Chi lavora al computer per almeno 20 ore a settimana ha diritto a 15 minuti di pausa ogni 2 ore di lavoro. Se il datore non concede le pause, rischia fino 6 mesi di detenzione.

Oggi il computer è indispensabile nella maggior parte dei settori lavorativi. Non importa la tipologia del lavoro, quasi tutti per svolgere le proprie funzioni, anche solo in parte, hanno bisogno del pc, del tablet o di altri strumenti dotati di monitor.

La rivoluzione digitale del mondo del lavoro ha fatto nascere nuovi diritti in capo ai lavoratori che, ogni giorno, hanno gli occhi fissi sugli elaboratori elettronici. Precisamente la normativa di riferimento è il D.lgs n. 81 del 2008: qui viene stabilito che chi lavora al computer ha diritto a 15 minuti di pausa ogni 2 ore continuative davanti al pc. Questa norma serve a tutelare la salute psico-fisica dei dipendenti, soprattutto la vista e la postura.

I datori di lavoro non possono negare le pause, in caso contrario rischiano la multa fino ad un massimo di 4.000 euro e la reclusione fino a 6 mesi.

Lavorare al computer, quante pause spettano?

Ai giorni d’oggi, che si tratti di lavoro pubblico o privato, autonomo o dipendente, quasi tutti hanno bisogno del computer per lavorare. Ne consegue che, dopo molte ore passate davanti al pc, la vista e la postura possono avere un peggioramento, anche considerevole. Per contrastare questo fenomeno e tutelare la salute dei lavoratori, è intervenuto il D.lgs n. 81 del 2008, che attua la legge 123 del 2007: qui viene stabilito che chi lavora al computer deve poter riposare gli occhi lontano dal monitor e fare due passi per risvegliare la muscolatura ogni 2 ore di lavoro continuativo al pc.

La norma di riferisce a quei lavoratori che passano almeno 20 ore settimanali davanti al monitor, i quali assumono la qualifica di “videoterminalisti”. In pratica tutti gli appartenenti a questa categoria di lavoratori devono fare una pausa della durata di 15 minuti ogni 120 minuti di lavoro al computer.

La stessa regola vale anche se il lavoratore si avvale di tablet, notebook o registratori di cassa. Insomma, per farla breve, ogni dispositivo dotato di monitor video affatica la vista e, quindi, rende necessarie delle pause.

Videoterminalisti: pause ogni 120 minuti o cambio di attività

Come abbiamo visto, ogni 2 ore di lavoro ininterrotto davanti al monitor fanno maturare il diritto a 15 minuti di pausa. Tuttavia occorre precisare che la “pausa” non deve necessariamente essere intesa come totale interruzione di lavoro, ma può essere anche lo svolgimento di un’attività, sempre lavorativa, ma che non prevede l’utilizzo del pc.

Spesso le attività da svolgere durante la pausa sono indicare nel CCL di categoria, dove mancano possono essere stabilite direttamente dal datore di lavoro.

Insomma, durante i 15 minuti di “pausa” non è detto che il lavoratore stia a braccia conserte, sempre se la natura del lavoro prevede anche delle mansioni che si possano svolgere senza pc.

Cosa rischia il datore di lavoro che rifiuta di concedere la pausa?

Il D.lgs 81/2008 attribuisce in capo al datore di lavoro lo specifico obbligo di vigilare e assicurare la salute psico-fisica dei propri dipendenti.

Visto che le pause sono concepite per tutelare la vista e la postura del dipendente, se il datore nega il diritto alla pausa di 15 minuti rischia pesanti sanzioni.

Per essere precisi, egli rischia la detenzione da 3 a 6 mesi e la multa da 2.500 euro fino a 3.400 euro se non garantisce le pause stabilite per legge, per numero e durata.

Inoltre, se viene accertato da visita medica che il dipendente ha bisogno di particolari dispositivi di correzione visiva e il datore di lavoro omette di fornire l’apparecchiatura necessaria, rischia l’arresto fino a 4 mesi e la multa da 750 euro fino a 4.000 euro.

Ufficio Stampa Veneto eccellenze