è una proposta, non una decisione.

Bisogna convincere gli altri 25 leader europei.

Ricordiamo che il cancelliere Austriaco Sebastian Kurz ha già fatto sapere che non è d’accordo: «La nostra posizione rimane invariata. Siamo pronti ad aiutare i paesi più colpiti con prestiti. Prevediamo che l’aggiornamento rifletta le nuove priorità anziché aumentare il tetto».

Durante la sessione plenaria del Parlamento Europeo, della scorsa settimana, i Parlamentari hanno chiesto, con una risoluzione, che il Recovery Fund abbia almeno 2000 miliardi di Euro OLTRE il budget comunitario 2021-2027. E soprattutto chiede che la Commissione non usi la scusa del Recovery Fund per diminuire il budget Ue ricorrendo a dubbi moltiplicatori per pubblicizzare cifre ambiziose o sortilegi finanziari.

E non ha fatto solo questo, anzi, il punto più importante votato è stata la risoluzione con cui il Parlamento europeo ha chiesto alla Commissione europea di presentare un piano di emergenza per garantire la continuità dei finanziamenti Ue entro il 15 giugno 2020.

Il problema non è secondario perché c’è il rischio concreto che a causa della pandemia il prossimo bilancio dell’Unione europea a lungo termine (2021-2027) non entri in vigore il 1° gennaio del prossimo anno. «Temiamo che il nuovo quadro finanziario programmatico non sia pronto in tempo a causa dei gravi ritardi accumulati», ha spiegato il correlatore Jan Olbrycht, polacco del Partito popolare europeo.

In teoria se non fosse approvato il nuovo bilancio verrebbe esteso quello di quest’anno ma fino a un massimale già previsto che non coprirebbe il finanziamento di programmi che scadranno alla fine del 2020. Parliamo dell’Erasmus o i programmi di coesione e di ricerca. L’obiettivo della proposta è fornire una rete di sicurezza per cittadini, regioni, città, agricoltori, università e imprese che beneficiano dei programmi dell’Ue.

Secondo gli eurodeputati questo piano permetterebbe di riorientare le risorse in modo agile come già fatto con il budget di quest’anno ma soprattutto fornirebbe una base migliore da cui partire rispetto a un bilancio pluriennale che rischia di arrivare troppo tardi e di non essere così corposo come chiesto il 17 aprile dallo stesso Europarlamento.

Mercoledì 20 maggio, il Commissario Europeo all’Economia Paolo Gentiloni e il suo collega con delega al Lavoro e diritti sociali, Nicolas Schmit presenteranno lo European Semester Spring Package, tradotto, per i più, una serie di consigli ai governi degli Stati membri su come spendere i loro soldi per i prossimi 12-18 mesi per affrontare meglio la crisi.

Vorremmo ricordare che sempre mercoledì 20 maggio la Commissione presenterà il suo piano Farm to Fork. Si tratta di uno dei dieci capitoli più importanti dello European Green Deal. Il Vice Presidente della Commissione, Frans Timmermans, spiegherà come Bruxelles intende rendere sostenibile l’agricoltura per il nostro Pianeta. La commissaria Kyriakides per la sicurezza alimentare ha chiarito che questa strategia non comprometterà la capacità degli agricoltori di produrre alimenti di qualità. Il tema però è divisivo, soprattutto per l’uso di pesticidi. Vedremo insieme come evolverà la cosa. Sarà anche un’occasione per sapere che faccia ha Virginijus Sinkevičius il commissario europeo per Ambiente, oceani e pesca. Molti non lo vedono da dicembre.

Fin qui per cercare di capire, tratti presi da Linkiesta giornale on line elaborati con le conoscenze professionali dei colleghi di Veneto Eccellenze e del Direttore Maurizio Ebano, oltre che pezzi presi dai dibattiti Parlamentari Europei o da informazioni giornalistiche.

Ufficio Stampa Veneto Eccellenze