Oggetto: La riforma delle pensioni sarà finanziata (in parte) con taglio alle pensioni d’oro.

Il Governo giallo-verde guidato da Giuseppe Conte è pronto per partire: tra i primi provvedimenti che questo dovrebbe attuare c’è la riforma delle pensioni, partendo dalla proroga dell’Opzione Donna.

Per Quota 100 e Quota 41, invece, bisognerà aspettare la Legge di Bilancio 2019, dove potrebbe trovare spazio anche la Flat Tax.

In questi giorni sono in molti a puntare il dito contro la riforma delle pensioni annunciata nel contratto di Governo sottoscritto da Lega e Movimento 5 Stelle definendola troppo onerosa; l’ultimo, in termini cronologici, è stato il presidente dell’INPS Tito Boeri, secondo il quale solamente per la Quota 100 saranno necessari 15 miliardi di euro.

Tuttavia, sia la Lega che il Movimento 5 Stelle hanno rispedito le accuse al mittente dichiarando che per la riforma delle pensioni serviranno non più di 10 miliardi di euro e che già è stato individuato il modo per recuperare le risorse economiche necessarie.

Come si legge nel contratto uno degli obiettivi primari sarà quello di tagliare le pensioni d’oro. Secondo quanto riportata da La Repubblica, però, ciò potrebbe essere particolarmente complicato a causa dell’introduzione di un altro provvedimento annunciato dal Governo: la Flat Tax.

Con l’introduzione della Flat Tax tagliare le pensioni d’oro sarà molto difficile, anzi c’è il rischio che il loro importo possa ulteriormente aumentare.

Le intenzioni annunciate da Lega e Movimento 5 Stelle sono di ricalcolare con metodo contributivo le cosiddette pensioni d’oro, ovvero quelle che hanno un importo mensile superiore ai 5mila euro.

Tuttavia, con la Flat Tax c’è la concreta possibilità che nonostante il ricalcolo con sistema contributivo queste pensioni risultino di importo maggiore del 30% rispetto ad oggi; per capirne il motivo bisogna fare riferimento ad una ricerca firmata da “Tabula-futuro e previdenza” realizzata per conto di Repubblica.

Secondo questa ricerca, infatti, per le pensioni molto alte non c’è un grande squilibrio tra importo dell’assegno e contributi effettivamente versati: infatti, mentre per le normali pensioni c’è uno squilibrio di circa il 20-30%, per le pensioni d’oro questo si aggira ad un massimo del 5%.

Cosa significa? Che se prendiamo una pensione normale calcolata interamente con sistema retributivo e la ricalcoliamo con il metodo contributivo ne risulterà un importo inferiore di circa il 20-30% rispetto alla precedente. Viceversa, ricalcolando una pensione d’oro utilizzando il metodo contributivo l’importo si riduce di poco più del 5%.

Quindi, ricalcolando l’assegno con il metodo contributivo, come d’intenzione del nuovo Governo, ne consegue un taglio di circa il 5% dell’importo, per un valore finale di 9.500€ lordi, 5.553€ netti.

Il risparmio, quindi, sarebbe di soli 284€ netti al mese, troppo poco per sperare di finanziare l’ambiziosa riforma delle pensioni indicata nel contratto di Governo.

 

 

 

 

 

 

Ma questo risparmio è da considerare con l’attuale sistema di tassazione; con l’introduzione della Flat Tax, ossia l’aliquota unica (15%) valida per tutti con la progressività dell’imposizione garantita dalla no tax area, l’assegno netto percepito dal pensionato salirebbe a 1.958€, ovvero 1.674€ in più rispetto a quanto avviene oggi.

Noi non guardiamo in faccia nessuno Boeri, Di Maio, Salvini, Conte pensiamo che bisogna mettere mano con urgenza alla Fornero, abbiamo bisogno di trovare una soluzione per gli innumerevoli potenziali pensionati che sicuramente libererebbero posti verso i giovani che hanno bisogno di iniziare una strada lavorativa, oramai delusa da anni. Abbiamo bisogno di dare prospettiva ai nostri giovani e tranquillità ai nostri anziani.

Maurizio Ebano

Direttore Rete Associative VenetoEccellenze