Chiediamo un forte richiamo all’orgoglio imprenditoriale in nome della responsabilità del futuro.

“Essere imprenditori è ricercare e attuare maniacalmente l’innovazione”. L’innovazione, e la cultura del rischio, non sono opzioni ma elementi naturali di ogni attività imprenditoriale. Oggi più che mai. Con pragmatismo, sostengo. Ma per poter fare innovazione bisogna anche non trincerarsi dietro i luoghi comuni. Uno di questi dice che le grandi piattaforma digitali uccidono il commercio. Verosimile ma non vero. Il caso Sears, l’ultima grande vittima del retail americano, è l’occasione per tornare a ragionare sui numeri che dicono come le vendite siano ancora saldamente in mano ai negozi fisici. Che però soffrono perché non si rinnovano. Come le banche, di cui abbiamo discusso nel convegno di Modena: per avere un futuro devono smettere di fare le banche come lo sono state finora. 

Essere imprenditori è avere il senso del rischio e ricercare e attuare maniacalmente l’innovazione-

L’imprenditore deve sentirsi responsabile di ciò che farà, Non può abbandonare i suo processi organizzativi e produttivi solo nel pensiero che c’è qualcosa che non funziona o solo perché attorno a Lui c’è qualcuno che la pensa in modo diverso, L’imprenditore ha uno scopo sociale attorno a se è per lo sviluppo della propria famiglia, delle famiglie di chi lavora per Lui, sapendo che l’impresa è sociale e sociale è economia per il Suo Paese, per la sia Provincia, Regione, per lo Stato e per il Mondo, un’impresa di per sé è sviluppo perché porta compensi e attraverso i compensi porta sviluppo ad altre imprese. Dobbiamo realizzare che noi tutti siamo una catena e non la possiamo spezzare.

Noi non rappresentiamo i titolari dei campi, che sfruttano con il caporalato italiani e stranieri. Anzi, con l’orgoglio di RAPPRESENTANZA noi sosteniamo che quegli non sono imprenditori, ma DELINQUENTI e i nostri associati non hanno nulla a che fare con quelli. Molti, ancora oggi, forse troppi, pensano che per essere imprenditori basta aprire una partiva IVA. Con tutto il rispetto che la nostra organizzazione ripone sugli altri, non è così. Essere imprenditori è avere il senso del rischio, guardare a nuovi mercati, ricercare e attuare maniacalmente l’innovazione, perseguire la crescita con tutti i propri collaboratori dell’impresa e trovando altri collaboratori all’esterno dell’impresa che non ci fanno promozione, fiere ma ci conducano passo, passo,  verso quell’obbiettivo prefissato dall’imprenditore, conoscendo la realtà dove si vuole operare o che ci spiegano dove è più opportuno investire e come.

La rete delle Associazioni Casartigiani Padova, Polesine, APV-PMI, SNA Trasporto organizzata in Veneto Eccellenze è nata per contrastare questo clima sociale e culturale non siamo opposizione fine a se stessa nessun partito e a nessun governo. Non abbiamo tifato per nessuno, anche se ognuno di noi ha un cuore pulsante ed un intelletto nonché un bagaglio culturale e politico, ma noi non tifiamo ma attraverso il Periodico “Veneto Eccellenze” vogliamo aprire ad un linguaggio che vuole riportare la comunicazione nell’abbattere tutte le paure attaccando tutte quelle Autorità che vivono di terrorismo presidiando i mercati finanziari e riportando il Sociale economico al centro del dibattito.

L’Educazione, il Linguaggio, i Comportamenti sono quelli che interessano a noi e sono quelli che vogliamo riportare nella giusta linea di condotta.

Le istituzioni del Paese hanno le loro regole, e noi le vogliamo rispettare, ci sono le elezioni che sono libere e che portano agli equilibri che hanno indicato i nostri padri rifondatori nel 1946.

Guai se ci rinunciamo.

Siamo in un paese democratico, che ha messo al centro del proprio vivere la Famiglia ed il Lavoro, Guai rinunciarvi. La mancanza di responsabilità, l’urlare al lupo al lupo, anche quando non ce ne è bisogno che travolge la fiducia verso le istituzioni, sono queste sacche di falso libero pensiero, che portano all’inciviltà che finiscono a divulgarsi come in un cancro malevolo che sta sfibrando la coesione sociale.

Abbiamo bisogno di uno stato coeso, che non consenta più a nessuno di chiudere per sfiducia nel futuro, ma che permetta di coesistere la Grande Distribuzione con il piccolo Bottegaio, senza che la prima ingurgiti il secondo, pertanto non aperture domenicali tanto per farle, ma aprire un tavolo di coesione sociale dove si discuta di orari di lavoro, salari, organizzazione territoriale del Commercio e dell’Artigianato, costruendo una coesione territoriale dove l’uno non crei problemi agli altri, difendendo le famiglie degli acquirenti, ma soprattutto tutte le famiglie dei lavoratori ma soprattutto quelle dei bottegai artigianali e commerciali.

Dove si consenta ad un lavoratore di andare in pensione e non obbligarlo ad andare quando lo stato lo vuole mandare. Costruendo un sistema pensionistico che dia dignità alle future generazioni, che se il sistema pensionistico di vecchia memoria non funziona più, o non è più sufficiente se ne crei uno di nuovo sapendo che dobbiamo pensare alle future generazioni ma soprattutto a quella generazione degli anni ’50 che sta per essere vessata sempre più.

Perché dare un reddito a chi non ha capacità di recuperare un posto di lavoro, se il lavoro non c’è e invece non destiniamo i 10 miliardi alla ricerca per l’industria e la manifattura che sono in crisi di identità, alla ricerca universitaria a legare l’Università alla Piccole e Medie Impresa, abbiamo bisogno di politiche attive per il lavoro, non vogliamo uno stato che mantenga ma che sviluppi posti di lavoro.

Su questo siamo contrari all’attuale DEF, non c’è cambiamento, perché come prodotto negli ultimi anni c’è una politica di assistenza che non è una manovra di cambiamento, abbiamo bisogno di una manovra di crescita, dove ad ogni pensionato si confà un nuovo assunto, con incentivi pre licenziamento del possibile pensionato, con sviluppo alla formazione nell’impresa e per l’impresa, perché non succedano più quegli articoli roboanti dove imprese, si trincerino dietro ho cercato e non ho trovato, ma abbiamo lavorato per lo sviluppo della mia impresa e per quell’aspetto sociale che rappresento.

La nostra delusione è per una manovra che non solo non accresce in maniera significativa gli investimenti, ma che sul fisco si limita a innalzare a 65 mila euro la franchigia per l’aliquota del 15% sui redditi da microimprese per le partite IVA e professionisti e non è chiaro come sbloccare tutti quei debiti caricati negli anni della crisi che bloccano le imprese e che ogni giorno accumulano debiti si debiti senza ritegno. Come costruire una v era pace fiscale tra cittadino e stato, dove lo stato non sia invadente con i deboli e debole con i forti.

Occorre che si rendano strutturali gli incentivi agli in vestimenti tecnologici, per i beni strumentali, sul regime degli ammortamenti e super ammortamento, sugli investimenti alla formazione, alla ricerca, occupazione, promozione dei mercati esteri, ma soprattutto ai mercati locali e nazionali rendendo l’incentivo alla pubblicità del 90% e 75% fisso se si investe in analisi di Marketing, Branding in politica di Prodotto ma soprattutto in Comunicazione via Stampa, Web, Social in termini di sviluppo di prodotto e di mercato. Bisogna rendere stabile il finanziamento della Legge Sabatini come molti contributi FESR, POR e PON per gli investimenti aziendali, oltre che super e iper ammortamento non rimodulando le imprese che li possono utilizzare.

Infine incentivare la nuova finanza, le imprese finanziarie italiane ed estere che vogliono entrare nel mercato dell’impresa in termini onesti e chiari, magari incentivando e non disincentivando le BCC a rimanere Banche locali senza legami a meccanismo che hanno prodotto solo disastri finanziari vedi come Veneto Banca e la Banca Popolare di Vicenza che nell’obbiettivo di Basilea si sono ingrandite producendo solo disastri economici ai piccoli e piccolissimi investitori. Buona innovazione a tutti.  

Il Direttore Rete Veneto Eccellenze