Le masse finanziarie messe in gioco dal nuovo Def sono poca cosa. La manovra è di quasi 30 miliardi, ma in realtà è meno di 7, al netto della clausola Iva. E 7 è un po’ poco, per un governo dai colori così sgargianti come il rosso e il giallo.

Il ministro dell’economia Gualtieri sta spiegando che la manovra di Bilancio è davvero una scalata difficile, perché parte da meno 23 miliardi, ma lo sapevano tutti. Forse avrebbe fatto bene a dare la rappresentazione della complessità prima che il presidente Conte annunciasse tutto felice che i 23 miliardi erano stati già trovati.

Era meglio dire la verità agli italiani: non aspettatevi miracoli, perchè 23 miliardi non “si trovano” dissotterrando zecchini d’oro. L’epoca dei balconi che si aprono per dare l’annuncio che la povertà è stata abolita non doveva neppure cominciare, è stata una pagina surreale, che ha dato spago a chi la sparava più grossa.

La nostra finanza pubblica non sta bene. Può darle conforto solo una ripresa dell’economia e persino dell’inflazione, ma se sei a quota zero, e niente ma proprio niente del panorama economico internazionale ti aiuta (dazi, Brexit, Cina, crisi Germania), meglio spiegare che gli eccessi si devono pagare e che la ricreazione è finita.

La clausola Iva deve essere annullata ed è giusto, anche se personalmente non vedo l’effetto devastante che può avere su consumi, commercio, servizi visto che sono già a 0, le botteghe, i laboratori nelle grandi città chiudono tengono ancora per poco le botteghe e i laboratori dei piccoli comuni perché sono a conduzione familiare e finchè anche l’ultimo dei moicani della famiglia regge rimangono aperti. Ma prima o poi la questione dovrà essere affrontata, visto che il prossimo anno salirà a 28 miliardi. E quindi demonizzare la parola rimodulazione non va bene. L’Iva dei tartufi al 5% è davvero  intoccabile? Solo l’accenno a una diversa distribuzione delle aliquote ha provocato una notte di lunghi coltelli, con Renzi e Di Maio irremovibili.

Non tutto ciò che è fisco è tabù, così come non tutta la spesa è difendibile. Oltre 400 eccezioni fiscali sono un po’ troppe… Altrimenti, si da ragione alle facezie sui “numerini” e alla lamentela autolesionistica dell’Europa cattiva.

Le masse finanziarie messe in gioco dal nuovo Def sono poca cosa.

La manovra è di quasi 30 miliardi, ma in realtà è meno di 7, al netto della clausola Iva. E 7 è un po’ poco, per un governo dai colori così sgargianti come il rosso e il giallo. Il cuneo fiscale non si aggredisce con un paio di miliardi e qualche spicciolo da mettere in busta da luglio.

Oltretutto, dei 23 miliardi, ben 14 sono di nuovo a debito. L’Europa ce lo consente, ma non ce li regala, entrano nel debito. Il vento è cambiato a Bruxelles, dopo la virata antisovranista italiana, la dura sconfitta in Austria e i pasticci inglesi, in attesa di buone notizie da Madrid. Il miracolo, Gualtieri lo ha già fatto rendendo accettabile un deficit del 2,2 con tendenza al 2,3, mentre lo scorso anno aveva fatto scandalo il 2,4 fatto scendere al 2,04.

Giustissimo allarmarsi nel 2018, visto che passava l’idea che una promessa è già un atto di governo (troppo bello per essere vero). Una cosa imperdonabile, che ci è costata qualche miliardo di interessi sul debito, e ha lasciato ora sul tavolo due questioni simboliche, quota 100 e reddito di cittadinanza, che costano parecchio e non sono né il superamento della legge Fornero (che per fortuna è ancora in piedi), né un sollievo alla vera povertà. Ci sono solo dei navigator assunti (a termine…) per dare una mano. In via di principio è giusto che ogni governo che arriva non debba cancellare quello che ha fatto il precedente, ma se quota 100 costa e produce vantaggi per pochi, è giusto insistere? E’ vero che in cassa è rimasto qualcosa, rispetto a quello che si pensava di spendere, ma si rovescia un antico detto: siamo al lucro emergente da un danno cessante!

E insomma, con 7 miliardi cosa può fare un Paese che ha bisogno di rilancio, di crescita, di innovazione, di scuola, di ambiente e via elencando? Tra l’altro, proprio 7 sono i miliardi che dovranno venire dal recupero dell’evasione fiscale, e nessuno ci è mai riuscito fino ad oggi. Gualtieri ha spiegato bene il metodo che intende applicare, circoscrivendo una per una le casistiche, e sembra avere le idee chiare. Diamogli credito, ma i grandi numeri restano piccoli. Speriamo che non sia come quando Tria mise 18 miliardi di privatizzazioni all’attivo, per poi incassare zero.

Non basta avere a Bruxelles degli amici, per giunta italiani. Cerchiamo almeno di non metterli in imbarazzo.

Il Direttore Generale Rete di Veneto Eccellenze