Cosa serve ora all’occupazione

Nella finanziaria 2020 o come viene chiamata ora legge di stabilità sono state approvate una serie di misure, definite indispensabili, rivolte a ridurre la circolazione del contante e a introdurre una serie di controlli elettronici sui comportamenti delle imprese e delle famiglie per l’intento di contrastare l’evasione.

Nella relazione in parlamento il Presidente del Consiglio si impegno con espressioni solenni di evitare qualsiasi condono.

Ora a distanza di 4 mesi, con l’avvento del corona virus, sono state allentate o addirittura sospese, se si legano alla parte degli accertamenti, bloccati fino al 15 maggio.

Il tutto deriva dalla stagionalità o per meglio dire dalla necessità di reperire lavoratori stagionali e di sostenere il reddito dei lavoratori precari per le conseguenze economiche delle misure derivanti dal blocco delle attività economiche, si pensa di varare una sanatoria per gli immigrati irregolari e all’introduzione di un sussidio al reddito per gli ex lavoratori sommersi, questo, almeno, trapela dalla relazione tenuta dalla Ministra del Lavoro in parlamento nei giorni scorsi, la maggioranza nelle risposte agli interpelli, ha spiegato che l’intento è nobile, vista la stagione e la precarietà della situazione.

Ora, mi pongo il problema, l’esigenza di reperire lavoratori stagionali, legata essenzialmente alla carenza dei lavoratori “rumeni comunitari”, ammesso che siano rimediabile la situazione con l’allentamento delle misure ristrettive attuali, è sostituibile con manodopera interna che è disponibile, visto il numero elevato di disoccupati e sottoccupati immigrati regolarmente residenti, che sono beneficiari dei sussidi al reddito, recentemente varati.

E’ chiaro, per la Ministra, il nesso esistente tra i provvedimenti che propone di introdurre e i problemi che si vorrebbero risolvere.

L’ ipotesi di una sanatoria per l’esigenza di far emergere gli immigrati irregolari, con i tempi richiesti per le verifiche delle richieste che abbiamo seguito dal 2011 ad oggi è, sicuramente, incompatibile con le esigenze della stagionalità.

Tra l’altro, da fonti delle Questure Italiane, gran parte degli immigrati che svolgono lavoro irregolari, anche confermato dalle indagini degli ispettori del lavoro, è regolarmente residente in Italia.

E’ chiaro che con il pretesto del coronavirus, si sta ventilando la possibilità di introdurre un sussidio provvisorio che poi diventerà fisso, che già in questi giorni si sta ventilando come “Reddito di Emergenza o Rem” da 500 euro per gli ex lavoratori sommersi, riducendo le sanzioni per i beneficiari che svolgono contemporaneamente un lavoro sommerso.

E così, dopo il Reddito di Cittadinanza, il Reddito di Inclusione, il Sussidio per i Tutorial che dovevano accompagnare i Cittadini nel trovare un lavoro, il cerchio si chiude con il sussidio pubblico che diventa un disincentivo a cercare un lavoro regolare e un incentivo per esercitare prestazioni sommerse per integrare il reddito familiare.

Cosa si dovrebbe fare, si potrebbe fare diversamente, e come?

  • Con la messa pubblica delle liste di disponibilità dei beneficiari dei sussidi vincolati ad accettare le proposte di lavoro regolari anche a termine, magari regolarizzando contrattualmente che esaurito il rapporto di lavoro precario c’è la possibilità di rientrare nei benefici. Incentivando con sussidi le imprese che assumono questi lavoratori, senza vincoli temporali, facendo rientrare in queste liste anche tutti i disoccupati che sono esclusi da benefici di legge o dai benefici dei vario redditi di cittadinanza come gli immigrati.

Sembra semplice, ma lo è, ma è pur vero che dal 2014 si ragiona sempre più a far diventare la sussistenza da crisi, pertanto da reddito di emergenza a reddito di disoccupazione stabile, con una sussidiarietà dello stato che non ha nessuna intenzione di far emergere  il lavoro nero ma di dare contributi alle persone per farle restare sempre più ai margini del lavoro.

Si preferirà conferire il Reddito di Emergenza facendolo diventare Reddito di Assistenza Continua, così si manterrà il lavoro sommerso allo stato attuale e il circolante in contanti sempre a disposizione.

Non si fa così lotta alla povertà!

Non si fa così la lotta alla dignità del lavoro!

Non si fa così la lotta agli immigranti irregolari!

Non si fa così la lotta al sommerso!

Serve dignità al Lavoro, serve consentire alle imprese italiane leggi chiare per incentivare il lavoro regolare, nella sicurezza, degli immigranti per sostituire gli italiani che su certi lavori non si vogliono più adattare.

Per questo la Rete di Associazioni Veneto Eccellenze già nel 2010, nel mentre Casartigiani Padova richiedeva un Piano Marshall finanziario escludendo le banche, chiedeva un “Nuovo Statuto dei Lavori”, che non poteva più essere la riedizione della “Legge 300/70 – Statuto dei Lavoratori” perché gli anni passano e il mondo del lavoro cambia e per questo serve un “nuovo programma del lavoro e di tutti i lavori, comprendendo i lavori stagionali nelle fabbriche alimentari, in agricoltura, nell’edilizia, ma garantire i servizi a domicilio alle famiglie, con incentivi alle imprese sulla logica dei Voucher per l’imprenditoria giovanile.

Valorizzando i sostegni pubblici e contrastando il lavoro sommerso e irregolare.

Da qualche mese si parla dello smart working, parola complicata che vorrebbe dire “lavoro agile”, ma agile per chi, per gli imprenditori per i lavoratori.

Si promuove soprattutto per le pubbliche amministrazioni, abbiamo visto in questi giorni il Registro Imprese del sistema Camerale, o l’INPS, si potrebbe essere un ulteriore incremento per offrire servizi diretti agli utenti, che in questi giorni presi dalle misure anti contagio potrebbero si utilizzarle per i mini servizi che gli EE.LL., Aziende Pubbliche potrebbero servire.

Un ripensamento radicale delle politiche del lavoro, magari mettendo a disposizione i fondi che la Ue mette a disposizione con i vari programmi dal Life, Sure favorendo servizi tecnologicamente avanzati, con risparmi di mobilità e pertanto di CO2 o per favorire la creazione di servizi rivolti a migliorare il rapporto tra il lavoratore e l’impresa, o a esporre, sempre meno, i lavoratori al rischio di perdere il lavoro.

Questo dovrebbero discutere i Saggi nominati da Conte, dovrebbero pensare alla fase 3, portando un contributo a favorire la ripresa economica legata ai servizi all’impresa ed ai cittadini per favorire una ripresa economica individuando i settori che ci possono offrire margini di crescita occupazionale, salvaguardando l’occupazione e i settori, così detti marginali da tempo, ma che sono nevralgici per il mantenimento economico come si è visto in questo momento con la PANDEMIA da CORONA VIRUS dove la globalizzazione ci ha portato a ricercare gli alimenti a Km 0 o sotto zero, oltre che i settori che saranno trainanti come la SANITA’, INFRASTRUTTURE, DIGITALIZZAZIONE DEI SERVIZI senza trascurare i servizi primari di assistenza e prevenzione alle PERSONE.

Per impostare la fase tre non bastano le risorse finanziarie, serve un progetto politico una visione di dove vogliamo attestarci nel dopo globalizzazione, per questo è dal 3 marzo, in tempi non sospetti che chiediamo un tavolo di concertazione retto dai Ministri e Sottosegretari Veneto D’Incà, Baretta, il Presidente Zaia, tutti gli Assessori Regionali per le Loro competenze, l’ANCI Regionale Veneto, I Sindaci dei capoluoghi, i Presidenti di Provincia, tutte le Associazioni di Categoria Imprenditoriale, i Sindacati dei Lavoratori, l’Unioncamere del Veneto, i Rettori delle nostre Università.

Per impostare la fase tre non bastano le risorse finanziarie, serve una visione. E questa, purtroppo, tarda a venire.

Il Direttore Generale Rete Associazioni Veneto Eccellenze