Nessuna patrimoniale nel 2021.

Non passa la proposta di abolizione dell’IMU e della tassa sui conti correnti, introducendo un’imposta sulle grandi ricchezze.

L’emendamento alla Legge di Bilancio è stato bocciato in Commissione alla Camera.

Non ci sarà la patrimoniale in Legge di Bilancio 2021: l’emendamento è stato bocciato in Commissione alla Camera.

In parallelo, non ci sarà l’abolizione dell’IMU, della tassa sui conti correnti e dell’ulteriore balzello sul deposito dei titoli. Era questo l’obiettivo dell’emendamento sulla patrimoniale presentato da parte del PD e LeU al testo della Legge di Bilancio 2021.

Una tassa sui grandi patrimoni, da 500.000 euro in su, che avrebbe portato all’eliminazione della tanto odiata patrimoniale sulla casa, l’IMU, nonché del bollo sui conti correnti e sul deposito titoli.

L’emendamento è stato bocciato in Commissione Bilancio della Camera e rientra tra le 2.500 proposte di modifica alla Legge di Bilancio 2021 ritenute inammissibili.

Abolizione IMU e tassa conti correnti: non passa la patrimoniale in Legge di Bilancio 2021

Cosa prevedeva il tanto contestato emendamento alla Legge di Bilancio 2021?

Partiamo evidenziando che in Italia una tassa patrimoniale già c’è, e colpisce una grossa fetta di contribuenti, indipendentemente dal proprio reddito. Si tratta dell’IMU, l’imposta sulla casa che nel 2019 ha prodotto un gettito pari ad oltre 21 miliardi di euro.

L’IMU non si paga sull’abitazione principale, la cosiddetta prima casa, ma grava su chi possiede due o più immobili o abitazioni di lusso.

Un’altra “mini-patrimoniale” è la tassa sui conti correnti, l’imposta di bollo di 34,20 euro all’anno per le persone fisiche e di 100 euro per le aziende, dovuta da tutti i contribuenti possessori di un conto in banca.

La patrimoniale proposta da alcuni esponenti del PD e di LeU con il discusso emendamento alla Legge di Bilancio 2021 puntava ad abolire sia l’IMU che l’imposta di bollo sui conti correnti. Come? Con un prelievo sulle grandi ricchezze, che avrebbe portato nelle casse dello Stato un gettito aggiuntivo di 18 miliardi all’anno.

Patrimoniale sulle grandi ricchezze, da 500.000 euro a salire

Secondo quanto previsto dall’emendamento, a pagare la nuova patrimoniale sarebbero stati i contribuenti con patrimoni di valore superiore a 500.000 euro, secondo un sistema ad aliquote progressivo, così strutturato:

  • tassa dello 0,2% sui patrimoni da 500.000 a 1.000.000 di euro;
  • tassa dello 0,5% sui patrimoni superiori ad 1.000.000 e fino a 5.000.000 di euro;
  • tassa dell’1% sui patrimoni superiori a 5.000.000 e fino a 50.000.000 di euro;
  • tassa del 2% da 50.000.000 di euro in su.

Esclusivamente per il 2021, veniva inoltre prevista una patrimoniale extra, pari al 3%, per i patrimoni di valore superiore al miliardo, il cui gettito sarebbe stato destinato anche ad aiutare le fasce di popolazione maggiormente colpite dalla crisi economica causata dal Covid-19.

Ai fini del calcolo della tassa patrimoniale, l’emendamento prevedeva inoltre l’introduzione di un’apposita dichiarazione, per costruire un’anagrafe dei patrimoni posseduti dai contribuenti sia in Italia che all’estero.

La tassa patrimoniale proposta da alcuni esponenti del PD e da LeU avrebbe colpito meno del 10% dei contribuenti, portando in parallelo alla cancellazione dell’IMU e della tassa sui conti correnti della generalità degli italiani.

L’eliminazione delle patrimoniali nascoste già vigenti, e la riduzione della pressione fiscale per il ceto medio e per i contribuenti con redditi bassi sono i vantaggi evidenziati da chi sostiene la misura.

Una proposta che divide da sempre il Parlamento Patrimoniale in Legge di Bilancio, anche nel 2021 si è tentato ancora

La tassa, come era stata chiamata anni fa “Robin Hood ( ruba ai ricchi per dare a chi …), ha subito causato un’aspra discussione, e sia i partiti di maggioranza che di opposizione si sono detti contrari all’introduzione della patrimoniale sulle grandi ricchezze.

Sarà che tutti ancora ricordano quando, nel lontano 1992, lo Stato mise le mani nelle tasche degli italiani, con il decreto emergenziale voluto dal Governo Amato che, nella notte tra il 9 ed il 10 luglio, diede il via al prelievo forzoso del sei per mille sui conti correnti.

La critica principale alla proposta PD-LeU è che una nuova tassa sui ricchi rischierebbe di inibire ulteriormente gli investimenti e la ripresa nel periodo post-Covid, con un segnale non di certo incoraggiante e che rischia di trasformarsi in una sorta di “boomerang”, sottraendo risorse a chi potrebbe invece immetterle nel tessuto economico e produttivo.

Il tema è particolarmente scottante, e c’è da dire che lo “spauracchio” di una nuova tassa per finanziare il conto salato della pandemia è utilizzato ormai ciclicamente per ragioni più di natura politica che per motivi di equità sociale.

Lo stesso Partito Democratico ha preso le distanze dalla proposta sostenuta da alcuni suoi deputati (Matteo Orfini, Chiara Gribaudo, Giuditta Pini, Fausto Raciti, Luca Rizzo Nervo) e da Liberi e Uguali. Nettamente contrari all’inserimento della patrimoniale nella Legge di Bilancio 2021 anche il M5S ed Italia Viva, accanto ovviamente al no unanime dei partiti di opposizione.

Il destino dell’emendamento era di fatto già segnato. Lo stralcio della proposta tra quelle che saranno discusse con la Legge di Bilancio 2021 conferma che i tempi per ripensare alla tassazione dei patrimoni, anche per aiutare chi sta pagando in misura maggiore il conto della crisi causata dal Covid-19, sono tutt’altro che maturi.

Il Direttore Generale Rete di Veneto Eccellenze