Riduzione della pensione di reversibilità: ecco i limiti di reddito aggiornati al 2019 per effetto della rivalutazione che ha colpito le pensioni.

Nel 2019 con la nuova rivalutazione delle pensioni sono cambiati anche i limiti di reddito per il diritto alla pensione di reversibilità (o anche detta pensione ai superstiti).

Ricordiamo, infatti, che l’importo della pensione di reversibilità – che solitamente ammonta al 60% della pensione percepita dal defunto – viene rimodulato quando il reddito personale del coniuge è superiore ad una certa soglia, pari a tre volte il trattamento minimo Inps.

Quest’anno per effetto della perequazione l’importo della pensione minima è aumentato di qualche euro ed è per questo che anche i limiti di reddito per la pensione di reversibilità sono stati aggiornati. Vediamo nel dettaglio quali sono i limiti di reddito da prendere in considerazione per il 2019 per la pensione ai superstiti partendo da quanto previsto dalla legge 335/1995, la cosiddetta Legge Dini.

Pensione di reversibilità: come si riduce l’importo

Come anticipato, la pensione di reversibilità di regola equivale al 60% dell’importo della pensione del defunto ma solo quando il reddito del superstite non è superiore a tre volte il trattamento minimo.

Nel 2019 la pensione minima è stata aumentata dell’1,1% per effetto della perequazione; da un trattamento minimo di 507€, quindi, si è passati a 513,01€. Di conseguenza, il limite di reddito per beneficiare della pensione di reversibilità in misura piena è di 1.539,03€.

Superando questa soglia si va incontro ad una riduzione della pensione di reversibilità, per un abbattimento che avviene tenendo conto delle seguenti percentuali (fissate dall’articolo – comma 41 – della Legge Dini (legge 335/1995):

  • -25% per redditi compresi tra tre (1.539,04€) e le quattro volte (2.052,04€) il trattamento minimo;
  • -40% per redditi compresi tra le quattro (2.052,05€) e le cinque volte (2.565,05€) il trattamento minimo;
  • -50% per redditi superiori a cinque volte il trattamento minimo (2.565,05€).

Il reddito però va calcolato su base annua; bisogna quindi moltiplicare la soglia prevista per tredici mensilità. Di conseguenza, spetta il 60% della pensione del defunto a coloro che hanno un reddito annuo inferiore a 20.007,52€; quando invece il reddito supera questa soglia ma è comunque inferiore a 26.676,52€ si ha diritto al 45% della pensione del defunto.

Per redditi compresi tra 26.676,52€ e 33.345,65€ l’importo spettante al vedovo/a è pari al 36% della pensione del defunto; per redditi superiori a quest’ultima soglia, invece, l’importo della pensione è solamente del 30%.

Tuttavia, se superate le suddette soglie in misura irrilevante non dovete preoccuparvi: il nostro ordinamento, infatti, prevede una clausola di salvaguardia secondo la quale – come si legge nella circolare Inps 234/1995 – “il trattamento derivante dal cumulo dei redditi con la pensione ai superstiti ridotta non può comunque essere inferiore a quello che spetterebbe allo stesso soggetto qualora il reddito risulti pari al limite massimo delle fasce immediatamente precedenti quella nella quale si colloca il reddito posseduto”.

Come si calcola il reddito?

A tal proposito è interessante capire quali sono i redditi da prendere in considerazione per effettuare il calcolo. Ebbene, i redditi da valutare sono tutti quelli assoggettabili ad Irpef, al netto dei contributi previdenziali ed assistenziali.

Sono esclusi dal calcolo i trattamenti di fine rapporto, il reddito della casa di abitazione e le competenze arretrate sottoposte a tassazione separata. Allo stesso tempo non si tiene conto dell’importo della pensione di reversibilità sulla quale – eventualmente – si applica la riduzione.

Per questo motivo è importante che sia al momento della richiesta della pensione di reversibilità che negli anni successivi il coniuge presenti una dichiarazione reddituale con la quale attesta i redditi percepiti nello stesso anno, così che l’Inps possa effettuare il calcolo della pensione di reversibilità spettante.

Ricordiamo, prima di concludere, che non sempre si applica la riduzione della pensione di reversibilità per redditi superiori a tre volte il trattamento minimo. Le suddette regole, infatti, si applicano solamente quando la pensione ai superstiti è riconosciuta al coniuge, ai genitori o anche – seppur si tratti di un’ipotesi alquanto remota – ai fratelli e sorelle.

Quando invece la pensione di reversibilità è riconosciuta a figliminoristudenti inabili – anche se in concorso con il coniuge – non si applica alcuna riduzione dal momento il nostro ordinamento riconosce loro la possibilità di cumulare redditi e pensione del defunto senza alcun limite.

Ufficio Stampa Veneto Eccellenze