Tra le cause dei mancati indennizzi per i truffati delle banche venete anche la frantumazione delle associazioni dei truffati, i governi smemorati e questioni non affrontate.

Si sa che le norme votate in Parlamento, in linea generale, non sono immediatamente applicative specie se queste comportano provvidenze economiche a favore di una determinata categoria di cittadini in difficoltà, nella situazione data, gli azzerati.

Il Governo Gentiloni in carica fino all’arrivo dei nuovi inquilini di Palazzo Chigi usciti vincitori dalle urne del 04 marzo 2018, 5 Stelle e Lega, aveva la possibilità di emanare la disciplina di dettaglio. Per avviare i rimborsi agli azzerati fin da allora, bastava un DPCM-Decreto Presidente Consiglio dei ministri. Sul piano formale l’atto sarebbe stato ineccepibile e ciò al di là delle critiche arrivate soprattutto dai 5 stelle che invitavano l’esecutivo a soprassedere, appello raccolto dal Conte Gentiloni che per un eccesso di cortesia istituzionale preferì glissare. Viceversa, il veneziano Sottosegretario Baretta che si era dedicato all’argomento, in un’intervista apparsa sul Sole 24 ore il 31 marzo dichiarò “Confido che a giorni avremo il decreto…. Attuare il decreto è solo una questione tecnica, fa parte dell’ordinaria amministrazione». Il Governo Gentiloni rimase in carica fino al 31 maggio, il provvedimento non fu mai pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

La strepitosa vittoria dei grillini ed il buon successo della Lega che si apprestavano a formare il Governo Giallo Verde, ebbe una ricaduta pesante nell’arcipelago composito e affollato di associazioni/comitati di base tutti fervidamente impegnati a risolvere il medesimo disagio umano e sociale dei cittadini defraudati. In Veneto, epicentro del terremoto finanziario, una parte delle associazioni dei risparmiatori, Ezzelino III da Onara, Codacons, Adusbef e altre, erano favorevoli all’emanazione dell’atto governativo del “pronti si parte”. Fermamente contrari erano i due Comitati Vicentini “Coordinamento Don Torta” e “Noi che credevamo nella Popolare di Vicenza”, rispettivamente guidati da Andrea Arman con la benedizione di Don Torta e Luigi Ugone in grado di movimentare in carne ed ossa dai mille ai duemila danneggiati, soprattutto in occasione di incontri con i nuovi leader nazionali, Luigi Di Maio e Matteo Salvini. La loro netta avversione alla legge 205/2017 art. 1 commi 1106-1109, peraltro votati a larghissima maggioranza dal Parlamento, riguardava non solo i contenuti ma anche un pregiudizio ostile per tutto quanto aveva combinato l’Esecutivo a trazione PD a proposito di banche venete fallite. Di conseguenza avverso il decreto “Baretta”, Arman il 18 aprile 2018 retoricamente domandava “Cari risparmiatori, sono tre anni che lottiamo, sono 10 mesi che i venditori di indulgenze promettono il ristoro, se anche passa un altro mese e facciamo le cose per bene cosa cambia? “Già, vero, constatiamo che il “mese” si è un po’ allungato fino a comprendere la seconda metà del 2020. Comparando nel merito i due provvedimenti legislativi, basti dire che l’allargamento della platea dei beneficiari ad obbligazionisti subordinati, alle microimprese riconosciute dalla UE ed alle Onlus curandosi, comunque, di integrare le modalità e la tempistica d’acquisto dei prodotti taroccati, potevano essere le uniche variazioni significative da richiedere al nuovo esecutivo, senza per questo ostacolare la distribuzione delle risorse già in bilancio. Oggi, i risparmiatori truffati, coldiretti inclusi, avrebbero avuto, da tempo, già in tasca fino al 100% del danno ingiustamente subito. La legge 205/2017 ebbe subito il via libera dall’Unione Europea, la finanziaria 2019 predisposta dai Giallo-Verdi (nr. 145/2018) no, tant’è che per rabberciare i pasticci l’anno corrente -anche per questa ragione- è trascorso inutilmente senza alcun indennizzo. Chissà cosa intendeva dire Arman quando scriveva “… facciamo le cose per bene, cosa cambia?”

La frattura radicale e perdurante tra i sodalizi pro-truffati, mai ricomposta, è stata (ed è) un fattore straordinariamente negativo e causa ricorrente di continue fibrillazioni nei rapporti, già di per sé complicati, con la componente politica. In verità le relazioni privilegiate con la leadership pentastellata e quella leghista, leggasi Conte 1 e 2 dove prevalgono comunque i 5 stelle, sono state una prerogativa pressoché esclusiva dei Comitati Vicentini.

Un tentativo generoso per poter ristorare gli azzerati, il 5 agosto 2018, venne attuato dal neoeletto Senatore veneziano Andrea Ferrazzi (PD) che, con tanta buona volontà ed accompagnato dal consenso prima della Commissione e quindi -all’unanimità- dall’aula di Palazzo Madama aveva ottenuto il differimento del termine al 31 ottobre del decreto attuativo di risarcimento per i truffati, essendo quello previgente scaduto il 31 marzo. Evidentemente il buon senso, presente in tutti i gruppi parlamentari inclusi i 5 stelle e Lega, avvertiva che si poteva fare qualcosa di utile immediatamente, pur con la riserva di migliorare ulteriormente nel breve periodo. Con asprezza di toni, intervenne a nome del Governo, il Sottosegretario Massimo Bitonci (Lega) il quale già due giorni dopo la decisione senatoriale affossò sul nascere l’iniziativa definita come “una mera proroga di termini, a settembre inizieremo a lavorare a una proposta da inserire direttamente in legge di bilancio”, offrendo lo spunto agli organi di stampa per titolare quanto proposto da Ferrazzi “una vittoria di Pirro”. L’introduzione dei “paletti” ossia i limiti reddituali e di percentuale nel rimborso fattibile, rigettati con rabbia durante la campagna elettorale per le elezioni nazionali dai truffati ed ora (settembre 2018) accolti con sorrisi e selfie da parte degli stessi interessati fotografati assieme ai due sottosegretari, Bitonci e Villarosa, sono stati eventi accaduti e narrati come tutto il resto in ben 12 articoli apparsi in un giornale on line da allora ad oggi.

Sul tappeto rimangono una serie di interrogativi e qualche pacata riflessione.

La cronaca riferisce che in un Palasport a Vicenza il 9 febbraio 2019, presenti migliaia di azzerati il Vicepremier Luigi Di Maio accompagnato per l’occasione dall’altro pari grado Matteo Salvini affermò “entro la fine di questa settimana faremo il decreto ed erogheremo i soldi “Nulla successe né in quel mese né in quelli successivi. Osservando il dato elettorale delle consultazioni europee tenutesi il 26 maggio il Governo Giallo Verde complessivamente raggiunge un consenso in Veneto del 58,8 di questi la Lega incassa il 49,9 e i 5 stelle 8,9.

I cittadini truffati in Veneto sono stimati in circa 210 mila elettori, per quel che appare non sembra esistere alcuna relazione tra bisogni insoddisfatti e risposte mancate da parte di chi governa oramai da 11 mesi, prima opzione. Oppure molti hanno confermato le forze governative, come direbbe Totò, “a prescindere” da una ponderata valutazione sulla coerenza tra promesse elettorali e risultati concreti in portafoglio? Se siamo in questo secondo scenario, di cosa può essere ritenuta colpevole la Lega, per la rappresentanza parlamentare che ha dal Veneto, se i primi a non cogliere il nesso sono gli stessi votanti, nella fattispecie i traditi nel risparmio? Non è il caso di parlare del PD, ritenuto causa di tutto il male seguito alla Liquidazione Coatta Amministrativa delle due Popolari Venete ed uscito perdente dalle urne in numero di suffragi e di parlamentari.

Il 29 aprile di quest’anno il Corriere della Sera intitolava a titoli cubitali “Crac bancari: lo Stato rimborsa anche gli speculatori” nel proseguo dell’articolo a cura della nota giornalista d’inchiesta Milena Gabanelli l’impostazione è quella di ritenere, gli azionisti, gli obbligazionisti subordinati ovvero i padroni delle banche i primi a dover pagare in caso di default dell’impresa creditizia. Di conseguenza, nulla sarebbe dovuto tantomeno, l’aiuto pubblico. Impostazione concettualmente corretta, ma che non tiene affatto conto del pregresso storico e sociale delle due banche e quindi sulla “specialità” degli azionisti/obbligazionisti facenti parte della compagine societaria ante bail-in. Il fatto che nel 2019 il più accreditato dei quotidiani italiani, insista ancora su queste idee significa che la battaglia portata avanti finora, poco ha inciso sulla capacità del Veneto (nel suo insieme) di veicolare un messaggio chiaro e nitido in materia e di farlo valere a livello nazionale. Infatti, il Governo Giallo-Verde nulla ha restituito ai truffati e quello Giallo-Rosso darà, con calma, un misero 30%. In questi settant’anni di vigenza della Carta costituzionale, al di là delle consuete trombonate sull’art. 47 che indica il risparmio quale valore da incoraggiare e tutelare a nessuna forza politica di ieri e/o di oggi è venuto in mente di scrivere una legge in cui sia definito, ad esempio, cosa si intenda per “risparmio famigliare non speculativo” e delimiti, invece, un perimetro oltre il quale evincere che chi compra azioni od obbligazioni od altri prodotti finanziari è qualificato come uno “speculatore”. Tale qualità soggettiva, non costituisce un’offesa al pubblico pudore, ma semplicemente trattasi di una persona che con intelligenza, sagacia e professionalità persegue la logica del profitto per sé o per la propria azienda o per entrambi.

Infine, resta ancora senza vertice la nuova Commissione sul sistema creditizio e finanziario già in pista da settembre 2018 per incapacità dei 5 stelle di reperire un Presidente all’altezza del compito, dato che spetta a loro indicare un nominativo. Trascorsi inutilmente i 14 mesi con il Governo Giallo-Verde, vedremo a gennaio 2020 quanti altri mesi trascorreranno con i colori Giallo- Rosso prima che i lavori inizino. Il recente commissariamento della popolare di Bari rileva, ancora una volta, l’urgenza di provvedere in materia di: a) attribuzione di maggiori poteri investigativi a Bankitalia, b)misure a contrasto delle porte girevoli tra vigilanti e vigilati, c) controlli più stringenti sulle competenze degli organi di amministrazione, d) maggiori presidi sui conflitti di interesse, e) la nuova fattispecie di truffa ai danni del mercato, f) semplificazione dei prospetti informativi, g) la promozione dell’educazione finanziaria ed h) una super procura finanziaria. Finora si è perso tempo, unico fatto accaduto il protocollo d’intesa tra la Banca d’Italia e la Consob in materia di servizi e attività di investimento e di gestione collettiva del risparmio.

In assenza di nuove leggi più aggiornate, incisive ed in grado di evitare o perlomeno attutire i patatrac bancari ai quali poi è chiamato a corrispondere il cittadino contribuente che paga le tasse, la responsabilità va addebitata al cittadino elettore che vota “a sua insaputa”, oppure al deputato o al senatore inserito in una formazione parlamentare che non legifera od entrambi fanno parte della stessa medaglia?

Articolo di Enzo De Biasi pubblicato nel blog Geecco.it il 30 Dicembre 2019 al seguente link

La Redazione di Veneto Eccellenze ringrazia per la gentile concessione