Il bonus formazione 4.0, disciplinato dall’articolo 1, commi da 46 a 56, della legge 205/2017, è prorogato per tutto il 2020 con una nuova disponibilità concessa dallalegge di Bilancio di 150 milioni di euro. I commi 210-217 dell’articolo 1 modificano però l’incentivo, incidendo sui massimali di aiuto e abrogando la previsione secondo cui fosse necessario disciplinare espressamente lo svolgimento delle attività di formazione attraverso i contratti collettivi aziendali o territoriali.

L’incentivo prende il nome di bonus formazione 4.0 perché finalizzato alla formazione del personale dipendente per l’acquisizione o il consolidamento delle competenze nelle tecnologie rilevanti per la trasformazione tecnologica e digitale previste dal Piano nazionale impresa 4.0, quali big data e analisi dei dati, cloud, fog computing, cyber security, sistemi cyber-fisici, prototipazione rapida, sistemi di visualizzazione e realtà aumentata, robotica avanzata e collaborativa, interfaccia uomo macchina, manifattura additiva, internet delle cose e delle macchine e integrazione digitale dei processi aziendali.

Ne possono beneficiare, con la formula del credito d’imposta, tutte le imprese, a prescindere dalla forma giuridica, dal settore economico e dal regime contabile adottato. Restano, però, escluse le imprese «in difficoltà» e, con le modifiche della legge di Bilancio, anche quelle oggetto di sanzioni interdittive ai sensi del Dlgs 231/2001 e quelle non in regola con le normative sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e con gli obblighi di versamento dei contributi previdenziali e assistenziali a favore dei lavoratori.

Il bonus è accordato su un massimale di spesa differenziato per soggetto beneficiario: alle piccole imprese spetta un credito d’imposta nella misura del 50% delle spese ammissibili nel limite massimo annuale di 300mila euro; alle medie e grandi imprese, invece, il bonus è riconosciuto rispettivamente nella misura del 40% e del 30% delle spese ammissibili, nel limite massimo annuale di 250mila euro. Tuttavia, il bonus è elevato – fermo restando i massimali – fino al 60% nel caso in cui i destinatari delle attività di formazione ammissibili rientrino nelle categorie dei lavoratori dipendenti svantaggiati o ultra svantaggiati.

La formazione potrà essere erogata direttamente da soggetti interni all’impresa o da terzi soggetti accreditati per lo svolgimento di attività di formazione finanziata presso la regione o provincia autonoma, università, pubbliche o private o strutture ad esse collegate, soggetti accreditati presso i fondi interprofessionali e soggetti in possesso della certificazione di qualità in base alla norma Uni En ISO 9001:2000 settore EA 37. La legge di Bilancio ha incluso fra i soggetti erogatori anche gli istituti tecnici superiori. Ulteriore novità è che il credito d’imposta sarà utilizzabile dal periodo d’imposta successivo a quello di sostenimento delle spese ammissibili, esclusivamente in compensazione con obbligo, in capo alle beneficiarie, di effettuare una comunicazione al Mise. Cade l’obbligo di disciplinare espressamente lo svolgimento delle attività di formazione in contratti collettivi aziendali o territoriali.

Il Direttore Generale Rete di Veneto Eccellenze