Il superlativo di male, dal latino “malus”, si ricava con l’aggettivo “pessimus”, da cui deriva il tanto attuale: pessimismo.

Il pessimismo quindi è figlio del male e siccome nessuno di noi (tranne qualche idiota seguace delle sette sataniche), amerebbe andare a braccetto con il male, sarebbe l’ora di assumere una maggiore quota di ottimismo per “spantanarci ” da questa melma economico/politica che con puntualità da bollettini di guerra, ci viene ormai quotidianamente propinata attraverso i mezzi d’ Informazione. Nella vita di tutti noi esiste sempre una seconda occasione, ovvero un secondo tempo. Nel mondo pallonaro le partite di calcio più sfortunate e difficili, attendono il secondo tempo per rovesciare spesso le sorti del match.

Nella cinematografia il secondo tempo ci aiuta a trovare tante risposte per chiarirci tutto ciò che il primo tempo ci aveva mostrato. Anche la musica leggera italiana lo ha urlato più volte a piene corde vocali. Da ultimo il bravo Max Pezzali quando cantava: “… Non è il momento di scherzare, qui c’è un casino, un casino di cose da fare… E mi devo sbrigare che c’è il mio secondo tempo e non voglio perderlo… “.

La situazione è certamente seria e complessa e non dobbiamo banalizzarla ma credo che solo poche persone molto esperte siano riuscite a delinearne i veri contorni e capire cosa significhi in termini di economia reale quando i grandi speculatori prendono di mira i listini di alcune borse valori come quella italiana, determinando brusche accelerazioni dello spread oppure se sia giusta o sbagliata una Legge patrimoniale da introdurre all’interno della prossima manovra finanziaria.

In realtà la macro economia ragiona per massimi sistemi ancora poco percepiti da chi vive le regole e le modalità esistenti tutt’oggi nel nostro tessuto artigiano di nord est che in questi momenti di incertezza, a parte un po’ di turbolenza inevitabile, riesce ancora e fortunatamente ad esprimersi sul Mercato con caparbia determinazione ed indiscutibile professionalità.

Pur tuttavia in giro si ascoltano troppo spesso discorsi negativi, lamentosi e pessimisti. Ci lamenteremo allo stesso modo del caldo che farà in agosto invocando la nostra voglia di fresco così come ci lamenteremo del freddo che farà in inverno e della nostra voglia di tornare all’estate. Siamo sempre in cerca di qualche argomento di cui lamentarci quando ci si incontra e si scambiano quattro parole. Questo atteggiamento ha origini antiche nella nostra cultura che qui sarebbe impossibile spiegare storicamente, e psicologicamente, per mancanza di spazio e soprattutto di competenza da parte del sottoscritto. È certo comunque che dall’ottocento in poi si è fortemente radicata nell’italica specie, la convinzione che la vita sia un trascorrere di giornate più di sofferenza che di gioia, quasi che il Male debba mantenere il suo dominio sul Bene. Religione in primis ma anche letteratura, filosofia, scaramanzia, luoghi comuni e leggende popolari, ci portano spesso in questa direzione.

Io più semplicemente penso che per tutti noi esista un secondo tempo nella vita, una fase che chiude un ciclo, ed apre la nostra mente a nuove scelte e decisioni frutto di una nuova prospettiva del nostro modo di guardare al futuro. Proviamo dunque tutti insieme a giocarci questa seconda opportunità, con indiscutibile senso critico verso le scelte di chi alternativamente ci rappresenta al governo del Paese ma anche con maggiore speranza ed ottimismo verso il nostro futuro.

Iniziamo a sorridere di più a noi stessi ed agli altri, e quando ci si incontra per strada per salutarsi, proviamo a cambiare anche noi, partendo dai piccoli gesti. Di fronte ad un candido: “ciao come stai?” replichiamo con la serenità interiore di chi è consapevole di avere ancora salute, lavoro, amore da parte di chi ci sta vicino ma soprattutto la voglia di sognare ancora molto e il desiderio di fare ancora nuovi progetti per il futuro.

Se questo significherà apparire matti agli occhi altrui, spero allora che la vita diventi presto un vero manicomio, perché i matti sono spesso persone vive e vivaci. I pessimisti invece condurranno in processione questa Società, al cimitero delle emozioni. Una cerimonia funebre che in molti tra noi si stanno già preparando con un certo modo di pensare rassegnato e figlio di una sconfitta che in realtà non è ancora maturata e probabilmente mai maturerà.

Stefano Cannas