In questo periodo di crisi economica, anche nel ricco Nordest, c’è un veneto che da ormai qualche anno si è dato da fare per aiutare gli imprenditori in difficoltà.

L’artigiano veneziano Ildebrando Lava, classe 1956, ex Presidente degli artigiani di San Donà di Piave e titolare di Lava Group 1978 che si occupa di sistemi di sicurezza, ha promosso l’attivazione nel 2016 del “Fondo per le vittime di mancati pagamenti”. “E’ sotto gli occhi di tutti come alcuni imprenditori piccoli o grandi anche veneti abbiano rischiato il fallimento perché il loro lavoro non è stato retribuito per molti mesi o anni – dichiara lui – questo è un primo passo verso la tutela dell’impresa onesta in crisi a causa dei mancati pagamenti. Se uno lavora deve essere remunerato entro al massimo 90 giorni e non finire magari in bancarotta e meditare bruttissime azioni come è successo: dobbiamo fermare questo scempio”.

La Legge di Stabilità 2016 ha istituito il fondo nazionale gestito dal Mise (30 milioni con erogazioni di massimo 500.000 euro ad azienda) così com’è noto che la Regione Veneto ha istituito un analogo fondo destinato alle aziende della regione (un milione di euro con una quota di 50.000 euro ad azienda a fondo perduto). “Ambedue i fondi sono stati ideati dal sottoscritto e il primo firmatario per quello nazionale è stato l’allora senatore Mario Dalla Torre – continua lui – li ho proposti al mondo politico che li ha accolti spostando ove possibile i mancati pagamenti dall’area dell’azione civile all’ambito penale. Lo spirito era dettato dalla necessità di dare un orizzonte a quelle aziende derubate legalmente del frutto del loro lavoro da parte di quell’esercito di furbi che stanno letteralmente devastando l’economia del Paese, buttando alle ortiche ogni tipo di etica e onestà”.

Lei ha toccato con mano questa triste realtà? “Conosco aziende sane che si sono viste dall’oggi al domani senza liquidità, con commesse che non sarebbero mai state pagate, trovandosi davanti a clienti che utilizzano indegnamente le leggi vigenti, compresa quella concorsuale nata con fini nobili, ma che di fatto ha consentito la devastazione economica nell’intero Paese. Un numero incredibile di imprese le ha già utilizzate per non pagare i fornitori, generando di fatto un girone infernale senza fine che trascina nel baratro chi ha lavorato onestamente”.

Il fondo può essere la soluzione del problema? “Non è un punto di arrivo, ma uno strumento per ridare ossigeno alle aziende in difficoltà, un salvagente momentaneo per chi non ha altre vie di uscita indipendenti dalla propria volontà”. Ci sono stati sviluppi recenti per quanto il suo fondo? “In questi giorni ho appreso con piacere che il Vice Premier Di Maio ha proposto un emendamento per consentire ai fornitori di Mercatone Uno di attingere al fondo ma vorrei ricordare che si deve giungere a delle norme che facciano vera e propria prevenzione, consentendo a chi deve vigilare di fermare chi sta creando voragini finanziarie a danno dei fornitori e delle casse dello Stato. Quindi è prioritario emanare norme a tutela dei pagamenti che garantiscano senza se e senza ma il rispetto dei termini imposti per legge”.

E se vengono disattesi? “In questo caso deve intervenire seduta stante lo Stato, come ad esempio da quanto previsto dalla Decreto-legge del 2012 che si occupa di disciplinare la filiera alimentare in materia di cessione di prodotti agroalimentari freschi. Qui si indica in massimo 60 giorni il pagamento e si prevede che l’Autorità Garante per la Concorrenza ed il Mercato possa avvalersi del supporto operativo della Guardia di Finanza però il tutto viene parzialmente vanificato dalla aggiunta di una clausoletta che prevede il salvo accordi diversi tra le parti. Ovviamente la legge deve essere usuale per tutti perché se si allargano le maglie si da un margine discrezionale che non deve esistere”.

Riassumendo quali sono le sue proposte? “Nei rapporti fra aziende la fattura dovrebbe diventare un documento fiscalmente inutile perché dall’attuale regime per competenza si deve passare a quello per cassa. Il committente riceve la fattura e si scarica l’Iva, tranne i casi in cui si applica il Reverse Charge. Se il fornitore la paga dopo aver incassato e il committente la può scaricare solo dopo averla pagata, per le casse pubbliche non cambia assolutamente nulla. Questo vale anche per le tasse da pagare, quindi chi ha emesso la fattura non paga le relative tasse prima dell’incasso e chi l’ha ricevuta non scaricherà prima di aver pagato e non inserirà i beni in ammortamento; anche in questo caso il saldo dello Stato italiano sarà invariato. Perciò la fatturazione dei lavori svolti va emessa nello stesso mese di competenza e quindi mese per mese e tutti i pagamenti devono avvenire attraverso l’Istituto di Credito con presentazione di RiBa o fatture.

In caso di insoluto provvederà direttamente la banca ad inoltrare in automatico agli organi competenti al controllo il nominativo di chi non onora gli impegni assunti e segnaleranno alla magistratura gli insoluti, soprattutto quali seriali, così da poter bloccare per tempo chi si sta strutturando per un bel concordato o fallimento lasciando sul lastrico i creditori e lo Stato”.

Paolo Braghetto