La partita della ennesima crisi della storia repubblicana non è ancora del tutto terminata, e vista la sequenza di sciorinate fin qui proposte e punti, non è escluso che ci possa ancora riservare qualche sorpresa finale.

Dunque, per esprimere un giudizio compiuto è più prudente attendere che i giochi siano davvero fatti.

Tuttavia, il nostro ruolo deve essere quello di avanzare idee perché la politica sappia ciò che si attendono gli imprenditori micro, piccoli e medi del Nord Est e dell’Italia.

Partiamo da quello che ci siamo lasciati alle spalle.

Riassumibile i 544 giorni di questa legislatura buttati al vento, e in un profondissimo sospiro di sollievo per aver potuto finalmente archiviare questa esperienza politica con proposte in avanti e ritorno in dietro come se Amministrare la cosa pubblica sia un grande elastico che tutti si attaccano pur di avere un ruolo.

È stato un anno e mezzo – 3 mesi di dopo voto, 14 mesi di governo e uno di gestione della crisi – in cui si sono alternate cose sbagliate (talvolta pessime) a cose non fatte, e non sapremmo dire se la contabilità premia di più gli errori o le occasioni mancate.

Con buona pce per chi pensava che questo era il primo esecutivo che doveva cambiare la nostra storia alla fine l’ha fatto cadere e però s’intigna a difenderne la memoria, e per chi l’ha difeso salvo affrettarsi a farne e a presiederne un altro con assoluta disinvoltura.

Dunque, nel formulare un giudizio su quel che abbiamo sotto gli occhi, partiamo dal presupposto che la crisi – pur sbagliata nei tempi e nei modi, e per nulla limpida nei comportamenti di chi l’ha aperta – ci consentirà di riporre al governo che si farà, tutto sommato in fretta, una parte delle richieste che da anni andiamo a proporre.

Il fisco unisce su più fronti il mondo imprenditoriale ed è proprio di riforma fiscale che, stando alle premesse politiche, si dovrà parlare a lungo fino all’approvazione della Legge di Bilancio 2020.

A partire dalla lotta all’evasione fiscale, fino all’ipotesi di nuove tasse green, passando dalla volontà reciproca di ridurre il cuneo fiscale, i due partiti chiamati a formare il Governo Conte-bis dovranno passare dalle parole ai fatti nelle prossime settimane.

Per ora vi sono soltanto delle vaghe linee programmatiche, ma quel che emerge dalle prime dichiarazioni è che l’obiettivo condiviso è puntare su una riforma fiscale e sul lavoro importante.

Quello che noi chiediamo è la riduzione da 5 a 3 punti delle aliquote Irpef, fino al taglio del cuneo fiscale per le imprese, un eventuale Governo deve non far naufragare del tutto il piano di riduzione della pressione fiscale sui redditi di lavoratori dipendenti ed imprese.

Mentre l’ipotesi di avvio della flat tax per le famiglie dal 2020 è ormai destinata all’archiviazione, l’alleanza che si andrà a formare potrebbe riprendere alcuni dei punti che avvicinano i due partiti a parte della Flat tax che potrebbe risolvere molti problemi se si pensa ad un taglio diretto dell’IRPEF con detrazioni fiscali per i redditi più bassi.

Una delle certezze è che ad oggi è unanime la posizione circa le clausole di salvaguardia: il primo impegno sarà quello di evitare l’aumento dell’IVA previsto a partire dal 1° gennaio 2020. Serviranno stanziamenti importanti, pari a 23 miliardi di euro ufficiali che tuttavia, secondo il Ministro dell’Economia Giovanni Tria, potrebbero diventare 15/16.

La differenza è importante, in quanto consentirebbe al futuro Governo di avere più spazio di manovra per inserire nella Legge di Bilancio 2020 misure per la crescita, tra cui una corposa riforma fiscale.

La riforma fiscale di un eventuale Governo deve partire da un taglio dell’Irpef.

Voglio ricordare che le ultime stime economiche portano ad una decrescita derivante dalla crisi dei consumi interni, per questo centinaia di imprese che chiudono e pertanto migliaia di famiglie che non hanno più reddito che si sommano ai dipendenti in NASPI e quelli che non hanno più reddito, oltre ai giovani che non trovano prospettiva.

Che dire è pertanto se si trova una soluzione agli attuali occupati ?

Accanto alla revisione di aliquote e scaglioni Irpef, vi è la volontà di ridurre il costo del lavoro, il cosiddetto cuneo fiscale, passaggio fondamentale per l’introduzione del salario minimo.

La necessità di ridurre le tasse sul lavoro avvantaggiando in misura corposa le assunzioni con contratto a tempo indeterminato.

Secondo quanto riportato dal Sole24 Ore, le ipotesi in campo per il taglio del cuneo fiscale e contributivo sono tre:

  • un taglio di un punto all’anno per 5 anni su tutti i lavoratori dipendenti;
  • un taglio di quattro punti nel caso di assunzioni a tempo indeterminato;
  • l’esonero per i datori di lavoro dal versamento del contributo Naspi dell’1,61% e del contributo del 2,75% per la disoccupazione agricola sui contratti a tempo indeterminato.

Inoltre proponendo l’ipotesi di estensione del bonus Renzi anche agli incapienti, i contribuenti in no tax area che fino ad oggi sono rimasti esclusi dalla possibilità di beneficiare degli 80 euro al mese in busta paga.

Qualsiasi sia il Governo che guiderà l’Italia verso l’importante impegno della Manovra di Bilancio 2020, è indubbio che qualche taglio ci sarà. Questo non potrà portare l’ipotesi patrimoniale, che danneggerebbe tutti quei cittadini, pensionati che hanno fatto sacrifici per mettere da parte denaro o beni.

Il ripristino dell’IMU sulla prima casa è uno dei rischi avanzati da più fronti. L’esenzione dal pagamento dell’imposta sulla prima casa, deve rimanere per la stessa cosa indicata in precedenza, di facilitazioni per quei cittadini che hanno fatto sacrifici negli anni e risparmiato con il sudore della Sua fronte e potrebbe, quindi, essere subordinata alla verifica della situazione economia del nucleo familiare, con riduzioni o esoneri totali.

Vorremmo, invece, una politica in campo ambientale chiara: favorire l’energia pulita e combattere le fonti tradizionali e più inquinanti. E’ comune la volontà, di tutti gli imprenditori micro, piccoli e medi, di trovare ancora agevolazioni sull’economia sostenibile, ed è quindi verosimile che un’ecotassa, intesa come un insieme di tagli ad agevolazioni vigenti e nuove imposte, potrebbe contribuire a reperire una quota importante di risorse.

Oltre ai 23 miliardi di euro (16 circa secondo Tria) necessari per evitare la tagliola dell’aumento IVA, sarà fondamentale che la Legge di Bilancio 2020 dia l’avvio ad una serie di riforme utili alla crescita dell’Italia.

Partire dalla riforma fiscale e dal taglio ragionato delle tasse potrebbe essere un buon punto di avvio.

Infine come Rete di Associazioni Veneto Eccellenze, non possiamo sorvolare sulla situazione creatasi nell’arco degli ultimi 8 mesi, con l’Agenzia delle Entrate Riscossione che, sostituendo Equitalia, ha deciso di applicare fino in fondo le vecchie Leggi Visco degli anni ’90 con l’imposizione per chi non paga le cartelle esattoriali con pignoramenti di c/c, blocco auto e quanto potrebbe portare a possibili introiti veloci.

Nella realtà si crea più danno alle imprese che benefici allo stato

Sostenendo con forza, a difesa degli imprenditori, che chi ha cartelle esattoriali da pagare è perché ha dichiarato e, lo Stato, o per meglio dire AdE, INPS, INAIL, Casse Edili hanno riscontrato che il debito è certo, ma il cittadino o lo stato non hanno pagato perché si sono trovati un periodo di difficoltà, noi non chiediamo ciò che è stato fatto per i cittadini, non chiediamo condoni, ma agevolazioni per pagare, senza imposizioni e senza vessazioni.

Consapevoli di ciò, che pertanto non parliamo di evasione, non parliamo di truffe nei confronti dello stato, bisogno trovare agevolazioni e dilazioni a lungo termine perché l’azienda si metta in regola con il pregresso e riesca ad andare avanti, se si bloccano i mezzi, se si bloccano i c/c si fa più danni al possibile incasso che prevedere degli incassi.

Pertanto chiediamo che il Governo che verrà comprenda che dobbiamo fare una riforma anche della riscossione con non condoni ma agevolazioni nei pagamenti diluendo, senza imposizioni a lungo termine purchè ci si metta in regola con il presente.

Pensateci, sono due degli argomenti che sommati alla TAV, TAP, Politiche di espansione e di sviluppo che debbono approntare con forza le aziende micro, piccole e medie aderenti e non alla Rete di Associazioni Veneto Eccellenze – Casartigiani Padova, Polesine, APV-PMI e SNA Trasporto chiediamo.

Ufficio Stampa Veneto Eccellenze