L’ultimo workshop svoltosi a Roma presenta i risultati preliminari del rapporto Ocse

I fondi interprofessionali in Italia: quali prospettive?

Nel corso del Workshop sulla Formazione Continua in Italia “Quale ruolo per i Fondi Interprofessionali?” a Roma, presso l’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche (INAPP), sono stati presentati i risultati preliminari del Rapporto Ocse sui Fondi Interprofessionali in Italia.  I Fondi Paritetici Interprofessionali nazionali per la formazione continua sono organismi di natura associativa promossi dalle organizzazioni di rappresentanza delle Parti Sociali attraverso specifici Accordi Interconfederali stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori maggiormente rappresentative sul piano nazionale. Come previsto dalla Legge n.388 del 2000, le imprese possono destinare la quota dello 0,30% dei contributi versati all’INPS ad uno dei Fondi Paritetici Interprofessionali, attraverso il modello Uniemens.  L’adesione ai Fondi interprofessionali consente alle imprese di destinare questa quota fissa alla formazione dei propri dipendenti.  Oggi in Italia sono operativi 19 Fondi. Che risultati stanno ottenendo? La ricerca presentata a Roma, realizzata con la il contributo della Fondazione JPMorgan Chase, ha analizzato, attraverso interviste sul campo e analisi dei dati emersi, l’attività realizzata grazie al contributo dei 19 Fondi Interprofessionali attivi a livello nazionale.

Un primo dato interessante è che le imprese italiane si avvicinano sempre di più agli standard dei Paesi europei più competenti: più formazione, più aggiornamenti, più specializzazione. La partecipazione dei lavoratori alla formazione in Italia è aumentata del 133% nel periodo 2007-2016. Ciononostante le piccole e piccolissime imprese hanno ancora difficoltà ad accedere ai finanziamenti: solo il 6,2% delle imprese comprese tra i 10 ed i 19 dipendenti accede ai Fondi Interprofessionali rispetto al 64,1% di aziende con oltre 1000 dipendenti. Inoltre, a meno che non si tratti di formazione obbligatoria per legge, vanno in aula soprattutto le figure manageriali.

Il Rapporto Ocse ha evidenziato le principali ragioni: meccanismi di finanziamento che favoriscono le grandi imprese, risorse finanziarie inadeguate, poca condivisione della formazione tra l’impresa ed i rappresentanti dei lavoratori, modesta cultura aziendale in merito alla formazione, minima analisi dei fabbisogni di imprese e lavoratori. Uno strumento utile, dunque, ma ancora poco conosciuto. Considerato che il mercato del lavoro è diventato negli ultimi decenni sempre più vivace, soprattutto in seguito agli effetti della rivoluzione digitale, i fondi interprofessionali offrono alle aziende l’opportunità di formazione continua a titolo gratuito e una concreta possibilità di sviluppo della competitività aziendale.

Poter impiegare risorse gratuite per il finanziamento della formazione continua è per le imprese un grande vantaggio. Soprattutto per le più piccole che, come evidenziato dal rapporto, sono anche quelle che al momento trovano maggiori difficoltà ad aggiornarsi. Le imprese interessate ai fondi interprofessionali per la formazione che non hanno ancora aderito possono scegliere un fondo professionale compilando le parti apposite del flusso UNIEMENS che va trasmesso all’INPS. Una volta scelto il fondo cui aderire, l’azienda dovrà selezionare l’opzione “Adesione” nella sezione “FondoInterprof” e dovrà poi indicare il codice del fondo e il numero dei dipendenti. E’ bene sapere che ogni impresa può aderire a un solo fondo, ma l’adesione ha validità annuale ed è revocabile.

Giusy Locati