Le imprese che si trovano a dover affrontare il problema delle fatture non pagate nonostante i solleciti e le procedure di riscossione, hanno la possibilità, nei casi previsti dalla Legge, di portare i crediti in deduzione nel bilancio.

La rilevazione di una perdita sui crediti, se deducibile, riduce il reddito d’esercizio e di conseguenza riduce l’ammontare delle imposte da pagare.

LA REGOLA: IL CREDITORE DEVE PROVARE LA PRECISIONE E LA CERTEZZA DEL PROPRIO CREDITO

L’art.66 del DPR 017/1986 stabilisce che “le perdite su crediti sono deducibili se risultano da elementi certi e precisi e in ogni caso, per le perdite su crediti, se il debitore è assoggettato a procedure concorsuali”.

Con l’approssimarsi di fine anno è necessario verificare la situazione dei crediti inesigibili.

In particolare precisiamo quanto segue:

1.Il credito inesigibile verso cliente si porta a perdita (oppure si utilizza il f/do svalutazione crediti) per il relativo imponibile, alla data della sentenza di fallimento;

2.L’IVA sul credito non soddisfatto, si recupera attraverso l’emissione di una NOTA DI ACCREDITO, da emettere alla data di chiusura del fallimento;

3.Nel frattempo, il nome del mastrino del cliente fallito sarà preceduto dalla parola “fallimento”, ad esempio: fallimento Mario Rossi,

4.Il termine per esercitare il diritto alla detrazione dell’IVA scade al più tardi con la dichiarazione IVA relativa all’anno in cui si è verificata la “chiusura del Fallimento” , Dopodiché il diritto è perso.

5.Quindi è necessario, entro il 30 novembre di ogni anno, contattare via mail il Curatore fallimentare, e chiedere lo stato della procedura. E’ bene ottenere una risposta scritta da conservare.

6.Qualora nell’anno in corso sia avvenuta la “Chiusura della procedura” sarà necessario emettere nota di accredito per la somma insinuata e non soddisfatta.

L’ECCEZIONE: IL CREDITORE E’ ESONERATO DALLA PROVA NEL CASO DI PROCEDURE CONCORSUALI

Se l’onere di dover dimostrare la certezza e la precisione del credito da portare in deduzione è la regola che incombe sul contribuente-creditore, l’eccezione è rappresentata dalla situazione di coinvolgimento del debitore in procedure concorsuali oppure in un accordo di ristrutturazioneIn questo secondo caso il creditore non dovrà provare nulla (vedasi Ordinanza Corte di Cassazione n.9784 dell’8/04/2019).

Secondo la previsione normativa del comma 5 dell’articolo 101 del DPR 917/1986, “il debitore si considera assoggettato a procedura concorsuale dalla data della sentenza dichiarativa del fallimento o del provvedimento che ordina la liquidazione coatta amministrativa o del decreto di ammissione alla procedura di concordato preventivo o del decreto di omologazione dell’accordo di ristrutturazione o del decreto che dispone la procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi o, per le procedure estere equivalenti, dalla data di ammissione ovvero, per i predetti piani attestati, dalla data di iscrizione nel registro delle imprese”.

In questi casi il creditore è esentato dall’obbligo di dover dimostrare di avere subito in via definitiva una perdita inerente la sua attività di impresa (c.d onere della prova).

Dott. Alessandro Mezzavilla Revisore partecipante al Gruppo Alert