Se in alcuni paesi stanno stabilendo per legge la doverosa parità di stipendio tra uomo e donna coinvolti nella stessa mansione lavorativa, in Italia il divario economico tra i due sessi, è il più basso di tutta l’unione europea . La fotografia ce la fornisce Eurostat con i dati diffusi dall’istat . In media le donne guadagnano il 5,5% in meno degli uomini, primato condiviso con il Lussemburgo, a fronte di una media Ue del 16,3%. Le differenze più ampie si registrano in Estonia (26,9%), Repubblica Ceca (22,5%) e Germania (22,0%); quelle minori, oltre a Italia e Lussemburgo, Romania (5,8%) e Belgio (6,5%) . Il dislivello di retribuzione fra uomini e donne diventa più evidente in termini di paga oraria. In sostanza la differenza di retribuzione è più marcata laddove le donne ricoprono ruoli manageriali o quadro, fino a non molto tempo, fa occupati quasi esclusivamente da maschi. E qui si inserisce lo status sociale culturale ma perché no anche storico del concetto di famiglia come viene inteso “tradizionalmente” … Qualcuno ha voluto provocatoriamente parlare di “segregazione di genere ” a livello occupazionale (per esempio ci sono più uomini che donne in alcuni settori/occupazioni con retribuzioni mediamente più alte rispetto ad altri settori/occupazioni)”. E’ un fatto comunque che le maggiori differenze di paga oraria riguardino i manager…Dunque se è vero che il nostro paese non è certo fanalino di coda per quel che riguarda la parità di genere a livello retributivo, è anche vero che il dato utilizzato da Eurostat è quello relativo al salario orario medio, se si considera invece il reddito annuo lordo l’Italia perde molte più posizioni, arrivando al 50esimo posto nel mondo per gap salariale tra uomini e donne, sotto a molti Paesi europei come Francia, Finlandia, Spagna , solo per citarne alcuni.


LA PUBBLICAZIONE EUROSTAT-ISTAT, ‘LA VITA DEGLI UOMINI E DELLE DONNE IN EUROPA’, DIFFUSA IN OCCASIONE DELLA GIORNATA DELLA STATISTICA, SOTTOLINEA COME LO SCOSTAMENTO RETRIBUTIVO FRA DONNE E UOMINI FORNISCA “UN QUADRO GENERALE DELLE DISEGUAGLIANZE DI GENERE IN TERMINI DI PAGA ORARIA”. PARTE DELLE DIFFERENZE DI RETRIBUZIONE, “SI POSSONO SPIEGARE CON LE CARATTERISTICHE INDIVIDUALI DELLE DONNE E DEGLI UOMINI OCCUPATI (PER ESEMPIO, ESPERIENZA E ISTRUZIONE) E CON LA SEGREGAZIONE DI GENERE A LIVELLO OCCUPAZIONALE (PER ESEMPIO CI SONO PIÙ UOMINI CHE DONNE IN ALCUNI SETTORI/OCCUPAZIONI CON RETRIBUZIONI MEDIAMENTE PIÙ ALTE RISPETTO AD ALTRI SETTORI/OCCUPAZIONI)”. DI CONSEGUENZA, SI CHIARISCE, “IL DIVARIO RETRIBUTIVO È LEGATO A SVARIATI FATTORI CULTURALI, LEGALI, SOCIALI ED ECONOMICI CHE VANNO MOLTO OLTRE LA MERA QUESTIONE DI UN’UGUALE RETRIBUZIONE PER UN UGUALE LAVORO”.

DI CERTO “LE MAGGIORI DIFFERENZE DI PAGA ORARIA RIGUARDANO I MANAGER”. NEL CONFRONTO TRA LE DIVERSE PROFESSIONI, MA I DATI SI FERMANO AL 2014, LA QUALIFICA CHE HA REGISTRATO LE DIFFERENZE PIÙ AMPIE NELLA PAGA ORARIA, “23% PIÙ BASSI PER LE DONNE CHE PER GLI UOMINI”, È INFATTI QUELLA DEI DIRIGENTI. “LE DIFFERENZE MINORI – VIENE RILEVATO – SI SONO OSSERVATE NEI LAVORI IMPIEGATIZI (IMPIEGATI D’UFFICIO, SEGRETARIE ECC.) E PER I LAVORATORI DEI SERVIZI E DEL COMMERCIO (ENTRAMBI INFERIORI DELL’8%), DUE DELLE PROFESSIONI CON I SALARI PIÙ BASSI”.

RISPETTO AL “PRIMATO” ITALIANO VA PERÒ FATTA UNA CONSIDERAZIONE. IL DATO UTILIZZATO DA EUROSTAT È QUELLO RELATIVO AL SALARIO ORARIO MEDIO, SE SI CONSIDERA INVECE IL REDDITO ANNUO LORDO (RAL) L’ITALIA PERDE MOLTE PIÙ POSIZIONI, COME EVIDENZIATO AD ESEMPIO DAL GENDER GAP REPORT 2017 DI JOBPRICING, CHE POSIZIONE IL NOSTRO PAESE AL 50ESIMO POSTO NEL MONDO PER GAP SALARIALE TRA UOMINI E DONNE, SOTTO – CIOÈ CON DIVARI PIÙ AMPI – A MOLTI PAESI EUROPEI COME FRANCIA, FINLANDIA, SPAGNA E ALTRI.

Giuliana Lucca