Intervista di Dino Bertocco all’Ing. Giovanni Cecconi del Laboratorio Venezia per la Resilienza e animatore della Comunita’ Wigwam locale. Oggetto della discussione: il cantiere del Mose di Venezia.

La traversata dell’ultimo miglio lagunare in un Cantiere, quello del Mose di Venezia, nel quale migliaia di tecnici visionari e competenti unitamente a maestranze affidabili e generose, hanno dovuto fronteggiare le ondate di una governance compromessa dalla corruzione e dalle infiltrazioni della palude veneziana: malaffare & ideologismi, ambientalismo ostile e parassitismi.

Tutto ebbe inizio a Leningrado (ora San Pietroburgo)

Questa che ci accingiamo a raccontarvi è una storia che inizia in terra di Russia, quando la Russia era la Grande Patria del Socialismo ed in tema di Grandi Opere si giocava la reputazione ed aveva l’orgoglio e la convenienza a mostrarle all’Occidente, a testimonianza delle magnifiche sorti progressive e della insuperabile laboriosità del suo popolo…

Ettore Bonalberti ha aperto i cassetti della sua memoria (e del suo archivio) e ci ha inviato questa lettera:

“Ho conosciuto Luigi Zanda grazie all’On Gianfranco Rocelli, che fu relatore della Legge speciale di Venezia (legge 16 aprile 1973, n° 171) – interventi per la salvaguardia di Venezia -, ossia della prima normativa organica emanata dopo la drammatica alluvione del 1966.

Conoscevo Zanda per il suo rapporto di stretta collaborazione con l’On Francesco Cossiga, e seppi da Rocelli che Zanda, in quota IRI fu designato a presiedere il Consorzio Venezia Nuova, ma la nostra conoscenza personale diretta si realizzò a Venezia, all’Hotel Monaco Gran Canal, dove Zanda alloggiava. Nel 1986 fui nominato dal Ministro della Marina Mercantile, On Ariuccio Carta, Presidente dell’ICRAP (Istituto Centrale per la ricerca scientifica e tecnologica applicata alla pesca, che diverrà dopo pochi anni, ICRAM – Istituto Centrale per la ricerca scientifica e tecnologica applicata al Mare) incarico che conservai sino al 1995.

Non appena nominato presidente del CVN, Luigi Zanda con i suoi collaboratori tecnico-scientifici e in stretta collaborazione con la facoltà di idraulica dell’università di Padova, si pose il tema della soluzione più opportuna ed efficace, oltre che sostenibile, per la salvaguardia di Venezia, come espressamente indicato dalla legge istitutiva.

La città di San Pietroburgo, a quel tempo dell’URSS chiamata Leningrado, è una città attraversata dal fiume Neva che, proprio in quella località, sbocca nel Mar Baltico. L’URSS, con decisioni che solo un sistema di governo assolutistico poteva assumere senza contestazioni, aveva trovato la soluzione al problema. Luigi Zanda si propose di andarla a visitare (eravamo nel 1987) e, in quell’occasione, mi invitò ad accompagnarlo proprio nella mia qualità di Presidente dell’ICRAM. Alla vista della soluzione adottata dal governo sovietico, era evidente che quella muraglia di cemento non potesse essere la soluzione per una città fragile come Venezia sospesa miracolosamente tra il cielo e il mare. Partirono in quegli anni gli studi per il MOSE. Si acquisirono molte e diverse proposte di soluzione e la collaborazione di numerosi esperti e istituti scientifici italiani e internazionali, tra i quali il CNR e anche ICRAM diede alcune consulenze, acquisendo, tra l’altro, dal CVN studi e informazioni sui sistemi lagunari tra i più avanzati nel mondo che potemmo presentare in diversi incontri con alcuni istituti analoghi al nostro europei e internazionali.

Sin dall’inizio, diverse associazioni e gruppi ambientalisti si opposero al progetto del MOSE (Modulo Sperimentale Elettromeccanico) con argomenti discussi e oggetto di continue contestazioni nei diversi ambiti politico istituzionali. Di qui un tormentato percorso burocratico amministrativo del MOSE; un percorso ‘panterale’, che fu una delle condizioni non secondarie delle scandalose azioni di rapina compiute da inqualificabili reggitori di alcune delle istituzioni, i quali diverranno i protagonisti di uno degli scandali più delinquenziali di tutta la storia di Venezia. Questi ultimi sono stati amministratori disonesti, condannati dalla magistratura in maniera esemplare, da non confondere, in ogni caso, con Luigi Zanda, uomo probo e di grande competenza giuridica e amministrativa che seppe condurre per dieci anni il CVN con grande capacità di guida, senza mai problemi di natura giuridica. Una persona di cui mi onoro di essere amico.

Il risultato positivo raggiunto nei giorni scorsi del test sperimentale di apertura di tutte le 78 paratoie mobili premia il lavoro pulito di quanti hanno lavorato a una delle opere di ingegneria idraulica più importanti del mondo. Comprensibili le proteste di coloro che hanno avversato il progetto sin dall’affidamento dello stesso al cosiddetto ‘progettone’, ma, allo stato degli atti, come ha dichiarato il Presidente del consiglio Giuseppe Conte, l’unica cosa logica era e rimane il completamento dell’opera. Ora l’augurio è che alla prossima acqua alta Venezia e i suoi cittadini possano essere finalmente difesi”

Ettore Bonalberti – Ex Presidente ICRAP-ICRAM (1986-1995)

http://www.geecco.it/osservatori/mose-di-venezia-al-traguardo/

Dino Bertocco

 

Dino Bertocco

E’ fondatore e partner di TIME TO NET, una società che sviluppa attività editoriali online per la promozione di iniziative, servizi e prodotti. Nel corso della vita professionale ed imprenditoriale si è focalizzato sulle sfide dell’innovazione sociale e in particolare sui temi dell’equità e della partecipazione. Per conto del Consiglio Regionale del Veneto ha ideato e realizzato Civil Life e Demotopia, Progetti per l’Educazione civica nella Scuola e la Cittadinanza attiva attraverso l’e-Democracy, con l’ausilio delle nuove tecnologie di comunicazione. Attualmente è impegnato nella gestione di GeCCo – Generare e Condividere Conoscenza e DemoNetwork, iniziative per la promozione della collaborazione civica e professionale. Opera in numerosi “luoghi digitali” nei quali divulga e si confronta sulle questioni per le quali nutre interesse culturale e passione civile. 

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