In un decennio il mondo del lavoro nel Veneto ha cambiato letteralmente la sua pelle. Anche se negli ultimi anni si registra un’incoraggiante risalita della china, una cosa è certa: nulla potrà più essere uguale a prima. A confermarlo è uno studio statistico realizzato dalla Regione Veneto. Uno studio che parte da una data che, fa da spartiacque per l’economica globale: il 15 settembre 2008. Il giorno in cui Lehman Brothers dichiara bancarotta. A quel punto la crisi finanziaria ed economica mondiale è più che evidente.

Dopo dieci anni, il mercato del lavoro ne esce profondamente modificato: sono cambiati gli occupati e la qualità del lavoro. È stato un decennio intenso, caratterizzato da una doppia recessione e dalla successiva ripresa. Gli effetti non sono stati uguali per tutti: alcune categorie hanno pagato un prezzo più alto, i giovani ad esempio, altri hanno sopportato meglio, complice anche un cambiamento sociale e un adeguamento del sistema previdenziale che hanno portano più donne a entrare nel mercato e più occupati a posticipare l’età della pensione.

Gli anni dal 1998 al 2008 sono stati caratterizzati da una prolungata crescita. L’occupazione in Veneto è cresciuta di sei punti percentuali, passando dal 60,5% al 66,4%, la disoccupazione aveva raggiunto i minimi storici, toccando quota 3,4%. In questo contesto il 2008 è, appunto, un vero e proprio spartiacque per il mercato del lavoro, il prima viene cancellato velocemente e la discesa è rapida. Nel 2009, l’occupazione scende di due punti tornando al livello del 2004: in un anno si perdono i progressi di cinque anni. La disoccupazione nel 2013 tocca livelli record per la nostra regione, fermandosi al 7,6%, valore registrato in precedenza solo nel 1993: in cinque anni si fa un balzo indietro di quasi vent’anni. Fortunatamente anche il 2013 è un anno di svolta: il mercato del lavoro riparte, la situazione migliora.

Nel 2018, il tasso di occupazione ha recuperato tutto il terreno perso e ha raggiunto i valori pre-crisi, 66,6%. “La disoccupazione, pur essendo ancora lontana dai valori del 2008, è in diminuzione e nel 2018 è pari al 6,4% – si spiega nello studio dell’Ufficio statistica del Veneto – Oltre alla brusca frenata dell’occupazione, nell’ultimo decennio è notevolmente cambiata la composizione socio demografica dei lavoratori”. È cambiato innanzitutto il confronto fra uomini e donne: se nel 2008 si contavano in Veneto 71 lavoratrici ogni 100 lavoratori uomini, nel 2018 se ne contano 77. Inoltre, gli uomini non hanno ancora recuperato il gap dovuto alla crisi (77% il tasso di occupazione nel 2008, 75% nel 2018), mentre le donne, non solo hanno recuperato questo gap, ma hanno anche incrementato i livelli occupazionali rispetto a dieci anni fa (55,7% nel 2008, 58,2% nel 2018).

La maggior partecipazione femminile al mercato del lavoro è un fenomeno che prosegue ormai da molti anni, stimolato anche dall’aumento dei titoli di studio, ma non possiamo ritenerci del tutto soddisfatti: in Europa, infatti, le donne lavorano di più, con un tasso di occupazione del 63,3% e un rapporto fra donne e uomini che sfiora l’86%. Anche il confronto fra italiani e stranieri è cambiato. Prima della crisi, nel 2008, il tasso di occupazione degli stranieri era superiore a quello degli italiani: 68,9% rispetto al 66,2%. La distanza aumentava ulteriormente limitando l’analisi agli uomini: 85,3% per gli stranieri maschi (ma era addirittura l’88,8% nel 2007) e 76,1% per gli italiani maschi.

La crisi spezza questo equilibrio e colpisce soprattutto i lavoratori con cittadinanza non italiana. Ancora oggi, a distanza di 10 anni, gli stranieri non hanno superato gli effetti della recessione. Ma in questo ultimo decennio si è completamente modificato il rapporto intergenerazionale. La crisi economica, infatti, ha colpito duramente i lavoratori più giovani: il tasso di disoccupazione dei 15- 24enni tra il 2008 e il 2014 è cresciuto in Veneto di 17 punti percentuali raggiungendo il 27,6%, per ridiscendere poi nel 2018 fino al 21%. D’altra parte, la necessità di contenere la spesa pensionistica ha aumentano l’età pensionabile e il tasso di occupazione dei 55-64enni è salito dal 32,1% del 2008 al 55,6% del 2018. Queste due dinamiche hanno fortemente innalzato l’età media dei lavoratori. Cambiano le condizioni socio demografiche, ma anche il tipo di occupazione e la qualità del lavoro.

La ripresa dell’occupazione riguarda esclusivamente il lavoro alle dipendenze e si concentra per lo più tra i lavoratori precari: i contratti a tempo determinato passano dalla quota pari all’11,9% sul totale occupati dipendenti del 2008 al 17% del 2018. In dieci anni aumentano, inoltre, gli occupati in part time e in maniera significativa quelli in part time involontario. Si tratta di un fenomeno che rappresenta un segnale di disagio occupazionale ed è, a tutti gli effetti, un mismatch fra domanda e offerta di lavoro: questi occupati sono impiegati con un orario a tempo ridotto non per scelta, ma per motivi esterni, dovuti principalmente ad esigenze aziendali. Nel 2018 in Veneto la quota dei lavoratori in part time involontario su totale occupati è pari per le donne al 16,6% contro l’8,7% registrato nel 2008 e per gli uomini il 4,3% rispetto all’1,1%. In crescita poi anche la percentuale di occupati sovraistruiti, ossia i lavoratori che possiedono un titolo di studio superiore a quello maggiormente posseduto per svolgere quella professione sul totale degli occupati, che si attestano al 24,4% nell’ultimo anno, sei punti percentuali in più del 2008; anche in questo caso le donne sono più penalizzate. Ciò nonostante, risulta che la percezione di insicurezza dell’occupazione che hanno i nostri veneti è inferiore a quella registrata cinque anni fa. Sempre di più sono le donne con figli anche piccoli che lavorano: in crescita, infatti, il rapporto tra il tasso di occupazione delle donne con almeno un figlio in età prescolare e quello delle donne senza figli che passa in Veneto dal 76,3% del 2008 all’89,3% del 2015 per poi scendere nel 2018 al 76,9%.

La maggiore presenza al lavoro delle donne con figli si lega strettamente alla tendenza della disoccupazione: cresce la disoccupazione e cresce a seguire la partecipazione femminile delle donne al lavoro. Le donne, quindi, nel momento del bisogno, come potrebbe essere la perdita del lavoro del compagno, sono pronte a mettersi in gioco per la propria famiglia. Inoltre, le donne continuano a essere le maggiori protagoniste nella cura della famiglia e questo si evidenzia anche nel dato sull’occupazione suddiviso per composizione familiare: per gli uomini la presenza di figli non è molto rilevante e la loro partecipazione al mercato del lavoro è la stessa siano essi genitori o meno. Ma per le donne la differenza è evidente: la percentuale di occupate passa dal 92% delle sigle, al 77% delle donne in coppia senza figli, fino al 65% delle madri. L’istruzione è sicuramente un fattore che incentiva l’occupazione: più alto è il titolo di studio, più aumenta la partecipazione al mercato del lavoro sia in presenza di figli o meno. In particolare, fra le donne laureate con figli il tasso di occupazione raggiunge l’82%, per le laureate senza figli il 95%.

Alberto Rodighiero