Il presente articolo contiene le risultanze dell’analisi svolta sulle richieste per il riconoscimento del funzionamento delle unità come cogenerative ad alto rendimento ai sensi del D.Lgs. 20/07 come integrato dal DM 4 agosto 2011, incluse le valutazioni preliminari, e per l’accesso al regime di sostegno previsto dal DM 5 settembre 2011.

L’analisi ha riguardato tutte le richieste pervenute a partire dal 1° gennaio 2019 la cui istruttoria risultava chiusa alla data di pubblicazione del documento proposto dal GSE Gennaio 2020.

Il Documento ha analizzato 1905 richieste, portate al GSE nell’arco del 2019. Dall’analisi svolta è emerso che per circa il 50% delle richieste (949) è stato necessario richiedere documentazione integrativa rispetto a quanto trasmesso dall’operatore all’atto dell’invio dell’istanza. Nel 92% dei casi (876 richieste), l’invio della documentazione integrativa ha consentito il superamento delle carenze riscontrate. Solamente nel 8% dei casi (73 richieste) le istruttorie si sono chiuse con un respingimento o con un parziale accoglimento della richiesta (riconoscimento CAR senza accesso ai CB), poiché le carenze evidenziate non risultavano superabili con l’invio di ulteriore documentazione.

A partire da questi risultati sono stati analizzati i motivi più ricorrenti che hanno portato alla necessità di richiedere agli operatori ulteriori integrazioni ed è stato redatto il presente documento che fornisce chiarimenti tecnici e operativi con l’obiettivo far sì che le 876 richieste per le quali la documentazione integrativa è risultata risolutiva, possano essere accolte già in prima istanza. Il documento è strutturato come un insieme di schede tematiche che riportano i motivi di respingimento più frequenti, i chiarimenti normativi in merito e alcuni esempi pratici di casistiche ricorrenti con indicazione della specifica criticità riscontrata e dell’eventuale soluzione.

Le casistiche individuate riportano indicazioni di carattere generale volte a fornire supporto agli operatori nella presentazione delle richieste, fermo restando che l’analisi completa effettuata nell’ambito dell’istruttoria può portare alla necessità di adottare soluzioni differenti per i casi analizzati. La prima parte del documento (ASPETTI GENERALI) contiene le schede relative alle casistiche di carattere trasversale che sono comuni a tutte le unità di cogenerazione. La seconda parte (CARATTERISTICHE SPECIFICHE) contiene schede relative a unità con caratteristiche peculiari in termini, ad esempio, di tecnologia di cogenerazione o tipologia di combustibile impiegato. Le ultime due parti (TITOLARITÀ e ASPETTI COMMERCIALI) contengono schede relative ad argomenti di ambito amministrativo.

Tengo a specificare che, all’interno del documento, con la dicitura “Linee Guida” si intendono le “Linee guida per l’applicazione del Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico 5 settembre 2011 – Cogenerazione ad Alto Rendimento (CAR):

Il Documento del GSE è così sintetizzato ASPETTI GENERALI:

– Chiarimenti su casi frequenti di respingimento delle domande per aspetti di carattere generale:

  • Data di entrata in esercizio;
  • capacità di generazione dell’unità;
  • tensione di collegamento alla Rete di Trasmissione Nazionale;
  • unità oggetto di ammodernamento;
  • individuazione della categoria di intervento per l’accesso ai CB;
  • schema termico e generale di funzionamento;
  • inserimento dei dati energetici su RICOGE.

CASISTICHE SPECIFICHE

– Chiarimenti su casi frequenti di respingimento delle domande per casistiche specifiche:

  • correzione della quantità di gas naturale alle condizioni Iso Standard;
  • unità di cogenerazione alimentate a biogas o gas di sintesi da biomassa: energia di alimentazione;
  • unità di cogenerazione con tecnologia di cogenerazione ciclo Rankine a fluido organico (ORC) alimentate a biomassa: energia di alimentazione;
  • unità di cogenerazione alimentate a biogas o gas di sintesi da biomassa: energia termica;
  • unità di cogenerazione con tecnologia di cogenerazione ciclo Rankine a fluido organico (ORC) alimentate a biomassa: energia termica;
  • unità che recuperano calore dalla condensazione del vapor d’acqua contenuto nei fumi;
  • energia termica impiegata per l’alimentazione di ausiliari termici;
  • unità di microcogenerazione che utilizzano dati certificati.

Se si considerano queste valutazioni approfondite e le diverse novità che la Legge di Bilancio 2020 (Legge 27 dicembre 2019, n.160), entrata in vigore lo scorso 1° gennaio, ha introdotto in materia di efficienza energetica e fonti rinnovabili. E’ indispensabile tener presente alcune nuove valutazioni per poter intervenire nell’arco del 2020, la manovra finanziaria è intervenuta sul meccanismo delle detrazioni fiscali per l’efficienza energetica, riducendo decisamente la portata dello sconto in fattura che era stato previsto dall’ultimo “Decreto Crescita”; l’opzione rimane applicabile solo nei casi di ristrutturazione importante di primo livello, su parti comuni di condomini di importo almeno pari a 200.000 euro e con l’esclusione degli interventi antisismici.

Per quanto riguarda gli impianti fotovoltaici, che beneficiano delle detrazioni al 50% per le ristrutturazioni edilizie, è stata abolita la cessione del credito corrispondente alla detrazione spettante per l’intervento.

Per il resto vengono confermate le detrazioni esistenti.

A complemento di ciò, l’anno si è aperto con una precisazione interessante dell’Agenzia delle Entrate ad un interpello presentato (Risposta n.1 del 7 gennaio 2020) sul tema. Il credito d’imposta in argomento può essere utilizzato – mediante il modello F24 accise – per compensare il debito per le accise dovute sulla produzione e la vendita di energia elettrica e gas naturale.

I piccoli installatori e le imprese edili quindi, penalizzati dall’ex sconto in fattura a causa della scarsa capienza fiscale rispetto alle Multiutility, possono cedere il credito d’imposta, a loro volta acquisito dal cessionario, al fornitore che le fornisce energia elettrica e gas naturale, con possibilità di compensazione con crediti per altre imposte.

Da citare poi il bonus facciate, ossia la detrazione al 90% sulle spese sostenute per pulitura, tinteggiatura o riqualificazione energetica delle facciate esterne degli edifici ubicati in zona A e B ai sensi del decreto 2 aprile 1968 n. 1444. Opzione discutibile visto il livello di detrazione fruibile senza necessità di conseguire miglioramenti energetico-ambientali. Una spinta in Legge di Bilancio è stata data anche alla cosiddetta Transizione 4.0 con l’addio ai meccanismi dell’iper e super ammortamento, sostituiti da un credito d’imposta a scaglioni variabili.

Nello specifico, l’iper-ammortamento verrà infatti sostituito da un credito d’imposta per l’acquisto di beni materiali in ottica 4.0, avente due distinti scaglioni: il 40% per gli investimenti fino a 2,5 milioni di euro e il 20% per i beni di valore compreso tra 2,5 e 10 milioni su un orizzonte di 5 anni. Il superammortamento è stato invece trasformato in credito d’imposta con un’aliquota del 6% fino a 2 milioni di euro d’investimento.

Se la platea degli interventi ammessi alle agevolazioni rimane la medesima, il passaggio al credito d’imposta dovrebbe, almeno nelle intenzioni del legislatore, allargare il potenziale dei beneficiari, coinvolgendo in maniera più massiccia le PMI grazie ad una riduzione del pay-back time dell’incentivo ed un anticipo dei tempi di fruizione. Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione, che quindi si va configurando come modalità principe per la fruizione degli incentivi regolamentati nella finanziaria. Il decreto Milleproroghe, che oramai ogni anno accompagna in pianta stabile la Legge di Bilancio, è intervenuto anch’esso in materia di energia, prorogando fino al 31 dicembre 2021 la possibilità di rivolgersi al mercato di maggior tutela per l’approvvigionamento di energia elettrica e gas.

Se questo slittamento era nell’aria, a far notizia per gli operatori del settore è stato un uguale emendamento presentato da M5S, Lega e Italia Viva nell’ambito della conversione in legge del decreto, mirato ad anticipare il recepimento della direttiva FER 2 per la parte relativa all’autoconsumo collettivo e alle comunità energetiche. Infine, il Milleproroghe stesso ha previsto il commissariamento del GSE, dopo i rumors degli ultimi mesi a seguito della revoca delle nomine da parte della Corte dei Conti, con l’obbligo di nominare un commissario e un vicecommissario entro il 29 febbraio prossimo.

Ammesso e non concesso che il commissariamento sia la soluzione più giusta in questo momento, la priorità resta quella di fare in fretta ed uscire dalle sabbie mobili in cui è precipitato il meccanismo dei certificati bianchi, il malato che più ha risentito di questo clima tribolato in seno al gestore.

Il Direttore Generale Rete di Veneto Eccellenze