Considerato l’insieme dei rapporti di lavoro dipendente, il bilancio del 2018 non può che considerarsi positivamente, con un saldo tra assunzioni e cessazioni pari a 36.200 posizioni lavorative e l’andamento positivo dei contratti a tempo indeterminato. Da quanto emerge dai dati dell’Osservatorio di Veneto Lavoro sulla dinamica del lavoro dipendente, nell’anno trascorso le posizioni di lavoro dipendente in Veneto sono aumentate per circa 25.000 unità. E’ il quarto anno consecutivo in cui i posti di lavoro dipendente crescono. La media è inferiore a quella del triennio precedente e pare abbia beneficiato degli effetti di trascinamento: a partire dal secondo trimestre i saldi tra assunzioni e cessazioni sono meno importanti di quelli corrispondenti dell’anno precedente.

La dinamica positiva riguarda i contratti a tempo indeterminato e nel 2018, secondo Veneto Lavoro, risulta dovuta sia al buon andamento delle assunzioni a tempo indeterminato al netto dell’apprendistato, sia alla crescita delle trasformazioni, il doppio rispetto all’anno precedente (60.000 contro 30.000).  Numerose le cause delle trasformazioni: gli incentivi previsti per gli under 36 dalla legge di bilancio 2018,  l’elevato numero di contratti di lavoro a tempo determinato attivati sia nel 2017 che nel 2018 con successivi alti volumi di trasformazioni in tempo indeterminato; le restrizioni introdotte dalla legge 96 del 9 agosto 2018 (conversione del cd “decreto dignità”), all’utilizzo di contratti a termine. Sembra inoltre aver trovato un limite la crescita delle attivazioni di tirocini, soprattutto a seguito delle modifiche delle normative nazionale e regionale che hanno ridotto il numero di soggetti che possono essere contemporaneamente affiancati da ciascun tutor dell’organismo promotore.

La novità, secondo l’assessore al lavoro della Regione Veneto Elena Donazzan, potrebbe essere data dai frutti del cosiddetto Decreto Dignità, che ha penalizzato i rinnovi dei contratti precari. “ Bene la crescita del tempo indeterminato – sottolinea l’assessore – ma attenzione a non considerare il lavoro a termine un fattore di per sé negativo. Nel medio periodo più contratti a tempo determinato si traducono in più posti di lavoro a tempo indeterminato. Alla lunga, quindi, la contrazione del lavoro a termine, se dovesse perdurare su questi ritmi, potrebbe avere effetti negativi anche sull’occupazione stabile. L’obiettivo deve essere quello di incentivare il ricorso al tempo indeterminato senza necessariamente andare a discapito dei contratti a termine, che spesso rappresentano il primo passo verso la stabilizzazione o un’occupazione più duratura”.

E i disoccupati? Secondo il trimestrale di analisi congiunturale di Veneto Lavoro, La Bussola, a fine del 2018 i disoccupati disponibili registrati presso i Centri per l’impiego e domiciliati in Veneto risultano circa 344.000. Sono principalmente donne (190.000, pari al 55%); mentre gli stranieri sono 93.600 (27%) Per quanto concerne la distribuzione per classe di età, la prevalenza (53%) è degli adulti fra i 30 e i 54 anni (183.400), mentre giovani e anziani pesano entrambi per il 23%. I laureati sono circa 29.000 (meno del 10%) e risulta ancora rilevante il numero di soggetti in possesso solo della licenza di scuola media inferiore (35%). La distribuzione territoriale dei disoccupati risulta abbastanza omogenea: si oscilla tra i 50.800 disoccupati di Vicenza e i 75.500 di Venezia; inferiori i numeri di Rovigo (20.200 disoccupati) e Belluno (12.300 disoccupati).

Giusy Locati