GRAPPA POLI, LA SIGNORA DI 120 ANNI ALL’ANATRA UBRIACA

Alla fine è sempre così: tutti noi abbiamo sperimentato che se puntiamo una lente di ingrandimento su di un dettaglio, quel dato particolare tanto trasforma la visione d’insieme che risulta impossibile in seguito non notarlo più. In questo caso, il dettaglio corrisponde ad un intreccio di storie che trasformano irreversibilmente il mondo in cui si guarderà ad un birrificio.

Vicenza, centro. Da pochi mesi ha aperto la birreria Drunken Duck, l’anatra ubriaca in Piazza delle Erbe. Il nome della piazza non è l’unica cosa aromatica però: una sera di marzo è in programma una serata speciale, e che c’è di meglio per renderla tale che coinvolgere un amico che di aromi forti se ne intenda? L’amico in questione è Alberto Verrua, niente meno che il responsabile dell’area export del marchio di grappe Poli. Per coloro che venissero da Marte, si tratta di uno dei prodotti più tipici, famosi (e bevuti) del nord-est d’Italia. Il noto distillato quest’anno spegne 120 candeline. Decisamente sentita la voglia di presentarsi alla degustazione di grappe in programma per la serata. Alberto, si trova nel refettorio birraio, espone le bottiglie di grappa per la serata fresche di re-style, i bicchierini da degustazione sono già sui tavoli in attesa degli ospiti. Alla mia domanda sulla questione del compleanno ampiamente ultra secolare della bevanda, con un sorriso ammette: “sei la prima a ricordarmelo…” e da lì, il desiderio di continuare con le domande è irrefrenabile.

Alberto, quest’anno Grappa Poli compie 120, come se la sta cavando la signorina?

Il tempo è una cosa stravagante: passa inesorabile e a volte si fa fatica a fermarsi e ricordare le pietre miliari di quello che si fa. Centoventi anni, quattro generazioni, è la meraviglia delle micro-realtà rappresentata dalle aziende del territorio.

Quest’anno, nel centoventesimo siamo usciti con ben nove novità a gennaio. La frenesia del “fare” è sempre al massimo…

130 distillerie in Italia, circa 45 in Veneto: che cosa rende questa regione così adatta?

Il triangolo Vicenza-Treviso-Padova (di cui Bassano del Grappa è il cuore – aggiungiamo sorridendo – è una zona decisamente vocata per la produzione. I motivi che la rendono tale sono di tipo culturale, sociale, certamente climatico e di reperibilità della materia prima. La nostra Pedemontana guarda verso sud, verso il Golfo di Venezia. Anche se la produzione vinicola nell’area veneta magari non è stata tra le più rinomate, storicamente è da secoli presente nella zona: Cabernet, Merlot, Moscato…dall’era napoleonica ci sono sempre stati. Come tanti altri prodotti tradizionali, anche la grappa deriva da materie prime povere o comunque semplici: è nell’epoca della mezzadria che il conduttore del fondo comincia a trasformare la vinaccia, il prodotto di scarto del processo di vinificazione, in una bevanda corroborante per l’inverno.

La magia della grappa che arriva fino ai nostri giorni, e che continuerà ad esserlo, è racchiusa in questa materia prima ricca di aromi che anche nella sua forma giovane regala un profilo aromatico e entusiasmante.  Ecco quindi che questi profumi si legano alla memoria e ai ricordi, trasportando indietro nel tempo chi la sorseggia e ne apprezza il gusto deciso.

Nel 2017 l’Italia, vale come export 448.101 milioni di euro con una crescita del 7,4% rispetto all’anno precedente. Come molti prodotti tipici e artigianali italiani vengono esportati, Grappa Poli segue questo trend o segue regole tutte sue?

Grappa Poli gode prima di tutto del lavoro quasi tentennale di Jacopo e dei suoi fratelli: Barbara, Andrea e Gianpaolo. Jacopo fa parte di quella generazione del mondo vinicolo e distillatorio che si è messo il prodotto in valigia e ha cominciato a fare assaggiare la grappa a Manhattan, San Paolo, Tokio… I palati poco abituati a certi gusti e aromi, reagiscono positivamente trasformando così l’export nella vera prospettiva di crescita. Molto è stato fatto ma molto c’è da fare: al mondo piace la storia del prodotto, delle sue radici e del contesto in cui si sviluppa. L’export per noi è la sfida non di domani ma di oggi.

 

 

…i confini infatti tra l’Italia e il mondo sono molto più fluidi sia da un punto di vista culturale ma soprattutto commerciale. Ti ritrovi al Drunken Duck a “educare”, per usare un tuo termine, il consumatore alla grappa: grande o piccola che sia, quanto é importante questo dialogo tra territorio e l’azienda che guarda oltre la dimensione locale?

 

È fondamentale. Infatti, quando riceviamo un qualsiasi ospite, il nostro punto di partenza per raccontargli il nostro prodotto, coincide con quanto esposto nei musei della grappa; il primo fondato nel 1993 vicino al Ponte degli Alpini a Bassano, il secondo a Schiavon inaugurato nel 2011. Le due sedi si confermano sempre di più lo strumento principe per comunicare la grappa, da dove veniamo e perché questo prodotto è così importante. Il dialogo, il trasferire non solo il metodo e le conoscenze, ma anche la storia di questo prodotto, è indispensabile proprio perché fatta di persone, idee e sogni e tanto impegno.

Tra l’altro il nucleo principale da cui ha avuto origine la prima sede del museo è costituito da una raccolta di circa 3.000 volumi che, immagino, avrai letto tutti…

…ovviamente […].

Scherzi a parte alcuni di questi pezzi sono introvabili e alcuni molto antichi risalenti all’alto medioevo e ci danno le prime testimonianze della pratica della distillazione. In più Jacopo ha cercato di rinforzare la dimensione online grazie a “grappa.com” dove alcuni testi sono stati scansionati e fotografati rendendoli così fruibili e disponibili al grande pubblico.

 

Ad ogni modo, la crisi soprattutto quella degli ultimi anni, ha messo in ginocchio moltissimi settori…come avete fatto ad andare avanti?

Dalla seconda guerra mondiale fino ad oggi, un’intera categoria di produttori e artigiani è stata spazzata via: l’introduzione dei processi industriali importati dall’America, la produzione a ciclo continuo, i periodi di crisi, hanno portato sull’orlo della banca rotta anche la nostra azienda. Ma un compagno d’arma di Toni, il padre di Jacopo, grazie ad un prestito, ha permesso alla distilleria di andare avanti in un momento buio. Ma non basta solo quello, ci vuole un po’ di fortuna, tanta dedizione e passione.

Jacopo racconta che ogni ambiente dell’azienda ha avuto almeno tre destinazioni d’uso diversi…se quei muri quiescenti potessero parlare, racconterebbero l’evoluzione che ha permesso di andare avanti fino ad oggi. Immaginiamoci due binari: uno rappresenta il consumatore che “assaggia idee” e cambia i propri gusti e si abitua ad un certo livello di qualità sotto il quale il produttore, ossia l’altro binario, non potrà più scendere e così via.  Dalla fondazione della distilleria nel 1898, la quarta generazione ha portato nuova energia ma anche nuove idee a forte impatto innovativo: l’utilizzo diverso dell’alambicco di sempre, lento e costoso, unito alla selezione attenta della materia prima all’inizio del processo di lavorazione e produzione, permette di rendere la grappa un prodotto da degustazione liberandola da alcuni difetti raggiungendo così alti standard di qualità. Il discorso dei due binari della richiesta del consumatore e qualità rinnovata, e l’idea dell’educazione al prodotto la sposano anche i titolari del Drunken: per Vanni, Cristiano e Mauro bere è una cosa seria, la scrupolosità e l’attenzione ai dettagli li distinguono mentre percorrono il locale durante la serata servendo i clienti, ma anche loro stessi.  Ecco quindi che si varca una porta e si apre un mondo, un refettorio e una compagnia di vite complesse si intrecciano. Il bello di queste eccellenze ma non solo.

Ultima domanda ad Alberto:

È da 7 anni quasi che fai parte della famiglia della distilleria: 120 anni, non sentirli o sentirli tutti?

Non si sentono perché al timone c’è una persona come Jacopo che trasmette dedizione e passione rendendo ogni giorno come un nuovo inizio. Il rinnovamento è oggi. È proprio con le parole di Jacopo che lasciamo spazio alla parte più esperienziale e “pratica” della serata: “la mia famiglia distilla Grappa artigianale dal 1898. Insieme ai miei fratelli porto avanti l’attività iniziata dal nostro bisnonno GioBatta Poli, con l’intento di far conoscere cosa c’è dietro a un semplice bicchierino di Grappa. In quel bicchierino è racchiusa la storia di una famiglia e di un mestiere impegnativo ma soprattutto un po’ di cultura veneta. Quest’anno festeggiamo i 120 anni delle Poli Distillerie, ma questo per noi non è un traguardo, bensì una tappa di un percorso che ogni giorno condividiamo con gli ospiti che vengono in visita in distilleria. La miglior ricompensa? Vederli uscire con il sapore della nostra terra fra le labbra e il calore del nostro sorriso nel cuore.

Ai prossimi 120 anni. Salute!

www.poligrappa.com/ita/

Ilaria Ometto

Tutte le foto sono state gentilmente concesse  a VenetoEccellenze.it e sono rigorosamente di proprietà delle Poli Distillerie – tutti i diritti sono riservati.