Città e area metropolitana 

 

Legge 142/ 1990.  Ma anche legge 3/ 2001.  Sino alla 56/ 2014 , ricordata come “ legge Del Rio . “   Più di  20 anni di attenzione legislativa  per individuare ed istituire  in 12  città capoluogo  italiane altrettante città metropolitane con le corrispettive aree che in Europa –   pensiamo a   quelle di Barcellona, Vienna, Belgrado- sono  da anni divenute esempi  virtuosi  di sinergìe  territoriali in ambito  di servizi, rifiuti, infrastrutture, trasporti, mobilità  e come tali destinatarie di  importanti  finanziamenti  UE. Nel  2015  Venezia buona ultima s’è fregiata  del titolo di città metropolitana  del Veneto : con un territorio che, posto  tra mar Adriatico , Friuli – Venezia Giulia , Rovigo, Padova e  Treviso evidenzia oggettive difficoltà di inter- relazioni socio economiche  tra comuni assai dissimili tra loro( e tra loro molto litiganti )  rispetto ad altri più compatti  nel merito.

Ne parliamo con l’ex senatore Paolo  Giaretta, sindaco di Padova nei primi anni 90, quando l’idea di città metropolitana cominciò a prendere corpo.

–  Senatore, come considera l’argomento da allora ad oggi ? –

 “Sono sempre  stato favorevole.  Oggi la vera area metropolitana del Veneto   è la grande città diffusa tra Padova, Venezia e Treviso, la  PaTre Ve . I cittadini di quest’area  vi affluiscono ai servizi  indifferentemente , è normale infatti andare a un teatro a Venezia o in un  centro commerciale a Treviso. Sono i confini amministrativi ,  che  sulla carta avrebbero dovuto coincidere  con quelli delle vecchie province , a non contare più. Perchè così come erano stati concepiti non hanno alcun rapporto con la realtà : che gravitazione hanno in comune  Chioggia e Portogruaro, ad esempio ?  A questo punto non servono neppure più  leggi dello stato ma accordi di programma tra  i tre grandi comuni sopra menzionati : per il funzionamento integrato dei trasporti , per le grandi  istituzioni culturali , per l’integrazione delle aziende di Servizio Pubblico come le Fiere Venete . C’è molto da fare e le istituzioni pubbliche   sono in ritardo nel riconoscere l’Area Metropolitana e nel dotarla dei servizi necessari. “

Ivo Rossi,  consigliere regionale dei Verdi nei ’90 e sindaco reggente di Padova  nel 2013-14 dopo l’elezione a ministro di Flavio Zanonato,  dell’idea di  città metropolitana è stato padre fondatore e paladino appassionato .

“ A partire dagli anni ’80  si era  incominciata   ad avvertire l’inadeguatezza delle dimensioni dei comuni che erano stati oggetto di  uno sviluppo accelerato. Ma solo  nei  primi ’90, con la legge 142/1990 sulle Autonomie Locali si aprì una riflessione sulla delimitazione dei confini  territoriali delle aree urbane interessate al fenomeno , entro cui le le regioni avrebbero dovuto delineare le città metropolitane indicate dalla legge. Ma questo non avvenne. Un decennio di oblio cadde sull’argomento sino alla legge 3/ 2001 attuata dal centro- sinistra in cui la città Metropolitana acquistò rilievo costituzionale  ma neppure  dopo  quell’ occasione si resero evidenti  mutamenti significativi.  Sino al  ’95 la Regione rimase silente , proprio perché  avvertiva la nascita della Città Metropolitana come quella di un soggetto concorrente  con autonomia propria. La mia prima idea  di città metropolitana  è del 1993 , ma è nel 2003 che propongo di dare vita alla Conferenza Metropolitana dei comuni di Padova e cintura, di cui nello stesso anno divengo coordinatore.  Nel 2004 Zanonato ritorna sindaco di Padova  e nei successivi 10 anni rimango  a capo della Conferenza Metropolitana . E’ del 2009  l’approvazione del Pati ( Piano di Assetto  Territoriale Intercomunale) , che comportava una pianificazione  del territorio, della mobilità , di una pluralità di approcci sinergici. Un  lavoro durissimo, con 120 riunioni  tra sindaci, di cui l’aspetto strategico era dato dalla volontarietà dell’adesione , che rendeva volontaria anche  la corrispettiva  cessione di sovranità. E’ stata una sperimentazione forte, ma  che avvertiva il bisogno di andare oltre, istituzionalizzando  il rapporto con Venezia . L’adesione alla cui  città Metropolitana è stata approvata  dal Consiglio Comunale di Padova  tra il 2012 -2013  e  vi si è lavorato con il sindaco di Venezia Orsoni sino ad Aprile 2014  quando è stata approvata la legge Del Rio.  Dopo la quale la prospettiva  della PaTreVe ,da sempre  considerata l ‘area metropolitana veneta  tenuta assieme da una comune idea di sviluppo, pare essere scomparsa dai radar.

Siamo fermi al territorio della  provincia di Venezia come area della  Città Metropolitana, il cui   sindaco del capoluogo ne è in automatico il presidente. Anche se in Veneto  Verona e Padova hanno a loro volta caratteristiche metropolitane e le aree metropolitane si definiscono tali per i rapporti di stretta integrazione in ordine alle attività economiche , ai servizi essenziali alla vita sociale , alle relazioni culturali e alle caratteristiche del territorio su cui insistono.

Una grande occasione perduta ?  Mi auguro un progetto rinviato, in cui  solo due realtà imprenditoriali quali Confindustria  di  Padova e di  Treviso   sono confluite in una a Marghera  poche settimane fa  per affrontare la sfida delle competizioni che il Veneto e l’Italia hanno di fronte.

 

Adina Agugiaro