Ammesso l’induttivo anche se la mancanza delle scritture contabili non è ascrivibile all’azienda. Nell’ambito dell’accertamento del reddito d’impresa il comma 2, lettera c) dell’articolo 39, Dpr 600/1973 autorizza l’accertamento e pertanto la determinazione dello stesso sulla scorta di presunzioni supersemplici, anche nel caso in cui sia stato acclarato che la mancanza delle scritture contabili sia ascrivibile a un comportamento incolpevole del contribuente. A tale conclusione è giunta la Corte di Cassazione con l’ordinanza 32509/2019 .

La Suprema Corte torna pertanto ad affrontare la fattispecie dell’accertamento induttivo nell’ipotesi di furto delle scritture contabili debitamente denunciato.
I Giudici di legittimità considerano la sottrazione segnalata, anche se non provata, un avvenimento che non esclude la colpa del derubato richiamando la disciplina che autorizza l’accertamento fondato su presunzioni semplicissime anche nell’ipotesi di mancanza della contabilità derivata da fatto non colpevole (Cassazione, sentenza 16108/2011).

L’assenza delle scritture contabili rappresenta, in ambito tributario, una fattispecie di estrema delicatezza in quanto, ai sensi dell’articolo 39 del Dpr 600/1973 e dell’articolo 55 del Dpr 633/1972, la mancata tenuta della contabilità e della sottostante documentazione non impedisce l’azione di verifica, che può essere eseguita anche attraverso l’accertamento induttivo puro fondato su presunzioni di qualsivoglia natura e, pertanto, in grado di prescindere dalla casistica che ha provocato l’assenza della documentazione, potendo tale verifica essere esperita anche in mancanza di una responsabilità diretta da parte del contribuente (Cassazione 1650/2010).

Inoltre, qualora il contribuente comprovi di essere nell’impossibilità di acquisire presso i fornitori dei beni o dei servizi le copia delle fatture contabilizzate, è necessario rifarsi alla regola generale secondo la quale la perdita senza colpa del documento non integra una ragione di esenzione dall’onere della prova, né trasferisce la medesima incombenza sulla controparte, rilevando esclusivamente quale situazione che legittima la prova per presunzioni, in deroga ai limiti per la stessa previsti (articolo 2724, n. 3, Codice civile).

Preso atto che la perdita incolpevole delle scritture e dei documenti contabili, in assenza di elementi di riscontro, non è in grado di giustificare i costi in quanto l’onere di provare i fatti che legittimano il riconoscimento delle spese incombe sul contribuente, quest’ultimo, non essendo nella condizione di comprovare la fonte che giustifica la deduzione pur avendo denunciato il furto della contabilità, deve attivarsi per la ricostruzione del contenuto delle fatture emesse e ricevute mediante l’acquisizione di copie delle medesime, non essendo esonerato dall’obbligo di dimostrare l’inerenza e la deducibilità dei costi esposti nelle dichiarazioni (Cassazione, sentenza 1650/2010).

Ai fini accertativi, pertanto, l’assenza delle scritture contabili anche per causa di forza maggiore, non determina alcuna immunità, avendo l’Amministrazione finanziaria la possibilità di utilizzare l’accertamento induttivo puro che si fonda su qualsiasi elemento presuntivo, restando intatta la potenzialità accertativa che esclude unicamente la punibilità penale.

Va ricordato infine che la fattispecie del furto delle scritture contabili è una casistica che viene analizzata dall’Amministrazione finanziaria sempre con grande attenzione e rigore, in conseguenza degli eventi fraudolenti che si sono verificati in passato.

PDF Cassazione, VI sezione civile, ordinanza 32509 del 12 dicembre 2019

Ufficio Stampa Veneto Eccellenze