Emissione subito minibot per finanziare il reddito di cittadinanza non sarebbe la mossa più logica e coerente per un governo che volesse davvero ribaltare il tavolo in sede europea

Un’estate costellata di polemiche su immigrazione e sulla concessione delle autostrade dopo il dramma di Genova sta per volgere al termine e si avvicina il momento decisivo di confronto tra il governo giallo-verde e i mercati finanziari.

Il nuovo e inedito governo ha finora fatto melina sul tema più caldo al momento della formazione della coalizione, quello che ha dato il la alla controversa situazione del no di Mattarella a Paolo Savona all’economia: il rapporto tra l’Italia e l’Europa in tema di politiche economiche, inclusa la volontà di rimanere nell’area euro o uscirne.

Se è vero che il nuovo governo si è materialmente insediato a ridosso della pausa di agosto è innegabile che i temi economici siano passati in secondo piano nel dibattito politico nazionale. Non è del resto un mistero che su questo piano il programma di governo sia un patchwork tra linee operative diverse con la Lega orientata verso il taglio delle tasse con le varie ipotesi sulla flat tax e il M5S orientato a rendere realtà il reddito di cittadinanza.

Entrambe le proposte sono ovviamente incluse nel contratto di governo e ci si aspetta quindi che siano realizzate.

A ben vedere, proprio questi due punti programmatici potrebbero rappresentare un eccezionale punto di convergenza tra MoVimento 5 Stelle e Lega per un intervento immediato e congiunto di stimolo all’economia.

Stampare i minibot e iniziare la distribuzione con un reddito di cittadinanza, magari universale e maggiorato per disoccupati e famiglie in difficoltà, sarebbe una soluzione ottimale per garantire l’immediata circolazione dei minibot e al contempo la realizzazione in tempi brevi del reddito di cittadinanza senza il quale il M5S avrebbe obiettivamente grandi difficoltà a ripresentarsi alle urne con un nulla di fatto.

La distribuzione universale dei minibot incentiverebbe l’utilizzo come moneta: essendone in possesso ogni cittadino l’intera nazione avrebbe interesse ad accettarlo come moneta e non rischierebbe di diventare un’odiosa «moneta dei poveri» come la social card.

Si tratterebbe di una convergenza naturale se le due fazioni fossero state del tutto oneste nel produrre il contratto di governo: da ambo le parti si avrebbe l’opportunità di attuare un punto importante tra quelli proposti in campagna elettorale.

Una volta deciso l’avvio del programma minibot potrebbe poi partire il secondo canale di distribuzione degli stessi già annunciato da Claudio Borghi in campagna elettorale: il pagamento dei debiti dello Stato verso cittadini e imprese, altra situazione particolarmente odiosa che rappresenta da anni un freno all’economia e peggio ancora un vergognoso attacco alla coesione sociale della nazione e allo spirito di reciproca fiducia che dovrebbe unirne i singoli membri. Come si può infatti avere fiducia in un sistema economico in cui lo Stato è il primo cattivo pagatore?

Tasto dolente dell’iniziativa sopra esposta potrebbe essere quello legato allo sforamento delle regole europee sul deficit/pil: la creazione di minibot per la distribuzione ai cittadini verrebbe certamente inquadrata come spesa a deficit senza coperture. 

Tuttavia su questo punto il governo Conte perderebbe un grande occasione se non forzasse la mano sforando di proposito e avviando la scommessa per cui una corretta manovra di stimolo economico sarebbe un tale volàno per la crescita economica da portare già dal primo ciclo economico a una riduzione del rapporto debito/PIL.

Verrebbe insomma confermato il detto di Jean-Baptiste Alphonse Karr «plus ça change, plus c’est la même chose», ovvero se un governo di rottura si comporta come il più grigio governo tecnico non c’è ragione di preferirlo a quest’ultimo, con ovvie conseguenze alla seguente tornata elettorale che con grande probabilità arriverà molto prima della fine naturale della presente legislatura.

 

 

Ufficio Stampa Veneto Eccellenze