Dice il Proverbio: “A mali estremi, estremi rimedi”
Significa che quando si devono affrontare situazioni molto gravi, si deve ricorrere a soluzioni drastiche.

È ormai chiaro che il Corona Virus, pur essendo di provenienza asiatica e pur avendo assunto i contorni di una pandemia planetaria, colpirà l’Europa più di ogni altra parte del mondo, dal punto di vista sanitario ma sopra tutto circa l’entità delle sue ripercussioni economiche.

Per il semplice motivo che, per ragioni culturali e di radicamento della democrazia.

Per la diffusione del benessere.

Per la presenza del più alto livello di welfare pagato attraverso la fiscalità generale cui conseguono le maggiori aspettative di longevità.

Per il più basso tasso di tolleranza verso la diffusione delle malattie mortali, spingerà i governi continentali Europei a scelte dai costi, diretti e indiretti, enormi, per la prevenzione futura.

Stando così le cose, io credo che l’Europa debba immediatamente adottare un piano straordinario di interventi, sia sul fronte dell’emergenza sanitaria, sia per l’emergenza attale che in una logica di prevenzione ma, soprattutto, di natura economica.

Il piano deve surrogare e integrare quelli nazionali che si stanno annunciando in questi giorni.

Il piano deve essere preparato e condiviso nominando un Commissario Europeo Straordinario a cui va assegnato l’inedito ruolo di commissario straordinario, con un mandato che unisca la volontà della Commissione Ue e del Consiglio europeo, e quindi di tutte i Governi continentali.

Il Corona Virus ha portato molti paesi a prendere misure di crescente limitazione delle libertà personali e di blocco delle attività e degli spostamenti:

  • non solo, ha fatto crollare tutti i mercati, da quelli azionari a quelli che registrano il prezzo del petrolio e delle altre materie prime;
  • non solo, ha posto le premesse per una recessione globale che vedrà il Vecchio Continente, già da tempo con una crescita lenta rispetto a quella di Cina, Usa e aree emergenti del mondo, come l’anello più debole della catena economica mondiale;
  • non solo, sta minando la già fragile costruzione dell’Unione Europea;

Costringendo l’Unione Europea a presentarsi al mondo globalizzato, dal Corona Virus che sta ricambiando i fronti economici o per meglio dire evidenziandoli con forza, come l’anello più debole della catena, zoppa e indifesa e magari divisa con chi sceglierà di stare con la Cina e chi con gli Usa e magari con un rentre della Russia, pertanto una Europa indebolita nelle fondamenta da decenni di occasioni perdute, suggellate da un’unione monetaria resa incompleta dal permanere di politiche economiche e di bilancio nazionali separate e divergenti.

Le crisi finanziarie, quella del 2008 importata dagli Stati Uniti, quella greca del 2009 e seguenti e quella italiana del 2011, affrontate singolarmente hanno aumentato i debiti nazionali anziché modificare la struttura e la creazione di un debito federale, si sono poi incaricate di certificare la strutturalità dell’incompiutezza europea.

Abbiamo avuto nove anni di copertura, almeno parziale, dalla preziosa politica monetaria della Bce di Draghi, che ha sopperito alla mancanza di un governo federale e alle divergenze delle politiche nazionali con l’autorevolezza personale, concedendo ai governi dell’Europa un tempo supplementare che purtroppo è stato sprecato.

Io non plaudo ai sovranisti e sia chiaro, ciò di cui mi sto lamentando è la scarsità di Europa, non il suo eccesso di incombenza. E la mia preoccupazione di oggi è che partendo da questa conclamata deficienza, l’Europa s’infranga contro gli scogli del Corona Virus e soprattutto dei suoi effetti socio-economici.

O, che, si abbandonino le sue parti più deboli, Italia in testa, lasciandole al loro destino dal nucleo più forte, quello nord-europeo a trazione tedesca.

Certo, è consolante sapere che Angela Merkel si sia detta disponibile agli eurobond e che il capo del governo olandese, pur nicchiando, non li escluda.

Ma non c’è tempo da perdere.

Dunque, siamo noi i primi interessati, anche se i meno titolati in termini di credibilità, avendo mandato i sovranisti anti-euro al governo, a chiedere che l’Europa, spinta dall’emergenza, faccia il suo primo passo nella direzione di una gestione comune delle risorse, emettendo titoli di un nuovo tipo di debito, quello Europeo, garantiti dalla Bce come “prestatore di garanzia di ultima istanza”.

Possono essere titoli con uno scopo specifico, per esempio i “coronabond” spendibili in prevenzione sanitaria, ospedaliero, servizi sanitari nazionali, coordinati da un piano nazionale e con piani regionali di sviluppo, e con politiche di ricerca universitaria e privata per il vaccino anti Corona Virus e nell’attrezzarci ad affrontare, anche in termini di focalizzazione principalmente sulla protezione dei sistemi informatici, questa o come le prossime guerre batteriologiche che ci toccherà combattere.

Oppure, e questo è ciò che ci interessa di più come Associazione di Categoria per le Micro, Piccole e Medie Imprese, titoli “per lo sviluppo”, intento per il quale possono essere usate le risorse del MES, il “fondo salva Stati” che così si trasformerebbe in “fondo salva Europa”, coordinando gli investimenti contro la recessione.

In tutti i casi l’obiettivo sarebbe quello di dar vita ad una sorta di “New Deal europeo”.

Di questo dove prendere coscienza la classe dirigente, quella Politica centrale, regionale, degli EE.LL., il corpo centrale dello stato, noi Associazioni di Categoria, i Sindacati dei Lavoratori, Imprenditori, quell’Italia, che invece si attarda a disquisire sul Patto di Stabilità Ue, chiedendo di eliminarne i vincoli o comunque di poterli sforare senza neppure aver prima chiarito l’uso che si farebbe di quella flessibilità, che poi, nei fatti concreti, ci ha già concesso, e soprattutto senza capire che se oggi i paesi del Nord si dovessero attestare sul superamento o addirittura sulla cancellazione del Patto di Stabilità, significherebbe la fine di ogni possibilità di dar vita ad una politica economica europea, tanto meno di tipo solidale.

E qui la Lagarde, poteva avere ragione, nella sua infelice buttade, ben sapendo, che i governi del Nord Europa, con i vincoli dei mercati finanziari surrogherebbero quelli Ue.

D’altra parte, mentre il Governo Italiano sta partorendo, faticosamente, il famoso topolino con il varo del decreto cosiddetto “cura Italia” che di giorno in giorno da venerdì trova cambiamenti, aggiustamenti di una coperta sempre più ringrinzita e mal stirata, tutti gli analisti, si sono incaricati di informarci che, l’entità delle ripercussioni economiche della pandemia ci porterà a chiudere il 2020 con un -3,5% minimo ad un massimo del -5% in base ai tempi della durata della quarantena e della possibile ripresa produttiva e commerciale, fino a ipotizzare uno scenario catastrofico con -8%.

Dunque ripropongo la richiesta, già indicata nell’articolo del 03 marzo u.s. apparso su queste pagine, che il Ministro On. d’Incà Ministro per i Rapporti con il Parlamento, il Sottosegretario On. Baretta al MEF; il Presidente Zaia ma per competenza gli Assessori Forcolin, Caner, De Berti, Marcato, Pan, Donazzan, Corazzari; l’ANCI regionale Veneto e i Sindaci dei Comuni Capoluoghi di Provincia; tutte le Associazioni di Categoria Imprenditoriale; la CGIL-CISL-UIL; l’Unioncamere del Veneto di aprire questa nuova stagione di rigenerazione politica con una nuova politica finanziaria di rilancio economico della nostra regione che sia di base ad una stagione contrattuale regionale e nazionale.

Alla fine, non ci resta che sperare nell’Europa degli Stati e in una Banca Europea che sappiano ripartire da questo stato di emergenza di Corona Virus.

Il Direttore Generale Rete di Associazioni Veneto Eccellenze