In Veneto 7 enti pubblici su 10 organizzano corsi di formazione per i loro dipendenti. Non solo. All’interno del suo territorio operano il 7,2% dei lavoratori pubblici italiani. A certificarlo è un recente report della Regione sugli enti locali. Da anni le istituzioni pubbliche italiane sono impegnate in attività di formazione continua del loro personale. Nel corso del 2015 ( ultimo dato disponibile) sono state organizzate a livello nazionale 220 mila attività formative di vario tipo per 2,4 milioni di partecipanti ed un totale di 4,5 milioni di ore di formazione erogate.

Per quanto riguarda il Veneto, ben il 70% delle istituzioni ha organizzato almeno un’attività formativa per i propri dipendenti, raggiungendo un totale di oltre 27mila attività che hanno coinvolto più di 200mila partecipanti e oltre mezzo milione di ore erogate.Sia a livello nazionale, che regionale, sono le Aziende del Servizio Sanitario Nazionale ad offrire il maggior numero di attività formative. Per quanto riguarda la nostra regione, assieme ai Comuni, coprono i tre quarti dell’offerta. Le aree più gettonate sono quelle di natura tecnico-specialistica che, con oltre 12 mila attività, rappresentano quasi la metà del totale. Seguono leattività di natura giuridico-normativa ed economico-finanziaria.

È ancora poco rappresentata la formazione manageriale, delle lingue straniere, del controllo di gestione ed in ambito internazionale. Infine, con riguardo alle modalità di somministrazione, rimane l’aula il vettore principe della comunicazione formativa: quasi due attività su tre. Anche il convegno, con il 27% dei casi, è una modalità spesso usufruita, mentre e-learning e videoconferenza non sono ancora molto sfruttate.Il Veneto conteggia nel proprio territorio 979 istituzioni pubbliche, 7.581 unità locali ed e oltre 220.000 lavoratori pubblici. Come accade per il resto dell’Italia, anche in questo caso sono i Comuni la rappresentanza più nutrita con quasi il 60% del totale dei dipendenti, a seguire troviamo i lavoratori degli enti pubblici non economici con il 26,3%.

La distribuzione del personale,d’altro canto, si concentra per quasi la metà nelle Aziende del Servizio Sanitario Nazionale, il 22% nei Comuni e l’11% negli Enti non economici. Nella nostra regione la quota rosa è pari al 62%, con interessanti variazioni se si approfondisconole tipologie di contratto stipulate: le donne con un contratto part- time inferiore al 50% rappresentano l’85% del totale del personale con questo tipo di inquadramento. Questa percentuale sale al 95% nel caso del part-time superiore al 50%, mentre scende al 71% per i contratti a tempo determinato. D’altro canto, considerando gli organi di vertice (Presidente,Ministro, Sindaco, o altra massima carica dell’istituzione pubblica), questa proporzione si ribalta: la rappresentanza maschile in questo caso, infatti, tocca quota 83,6%, mentre a livello italiano questo valore è ancora più elevato (85,2).

Scorrendo i dati del report della Regione, si nota come siano la Lombardia e il Lazio siamo le regioni che vantano il maggior numero di dipendenti pubblici, in forza della concentrazione delle istituzioni centrali presenti nel loro territorio, per un numero di lavoratori in entrambi i casi superiore alle 400mila unità e che nel complesso rappresentano un quarto dei lavoratori pubblici italiani. Il Veneto ne conta, appunto, oltre 220mila, pari al 7,2% del totale nazionale. Quanto alla quota di dipendenti ogni 100 abitanti, a spiccare per i valori più elevati sono le due regioni a statuto speciale Val d’Aosta (8,3%) e Trentino-Alto Adige (7,8%). Il Veneto è tra le regioni con la perScendendo al di sotto del livello nazionale, notiamo come siano la Lombardia ed il Lazio le regioni che vantano il maggior numero di dipendenti pubblici, in forza della concentrazione delle istituzioni  centrali presenti nel loro territorio, per un numero di lavoratori in entrambi i casi superiore alle  400mila unità e che nel complessivo rappresentano un quarto dei lavoratori pubblici italiani.

Il Veneto  ne conta oltre 220mila, pari al 7,2% del totale nazionale. Quanto alla quota di dipendenti ogni 100 abitanti a spiccare per i valori più elevati sono le due  regioni a statuto speciale Val d’Aosta (8,3%) e Trentino-Alto Adige (7,8%). Il Veneto è tra le regioni  con la percentuale più bassa (4,3%), superato solo dalla Lombardia  (3,7%) e dalla Puglia (4,1%). La rappresentanza femminile si dimostra decisamente più nutrita  nelle regioni del Nord, con valori costantemente superiori al 60%. Ribaltata la situazione al Sud dove invece raramente questo  valore supera il 50%. La quota dei dipendenti a tempo determinato sul totale, infine, raggiunge i valori più elevati in  Trentino Alto-Adige, Sicilia ed Emilia Romagna. Il Veneto, con una quota dell’8,2%, si posiziona a  metà classifica, mentre il valore più basso spetta alla Liguria (5,9%).ntanza femminile si dimostra decisamente più nutrita nelle regioni del Nord, con valori costantemente superiori al  60%.

Ribaltata la situazione al Sud dove invece raramente questo  valore supera il 50%. La quota dei dipendenti a tempo determinato sul totale, infine, raggiunge i valori più elevati in Trentino Alto-Adige, Sicilia ed Emilia Romagna. Il Veneto, con una quota dell’8,2%, si posiziona a metà classifica, mentre il valore più basso spetta alla Liguria (5,9%).

Alberto Rodighiero