Il Referendum del 30 settembre per la creazione dei due comuni autonomi di Venezia e Mestre

Che parto lungo quello delle Città metropolitane italiane! Ma come tutti i “brodi lunghi” funzionano?

Esse dovrebbero seguire l’esempio di quelle già esistenti in Europa, sia come struttura, sia come finalità.  

Se ne cominciò a parlare  agli inizi degli anni 90 con la legge 142 e  mi domandavo a cosa potevano servire essendoci  già  le Province e le Regioni; ma erano altri tempi e di soldi,  all’apparenza, ce ne  erano tanti, anche se, alla fine, le spese di quegli anni  fecero aumentare a dismisura il debito pubblico che ci ritroviamo  oggi.

Ma le Città metropolitane venivano  indicate come la soluzione di ogni problema: coordinamento dei comuni  del territorio,  pianificazione territoriale; viabilità, traffico e trasporti; tutela e valorizzazione dei beni culturali e dell’ambiente; trattamento e smaltimento dei rifiuti; servizi di area vasta nei settori della sanità, della scuola e delle formazione professionale … Nonostante questo non capivo, tutte queste funzioni erano già delle Provincie e delle Regioni e mi sembravano una sovrastruttura per buttare via altro denaro pubblico.

Come in altre occasioni l’importante è far credere che si vuole riformare, poi, se la situazione viene peggiorata da sbagliate ed inutili riforme, poco conta. Ma torniamo alle Città metropolitane.

La loro gestazione e il loro parto durò a lungo fino con la L. n. 265 del 1999, il D. Lgs. n. 267 del 2000 e addirittura con la riforma del Titolo V (L. C. n. 3 del 2001), con la quale arriva la legittimazione costituzionale delle città metropolitane che le dotava di autonomia tributaria e impositiva. Si giunge così quasi ai giorni nostri, con le previsioni sulle Città Metropolitane della L. 42 del 2009 abrogate dalla spending review del Governo “Monti”  (L. n. 135 del 2012) che, contestualmente, sostituiva, a partire dal 1° Gennaio 2014, dieci Province con altrettante Città Metropolitane.

Nel frattempo, si fece di tutto per cancellare le Province, senza riuscirci, ma ottenendo che importanti parti della nostra PA venissero demotivate  per le prospettive incerte sul loro futuro lavorativo  e per il trasferimento di importanti competenze ad altri Enti. Generando così ulteriori sprechi e confusione con l’unica certezza del debito pubblico sempre più alto!

La riforma “Delrio”

Il difficile parto  delle Città Metropolitane  ha il suo atto più recente nel Ddl presentato il 20 Agosto del 2013 dal Governo “Letta” (cosiddetta riforma “Delrio”) e trasformato nella L. n. 56 ad inizio Aprile 2014. Le Città Metropolitane interessate dalla L. n. 56. sono Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria, cui potranno aggiungersi altre città metropolitane adottate dalle Regioni a Statuto Speciale.

In base al comma 2 dell’unico articolo della Legge: “ Le città metropolitane sono enti territoriali di area vasta con le funzioni di cui ai commi da 44 a 46 e con  le  seguenti  finalità istituzionali generali: cura dello sviluppo strategico del territorio

metropolitano; promozione e gestione  integrata  dei  servizi,  delle infrastrutture e delle  reti  di  comunicazione  di  interesse  della città metropolitana; cura delle relazioni istituzionali afferenti al proprio livello,  ivi  comprese  quelle  con  le  città  e  le  aree metropolitane europee.”

Analizziamo  ora il caso specifico della Città metropolitana di Venezia e del Veneto: le province sono ancora là, tranne quella di Venezia sostituita appunto dalla città metropolitana. Una popolazione di poco più di 800 mila abitanti. Ma se guardiamo alle dimensioni delle città metropolitane in Europa, circa 4/5 milioni di abitanti,  è spontaneo  domandarsi se essa è o meno, nel caso del Veneto, una inutile sovrapposizione che  dovrebbe proprio coincidere con il territorio della stessa Regione; e domandarsi se, per risparmiare complicazione amministrativa e legislativa e soldi debba sopravvivere l’una o l’altra! Dunque la domanda è: ci teniamo la Regione ed eliminiamo la Città metropolitana? Nel frattempo di sicuro c’è che  restano solo le tasse che i cittadini devono pagare mentre si aspettano i miracoli promessi da questi nuovi Enti.

Miracoli che sembra siano lungi dal realizzarsi!

Anzi ci si trova già di fronte a conflitti di competenze e, magari, aspettiamoci  ricorsi in Corte Costituzionale per capire se certe competenze sono della Regione o della Città metropolitana di Venezia.

La quale nel frattempo ha un Sindaco nominato e non democraticamente eletto, fatto questo che ne diminuisce l’autorevolezza; vogliamo mettere un Presidente di Regione democraticamente eletto rispetto ad un Sindaco metropolitano nominato?

Con l’aggravante che, se esso fosse stato eletto democraticamente, in base al comma 22 sempre della Delrio, “Lo statuto della città metropolitana può prevedere l’elezione diretta del sindaco e del consiglio metropolitano con il sistema elettorale che sara’ determinato con legge statale. E’ inoltre condizione necessaria, affincè si possa far luogo a elezione del sindaco e del consiglio metropolitano a suffragio universale, che entro la data di indizione delle elezioni si sia proceduto ad articolare il territorio del comune capoluogo in più comuni…..”; sommando confusione a confusione si poteva allora evitare di dover celebrare il referendum previsto per il prossimo 30 settembre  voluto da quasi 10.000 cittadini veneziani desiderosi  di dare un’autonoma amministrazione  a due realtà diversissime, Mestre, città di terraferma che vive problemi simili a tante altre città italiane ed europee senza però riuscire ad avere una propria dignità di Comune, e Venezia , Città unica al mondo che, incredibilmente, senza una propria amministrazione speciale e dedicata, sta diventando una affollata Disneyland che verso il 2050 non avrà più abitanti residenti.

Invece l’attuale Amministrazione di Venezia non solo non ha voluto procedere all’elezione del Sindaco metropolitano, ma, nonostante il dettato e lo spirito della Legge porti verso l’articolazione del Comune Capoluogo in più comuni, addirittura ha proposto ricorso contro l’indizione del Referendum, massimo strumento di democrazia e di espressione della volontà dei cittadini, presso il TAR.

E che ha fatto il TAR? Si è preso una grandissima responsabilità dichiarando illegittimo il referendum. Una sentenza a dir poco politica che impedisce la libera espressione della volontà popolare! Un fatto di gravità inaudita per il quale è responsabile il Sindaco di Venezia Brugnaro che ha fatto di tutto per impedire che il referendum si svolgesse, nonostante i patti sottoscritti in campagna elettorale e gli impegni presi con le forze politiche della sua coalizione.

Con ricorsi e controricorsi che al solito costano alle tasche dei cittadini.

Una decisione, quella del TAR, che, sulla base di una legge ordinaria (la c.d. Delrio) toglie le competenze alle Regioni garantite dall’art. 133 della Costituzione che recita: “ La Regione, sentite le popolazioni interessate, può con sue leggi istituire nel proprio territorio nuovi Comuni e modificare le loro circoscrizioni e denominazioni”

Il Governo giallo verde si è per fortuna dichiarato a favore del  Referendum e, grazie al ricorso che verrà presentato in Consiglio di Stato,  auspico vivamente che i cittadini di Venezia e Mestre, stanchi di un Comune unico inefficiente, costoso (le tasse locali a Venezia sono fra le più alte d’Italia) e sprecone, possano finalmente esprimersi per il SI alla creazione dei due Comuni autonomi di Venezia e Mestre; seguendo magari l’esempio del Comune del Cavallino, staccatosi da più di un decennio dal grande comune unico di Venezia ed esempio di buona e virtuosa amministrazione che ha ancor più convinto i residenti a non voler mai più rientrare nelle braccia del Comune di Venezia.

Nel frattempo Mestre e, soprattutto Venezia, stanno perdendo residenti (a Venezia due terzi hanno lasciato la città negli ultimi 40 anni), Venezia è invasa da un turismo di massa che la sta facendo diventare una Disneyland quartieretto di una Città molto più grande e Mestre dormitorio senza identità, con la bella trovata di costruire dappertutto ostelli a basso prezzo che provocheranno ulteriori invasioni a Venezia.

Che dire come conclusione? Le perplessità su questo nuovo Ente restano tutte, come la speranza che Regione e nuovo Parlamento portino ordine e chiarezza e, infine, la realizzazione di quanto sempre promesso e auspicato.

Gian Angelo Bellati