L’imprenditoria al femminile, una risorsa per superare la crisi 

 

L’Italia è il primo paese in Europa per numero di imprenditrici, sono quasi un milione e mezzo, circa un terzo della popolazione imprenditoriale italiana con un livello di istruzione superiore a quello dei colleghi maschi. Nel Veneto le donne imprenditrici iscritte al registro delle imprese rappresentano quasi il 19%. Stiamo parlando di donne piene di risorse, di entusiasmo e di voglia di dare un apporto consistente se non decisivo alla ripresa economica del nostro paese.

A livello nazionale un’impresa su quattro è guidata da donne sotto i 35 anni di età che danno lavoro a più di 300 mila persone. Ogni giorno aumenta il numero di donne che vorrebbero aprire un’impresa forti di idee innovative, frutto di esperienza, ricerca , studi di settore. Ma certo le difficoltà da superare sono ancora molte, prima fra tutte l’accesso al credito sia dal punto di vista della domanda che dell’offerta. Anche a livello di incentivi, nonostante molte regioni abbiano stanziato fondi a favore dell’imprenditoria femminile, rimangono ancora tanti ostacoli da superare.

Sono simbolici i dati del 2017 pubblicati dall’Osservatorio per l’Imprenditorialità Femminile di Unioncamere che dimostrano come, fra il 2014 e il 2016, l’incremento delle imprese femminili sia stato dell’1,5%: il triplo rispetto alla crescita del mondo imprenditoriale che non ha oltrepassato lo 0,5%. Ad oggi le donne sono riuscite a conquistare la guida di 1,32 milioni di imprese (21,8%), su un totale di quasi 7 milioni di imprese registrate. Imprenditoria agricola, commercio, turismo, ristorazione, estetica e imprenditoria cooperativa: sono questi i settori che hanno permesso alle donne di reinventarsi e di ottenere eccellenti risultati. Certo la comunicazione ha giocato e sta giocando un ruolo fondamentale rispetto a questa crescita, ma determinanti sono anche l’inventiva e il totale cambiamento del lavoro inteso come lo si intendeva decenni fa. Da questo punto di vista la donna, forse oggi è più pronta al cambiamento, alla ripartenza o alla resilienza come direbbe qualcuno.

In ogni caso si tratta di un modo di considerare gli svantaggi in maniera positiva e questo probabilmente ha facilitato il mondo femminile nel ritagliarsi uno spazio che, probabilmente fino a qualche anno fa, complici retaggi culturali speriamo sorpassati, non le era sicuramente possibile. Ora la sfida è quella di superarne altri e di saper svoltare definitivamente verso  un’idea di impresa davvero al femminile, come già succede in molte realtà. Una sfida che sappia coniugare specificità, competenze e, perché no?, sensibilità diverse, cosa che in altri paesi hanno letteralmente fatto la differenza.

Giuliana Lucca