Rallenta la crescita delle esportazioni veronesi che hanno registrato un +1,4% nei primi nove mesi dell’anno a quota 8,5 miliardi di euro.  Questo, dopo che nel secondo semestre del 2017 si era registrata una crescita del +1,6%. Per l’economia veronese, dunque, continua il boom in Russia e in Cina, corrono macchinari e abbigliamento, continua il recupero della termo meccanica,  ma frena l’agroalimentare e prosegue la flessione del marmo. Tra i principali mercati di riferimento Germania, Regno Unito e Stati Uniti, segnano una frenata, mentre crescono Francia e Spagna.

«La performance modesta rispetto al Veneto, +2,9%, e all’Italia, +3,1%, non induce ad essere ottimisti sull’attuale congiuntura economica, tanto più se si considera il recente ribasso del Pil – commenta il Presidente della Camera di Commercio  di Verona Giuseppe Riello – conforta la multisettorialità su cui poggia la capacità del nostro territorio di affrontare l’ambivalenza dei cicli economici. A fronte dell’alimentare che arretra del 2,1%, il vino in calo del 2,6% e l’ortofrutta che segna un – 5,5%, consolano i macchinari che crescono dell’8,3%. Si difendono bene anche l’abbigliamento in aumento del 10,1% e le calzature con un + 3%. Bisogna poi ricordare che l’export di vino cresce ininterrottamente dal 1993, tranne un anno, il famoso 2009. L’ortofrutta poi, pur essendo in contrazione, ha perso meno degli altri competitor italiani, Bolzano e Bari, e da terza in Italia per volumi di export, Verona è diventata prima provincia esportatrice. Preoccupa, invece, il marmo, in flessione del 14%. Un settore che già da qualche trimestre perde quote di mercato estero». L’agroalimentare rimane sempre il primo comparto dell’economia veronese con il 25,9% di quota sul totale export. I macchinari pesano per il 20,8% in leggero aumento e il tessile -abbigliamento più le calzature quotano un 13,1%. Continua, invece, la ripresa della termomeccanica che cresce del 15,9% a 115 milioni di euro.

«Quanto ai mercati di destinazione si consolida la presenza nel Nord e nell’Est Europa, crescono Polonia (+3,6%), Belgio (+7,5%) ma anche Russia (+5%) e Paesi Bassi (+15,6%), – continua Riello – mentre sono ancora in calo il Regno Unito del 1,8%% e gli Stati Uniti del 5,7. Per la prima volta le nostre imprese perdono terreno anche in Germania, nostro primo partner commerciale (-3,4%). Un calo preoccupante perché si tratta di economie in crescita. Questo, probabilmente, è dovuto al protezionismo degli Stati Uniti e alla Brexit. Conforta l’aumento del 2,7% nei Paesi oltre i nostri primi dieci mercati di riferimento, un segnale della mobilità delle nostre imprese che iniziano a diversificare i rischi su più aree geografiche. Ottima, infine, la performance anche in Cina (+11%)».

Nella top ten dei mercati di destinazione delle merci scaligere, la Germania si conferma il principale partner commerciale con 1,4 miliardi di euro di export. Nonostante questo, si registra un – 3,4% rispetto ai primi nove mesi del 2017. Questo dato pesa per il 16,4% sul totale complessivo delle vendite estere. A seguire si trova la Francia che pesa per il 9,4% con 797,7 milioni di euro di export, l’8,1% in più rispetto al corrispondente periodo 2017. Il Regno Unito, pur segnando il passo, rimane al terzo posto con 504,7 milioni di euro, mentre la Spagna continua la sua crescita con un 13,7% in più a quota 485 milioni di euro. Anche Austria e Svizzera segnano un rallentamento significativo, mentre Polonia, Belgio e Russia sono in crescita.

Alberto Rodighiero