Il decreto su Quota 100 potrebbe contenere una forma di isopensione con la quale anticipare l’uscita dal lavoro fino a 3 anni

Con Quota 100 ci sarà la possibilità di smettere di lavorare già a 59 anni, nonostante questa misura preveda l’accesso alla pensione a 62 anni di età e con 38 anni di contributi. Vi starete chiedendo com’è possibile, quindi, anticipare ulteriormente l’accesso alla pensione; ve lo spiegheremo di seguito.

Come noto Quota 100 partirà nel 2019: nel dettaglio, le domande per il pensionamento potranno essere presentate già a febbraio, con le prime uscite programmate per aprile 2019.

Per la partenza di Quota 100, però, è necessario che il Governo approvi l’apposito decreto con il quale regolerà il funzionamento di Quota 100. Il testo, come anticipato da Claudio Durigon – sottosegretario al Ministero del Lavoro – sarà pronto tra il 10 e il 12 gennaio.

Nel frattempo stanno emergendo diversi dettagli sul testo del decreto su Quota 100, come ad esempio quello che prevede il pagamento ritardato del TFR/TFS per i dipendenti pubblici che faranno ricorso a questa misura.

Ma c’è un’altra novità – svelata nelle ultime ore dal Messaggero – che riguarda la possibilità per i lavoratori di smettere di lavorare con tre anni di anticipo rispetto alla maturazione dei requisiti per Quota 100, andando così in pensione a 59 anni.

Si tratta di un meccanismo simile a quello dell’isopensione, con il quale è l’azienda stessa a farsi carico dei costi necessari per anticipare la pensione dei propri dipendenti.

Quota 100, pensione anche a 59 anni: com’è possibile

Se pensavate di sapere tutto su come funziona Quota 100 vi sbagliavate: nel testo del decreto che sta preparando il Governo e che sarà approvato per la metà di gennaio, infatti, ci potrebbero essere diverse sorprese.

Una – come anticipato – è quella che prevede l’integrazione del meccanismo dell’isopensione per la Quota 100. Per chi non lo sapesse, l’isopensione è quell’incentivo introdotto dalla Legge Fornero con il quale le aziende possono liberarsi dei dipendenti in esubero pagando loro un’indennità sostitutiva per gli anni che mancano al raggiungimento della pensione. Nel dettaglio, con l’isopensione si può smettere di lavorare fino a 7 anni prima dal raggiungimento dei requisiti per la pensione.

Anche Quota 100 quindi dovrebbe prevedere una forma di isopensione, permettendo però di anticipare l’uscita dal lavoro fino ad un massimo di 3 anni. In tal caso, quindi, si potrebbe smettere di lavorare all’età di 59 anni.

Chi può andare in pensione a 59 anni con Quota 100

Come prima cosa è bene specificare che a 59 anni il lavoratore non andrebbe ufficialmente in pensione: nei tre anni che mancano al raggiungimento dei requisiti per Quota 100, infatti, il lavoratore percepirà un assegno straordinario per il sostegno del reddito.

Le norme che regolano Quota 100 prevedono dei fondi di solidarietà aziendali gestiti da associazioni di impresa e sindacati per erogare prestazioni aggiuntive nei vari settori. È proprio in questi fondi che sta il “segreto” dell’isopensione con Quota 100: in presenza di nuove assunzioni, infatti, questi enti potranno farsi carico del pensionamento anticipato dei dipendenti in esubero riconoscendo loro l’assegno straordinario nel periodo che manca alla maturazione dei requisiti specifici per accedere a Quota 100.

Ovviamente requisito fondamentale per poter accedere a questa misura è la presenza di un accordo tra il dipendente e l’impresa stessa; inoltre, l’azienda dovrebbe prevedere un piano di assunzioni per la sostituzione del personale in uscita.

Così come per l’isopensione, comunque, Quota 100 “anticipata” non avrebbe costi per lo Stato poiché, come anticipato, è l’azienda a farsi carico dell’indennità da pagare al dipendente.

Prima di concludere ricordiamo che al momento si tratta solamente di indiscrezioni visto che il testo del decreto di Quota 100 deve essere ancora ufficializzato; vedremo quindi nei prossimi giorni se effettivamente ci sarà la possibilità di anticipare ulteriormente l’uscita dal lavoro, al fine di favorire il ricambio generazionale.

Il Direttore Generale rete di Veneto Eccellenze