Addio al super e iperammortamento: la legge di Bilancio 2020 ora all’esame del Parlamento sostituirà questa agevolazione (che nella sua versione originaria viene applicata dal 15 ottobre 2015) con una nuova forma di bonus che dovrebbe favorire sia l’acquisto di beni strumentali nuovi, sia quello dei beni “industria 4.0”. Il credito d’imposta Al posto dell’incremento del costo di acquisto – che si traduce a livello dichiarativo in una variazione diminutiva dell’imponibile fiscale – sarà concesso un credito d’imposta in misura differenziata a seconda del tipo di bene strumentale che viene acquisito. Quando. La nuova agevolazione riguarderà gli acquisti eseguiti dalle imprese nel 2020, oppure nel primo semestre 2021, ma in questo ultimo caso si dovrà “prenotare” l’acquisto tramite pagamento al fornitore del 20% del costo del bene a titolo di acconto entro il 31 dicembre 2020, oltre a detenere, sempre entro la stessa data, l’ordine accettato dal fornitore stesso. Quali beni. Il bonus avrà come oggetto i beni strumentali nuovi, fatta eccezione per tutti gli autoveicoli citati nel comma 1 dell’articolo 164 del Tuir: quindi è esclusa l’agevolazione anche nel caso in cui l’auto sia strumentale all’esercizio dell’attività propria dell’impresa (ad esempio, taxi o vetture per autoscuole). Sono esclusi anche i beni che hanno una percentuale di ammortamento inferiore al 6,5% (immobili e altri). Non è necessario che il bene presenti caratteristiche tecnologiche rilevanti. È sufficiente che sia nuovo. Quali soggetti. Come per il superammortamento, il credito d’imposta vale anche per gli esercenti arte o professione. Il bonus. L’agevolazione consiste nell’assegnazione di un credito d’imposta utilizzabile solo in compensazione “orizzontale” (articolo 17 del Dlgs 241/97) pari al 6% del costo del bene, senza che si applichino i limiti di importo per la compensazione stessa. Il tetto massimo di spesa che dà origine alla agevolazione è fissato in due milioni di euro. Industria 4.0. Se l’investimento riguarda beni a elevato contenuto tecnologico «industria 4.0», o beni immateriali, al posto del cosiddetto iper ammortamento si avrà un credito d’imposta stabilito nella misura del 40% del costo, per i beni materiali (tetto massimo di spesa 2,5 milioni, al di sopra del quale il credito scende al 20% fino al massimo di spesa di 10 milioni) e del 15% per i beni immateriali, con tetto di spesa pari a 700mila euro. In questa seconda ipotesi l’agevolazione è limitata alle imprese. L’uso del credito.

Il credito d’imposta non concorre alla formazione dell’imponibile reddituale o Irap ed è fruito in cinque quote costanti annuali ( beni materiali nuovi) o tre quote costanti annuali per beni immateriali industria 4.0. Infine, va segnalato che in caso di cessione o destinazione all’estero del bene agevolato entro il 31 dicembre del secondo anno successivo all’acquisto il credito va ricalcolato escludendo dal credito il bene stesso e riversando all’Erario l’ammontare già fruito. Pro e contro Nel caso del superammortamento, l’ammontare complessivo dell’agevolazione quale variazione diminutiva è superiore al credito d’imposta. Infatti, se prendiamo per semplicità una società di capitali soggetta a Ires al 24%, acquistare un bene di 100mila euro genera un maggior costo di 30mila euro, che al 24% produce un risparmio (oltre a quello dell’ammortamento ordinario) di 7.200 euro. Il bonus quale credito d’imposta invece è fissato a 6mila euro. Nel caso dell’iperammortamento, il risparmio d’imposta calcolato sul 170% in più del costo, è pari a 40.800 euro, mentre il credito d’imposta ammonta a 40mila euro. In questo secondo caso la misura è molto simile, però la tecnica delle due agevolazioni è molto diversa. Infatti, se il bene presenta una aliquota d’ammortamento bassa (ad esempio, il 10%), con il credito d’imposta ( in cinque anni) si velocizza il recupero dello sconto. Inoltre il credito d’imposta ha un utilizzo più duttile rispetto alla variazione diminutiva, perché in assenza di reddito imponibile può essere usato anche per saldare altri debiti da versare con F 24 (debiti previdenziali, Iva, Imu eccetera), mentre la variazione diminutiva genererebbe una perdita che semplicemente potrebbe essere riportata a nuovo, senza beneficio immediato.

Recupero accelerato e facilità di utilizzo: il tax credit sfida il bonus investimenti

Un aiuto per le imprese in perdita.

Un bonus più flessibile, con un recupero più rapido. La trasformazione in credito d’imposta dei vecchi super e iperammortamenti riscrive il tax planning per il 2020. La legge di Bilancio – attesa oggi al voto di fiducia in Senato – delinea un restyling profondo e impone alle aziende di rivedere i calcoli di convenienza degli investimenti programmati o in discussione. Il principale vantaggio nel passare da un ammortamento maggiorato a un credito d’imposta è che in quest’ultimo caso il beneficio può essere usato anche dalle imprese in perdita (il 30,5% delle società di capitali, secondo le dichiarazioni 2017, ultimo dato disponibile) o da quelle con un imponibile molto basso. Il disegno di legge di Bilancio, infatti, prevede che il tax credit possa essere speso in compensazione orizzontale, ad esempio per saldare il conto dell’Inps o dell’Inail, le ritenute dell’Irpef per i dipendenti, la liquidazione Iva o l’Imu sui fabbricati strumentali. Pur con questa apertura, restano alcuni aspetti da chiarire. Il credito d’imposta – a quanto pare da una prima lettura della norma in discussione – potrebbe evitare la stretta sulle compensazioni contenuta nel decreto fiscale (Dl 124/2019). Di contro, le imprese dovranno inviare una comunicazione al ministero dello Sviluppo economico e potrebbero doversi dotare ogni anno del Durc (ma è da confermare). Pesa anche la variabile temporale. Il credito è suddiviso in cinque rate annuali ed è spendibile dall’anno successivo a quello in cui avviene la consegna del bene, quindi da gennaio 2021 per gli investimenti dell’anno prossimo. Al contrario, l’ammortamento maggiorato viene spalmato in base al coefficiente di ammortamento, e per investimenti entrati in funzione – non solo consegnati – l’anno prossimo si sarebbe dovuto aspettare il saldo delle imposte 2020(30 giugno 2021).

Prendiamo una società tipo, come la Riletti Autotrasporti Spa. Non ha diritto ad agevolazioni per i veicoli (né con gli ammortamenti, né con il tax credit). Ma se acquista un impianto di carico fisso da 100mila euro, con il superammortamento al 30% ha una variazione diminutiva di 30mila euro, che recupera in dieci anni (ipotizzando per semplicità la quota intera al primo anno). Il tutto con un risparmio di 720 euro di Ires all’anno, cioè 7.200 euro totali. Il credito d’imposta vale invece 6mila euro, ma si recupera in metà tempo, con un effetto di 1.200 euro all’anno, spendibile anche in compensazione. Di fatto, per molte imprese, il minor valore assoluto sarà bilanciato dal rientro accelerato e dalla più ampia gamma di utilizzo. Per i beni con coefficienti di ammortamento elevati (comunque meno frequenti), il vantaggio finanziario derivante dal recupero sprint del tax credit potrebbe venire meno. Può capitare, poniamo, se la Riletti acquista attrezzature varie con coefficiente al 30 per cento. Per gli investimenti “industria 4.0”, in caso di ammortamento decennale, il vantaggio monetario totale è quasi identico (circa 40mila euro ogni 100mila investiti), ma il credito si recupera in metà tempo. Il che rafforza la portata dell’incentivo. Inoltre nel 2020 non sarà più necessario che il soggetto che acquista un software “4.0” (allegato B alla circolare 4/E/2017) abbia anche acquistato un bene strumentale ad alta tecnologia (allegato A). Nel caso dei beni immateriali, il recupero del credito d’imposta del 15%, triennale, è allineato al periodo di ammortamento. Così, se la Riletti avesse in mente di acquistare un software, le converrebbe attendere il 2020 per massimizzare i benefici fiscali. Discorso a parte per i soggetti che pagano l’Irpef. Chi subisce aliquote marginali elevate, con il credito d’imposta avrà un vantaggio inferiore alla variazione diminutiva. Questo non esclude di per sé l’appetibilità del tax credit, ma è un aspetto da valutare. Unitamente al fatto che con il credito d’imposta viene meno l’effetto collaterale dato dalla diminuzione della base imponibile previdenziale.

Il Direttore Generale Rete di Veneto Eccellenze