Il Governo vuole attuare già 1 gennaio 2019 una prima parte della riforma delle pensioni annunciata nel contratto; la Legge Fornero, però, non sarà cancellata come promesso

Matteo Salvini in campagna elettorale promise che qualora fosse andato al Governo una delle prime cose che avrebbe fatto sarebbe stata cancellare la Legge Fornero.

Ed effettivamente ora che Salvini è al Governo, seppur in “condivisione” con il Movimento 5 Stelle, si parla con insistenza di una nuova riforma delle pensioni che dovrebbe vedere la luce già dal 1° gennaio 2019, quando nel frattempo cambieranno i requisiti per l’accesso alla pensione per effetto dell’adeguamento con le aspettative di vita.

Tuttavia, stando a quelle che sono le ultime notizie sulle pensioni, la Legge Fornero non sarà cancellata come promesso da Salvini, ma solamente rivista tramite l’applicazione di alcuni provvedimenti che renderanno maggiormente flessibile l’uscita dal lavoro. Si parla però di soluzioni che non stravolgeranno il sistema previdenziale italiano, alla pari di quanto fatto nella scorsa legislatura con l’introduzione dell’Ape Sociale e dell’Ape Volontario.

Con questo non vogliamo puntare il dito contro la riforma delle pensioni pensata dal Governo (anche perché a questo ci stanno già pensando i sindacati), ma solo fare chiarezza su quello che effettivamente cambierà nel medio-breve periodo.

Partiamo quindi analizzando quali sono state le novità introdotte dalla Legge Fornero, e quali di queste verranno superate (anche se parzialmente) dai provvedimenti annunciati dal Governo.

Cosa è cambiato con la Legge Fornero

La riforma Fornero del 2011 ha continuato nella strada tracciata dalla riforma Sacconi dell’anno prima con lo scopo di abbassare ulteriormente i costi del sistema previdenziale italiano.

Nel dettaglio, con la Fornero sono stati abbassati gli importi delle pensioni mentre è stata aumentata l’età pensionabile.

Il primo punto è stato conseguito tramite l’estensione pro-rata del metodo contributivo per coloro che ne erano stati esclusi dalla Legge Dini che l’ha introdotto, ovvero per chi nel 1995 aveva 18 anni di contributi.

Per il secondo punto, invece, con la Legge Fornero sono state aumentati di un anno i requisiti per la pensione di vecchiaia e di quella di anzianità, mentre sono state cancellate le quote.

Sempre la riforma del 2011 ha stabilito che l’adeguamento dei requisiti per la pensione con le aspettative di vita rilevate dall’ISTAT debba avere cadenza biennale e non triennale come lo era in precedenza.

Questo farà sì che nei prossimi anni l’età pensionabile aumenterà notevolmente; come si nota dalla nostra infografica dedicata, infatti, se si continuerà così nel 2069 l’età pensionabile sarà aumentata di oltre 4 anni rispetto ad oggi, poiché per la pensione di vecchiaia bisognerà aver compiuto 71 anni e 3 mesi di età.

Come verrà modificata la Legge Fornero?

La riforma in programma per i prossimi mesi non toccherà i requisiti per la pensione di vecchiaia e anticipata; non ci saranno novità neppure per il calcolo della pensione (che resterà contributivo) se non l’incremento del trattamento minimo tramite l’introduzione della pensione di cittadinanza (che non verrà introdotta prima del 2020). Con quest’ultima, infatti, coloro che si trovano al di sotto della soglia di povertà beneficeranno di un incremento della pensione così da raggiungere almeno i 780€ mensili.

La riforma non comporterà alcuna variazione per la pensione di vecchiaia e anticipata, tuttavia ci sarà un ritorno delle Quote; nel dettaglio, si partirà con la Quota 100 nel 2019, per poi estendere la Quota 41 a tutti i lavoratori nel 2020.

Con la Quota 100 si consentirà l’uscita dal lavoro una volta che la somma dell’età anagrafica con i contributi maturati dà come risultato 100; per abbassare i costi, però, è stata fissata a 64 anni l’età minima per ricorrere a questo strumento.

Per questo motivo molti sindacati hanno puntato il dito contro la Quota 100, poiché fissando l’età minima a 64 anni verrebbero penalizzati tutte quelle categorie di lavoratori che oggi possono accedere all’Ape Sociale (introdotta dal Governo Renzi) la quale non dovrebbe essere confermata per il 2019.

Discorso differente quello per la Quota 41 che dal 2020 dovrebbe essere estesa a tutti i lavoratori i quali potrebbero andare in pensione una volta maturati 41 anni e 5 mesi di contributi. Si tratta quindi di una sorta di pensione anticipata, tuttavia chi vi ricorre subirà un ricalcolo dell’assegno tramite il sistema contributivo, con l’importo della pensione che di conseguenza subirà una penalizzazione.

Con questi due strumenti, quindi, si potrà andare prima in pensione ma solo se si soddisfano determinati requisiti e accettando una riduzione dell’assegno; si tratta quindi di due provvedimenti che – al pari dell’Ape Sociale e di quello Volontario – contribuiscono a rendere più flessibile la Legge Fornero ma non la cancellano.

C’è poi il discorso legato all’adeguamento dei requisiti per la pensione con le speranze di vita; al momento il Governo non sembra avere in mente una modifica di questo strumento che, come visto in precedenza, comporterà nei prossimi anni un notevole innalzamento dell’età pensionabile.

La Legge Fornero quindi resterà al suo posto, con tutti gli svantaggi che ne derivano; ci saranno dei correttivi certo, ma da qui a parlare di abrogazione o cancellazione ce ne passa.

Il Direttore