Tra le tante aziende nostrane presenti in Cina che in questo periodo affrontano le difficoltà del blocco delle attività economiche e commerciali dovute all’emergenza sanitaria del coronavirus, c’è la società italo-cinese MJ company Ltd fondata a Shanghai nel 2010 che si occupa di ristorazione made in Italy e gestisce una catena di locali italiani nella metropoli cinese. Uno dei fondatori insieme a una venture capital del posto è il padovano Gaetano Falcone, titolare con la sua famiglia del ristorante pizzeria Maxim di Montà, consigliere onorario della Camera di Commercio di Shanghai nel 2011. Grande conoscitore della Cina e della lingua di quel Paese che ha studiato a Cà Foscari, Falcone aveva programmato da tempo di andare a visitare le sue realtà in Oriente come usa fare periodicamente, ma si trova bloccato qui dalle restrizioni per i voli all’estero del Covid-19. “Anche se non posso andarci sono in costante contatto con i miei soci.

La situazione non è tranquilla, ma sotto controllo, con un lento e progressivo ritorno alla normalità – commenta il 36nne imprenditore originario di Salerno – Shanghai come tutte le città più importanti della Cina, ha vissuto qualche giorno di trambusto. Da un momento all’altro la città si è svuotata dei suoi rumori, del suo affollato viavai, delle sue tantissime auto. Le autorità governative della municipalità hanno inoltrato a tutti i distretti le direttive per limitare la circolazione delle persone per la grande paura che il virus si diffondesse come a Wuhan, distante 400 km. La vita notturna che la anima ha perso purtroppo notevoli guadagni per molti locali tra cui quelli della nostra catena con un drastico calo di fatturato”.

Da quanto tempo siete presenti in città? “Dal 2010, l’anno in cui siamo partiti per sviluppare la nostra catena di cinque ristoranti di medie dimensioni dislocati su tutta l’area cittadina, specialmente nei quartieri frequentati dagli occidentali. Impieghiamo solo personale qualificato, circa 52 dipendenti cinesi. Non potendo stare fisicamente in Oriente, seguo ogni giorno da qui l’andamento degli affari e questa è davvero una batosta senza precedenti”. Si aspettava una situazione simile? “Mai vista una cosa del genere. Credo che la scelta di bloccare tutta Shanghai sia stata dettata più da un eccesso di zelo che da un reale pericolo per il contagio che si è verificato solo in qualche caso”.

Cosa farebbe per rilanciare il suo brand tricolore in Cina? ”Nel distretto commerciale di Xiantiandi, quartiere alla moda dove c’è la piu alta concentrazione di negozi di marchi di lusso italiani, e uno dei nostri ristoranti, c’è stata una diminuzione del 60% diclienti. La mia preoccupazione piu grande è che col finire della crisi sanitaria, si prefiguri una crisi dei consumi dovuta allo stop delle attività. Con amici imprenditori italiani che hanno aziende in loco abbiamo tentato di riunirci in un tavolo autogestito con il supporto della Italian Chamber of commerce di Shanghai, organo rappresentativo di molte nostre imprese.

Si prevede un grosso piano di rilancio non solo delle nostre attività, ma dell’immagine dell’Italia e delle sue eccellenze in Cina. il 2020 è anche l’anno dellla cultura e del turismo italiano in Cina e i due Stati avevano in programma degli eventi di gemellaggio culturale e scambi per la promozione del comparto turistico, tutti sospesi temporaneamente”. Quale futuro si aspetta? “Bisogna guardare oltre l’ostacolo con ottimismo e sono certo che parecchie cose cambieranno da qui a cinque anni. La globalizzazione forse è entrata in una nuova fase in cui l’economia responsabile del consumo inizierà a prevalere sul mercato dei grandi numeri”.

Paolo Braghetto