Il covid diventi una malattia con cui convivere (pena il disastrosocio-economico e democratico)

Nel solito articolo settimanale il Buon Giornalista Enrico Cisnetto sottolinea che l’approccio che il governo ha scelto nella gestione della seconda fase della pandemia è profondamente sbagliato, e farebbe bene a ripensarlo prima che sia troppo tardi.

Partendo da questa affermazione sostiene che nulla è stato predisposto per tempo per fronteggiare l’ondata di ritorno del Covid, nonostante che fosse chiaro a tutti che questa ci sarebbe stata e fossero più che evidenti le necessità cui si sarebbe dovuto far fronte, per sanità, scuola, trasporti, sostegno dei settori più colpiti, imprese e occupazione.

Ora, riconfermando che Io e forse pochi dirigenti della Rete di Associazioni Veneto Eccellenze siamo Virologi, tecnici Sanitari o Esperti in malattie, ma siamo praticoni o pratici della vita comune, come titolari di famiglia con mogli/mariti nonché figli e figlie, genitori ma soprattutto buoni organizzatori di lavoro, altrimenti le nostre aziende con difficoltà potrebbero andare avanti, e come esperti di VITA riteniamo che si è scelta un’impostazione di tipo “catastrofico”, nella comunicazione prima ancora che nelle politiche, che rischia di produrre danni incalcolabili.

A Maggio, ancora in piena pandemia, si è alimentata, con dichiarazioni irresponsabili, l’idea che l’estate imminente sarebbe stata “risarcitoria” dei sacrifici fatti con quel lockdown, ma diciamolo con le nostre parole CON LA CHIUSURA TOTALE E CON IL DETTO “STATE A CASA” eccessivo e generalizzato, che almeno in parte ci potevamo evitare.

Insomma, si è passati da un eccesso all’altro, dal BLOCCO TOTALE e prolungato e indifferenziato al “GODIAMOCI LE MERITATE VACANZE”.

Ma il fatto gravissimo  è stato la più totale ignavia circa le cose da fare per prepararsi al meglio all’autunno e l’accumularsi dei decreti attuativi rimasti inevasi che hanno reso inutili e svuotati di significato pratico i provvedimenti anti-Covid varati con grande dispendio di enfasi in primavera.

Vorrei ricordare che solo a luglio inoltrato si è pensato alla scuola e da ciò si  può capire cosa s’intende per cialtroneria amministrativa, tra il lungo blocco delle lezioni in presenza e la sospensione estiva, il governo e la struttura ministeriale hanno avuto tutto il tempo per programmare il ritorno a scuola in settembre avendo messo mano a tutte le precarietà,  logistiche, infrastrutturali, organizzative, didattiche, di dotazione degli strumenti necessari,  preesistenti e a quelle emerse con la pandemia. Invece non è successo nulla, salvo quanto ha potuto fare la buona volontà delle singole strutture scolastiche.

Come al solito si interviene ritenendo che i Corpi Intermedi dello Stato, Associazioni di Categoria, Sindacati, Associazioni del Volontariato siano un corpo all’oscuro delle situaziuoni italiane e che vivano in un altro pianeta, si sarebbe dovuto mettere intorno ad un tavolo i dirigenti scolastici e i rappresentati delle società di trasporto pubblico locale per pianificare un sistema di turnazione che rendesse più facile il distanziamento sia sui mezzi pubblici che a scuola e per sopperire alla carenza dei mezzi di trasporto con l’ingaggio della flotta dei pullman turistici privati pressochè inutilizzati a causa della crisi del turismo.

Nulla di questo è stato fatto, nulla è stato pensato, tutto è stato sottovalutato.

Quanto alle leggi rimaste sulla carta o non pienamente realizzate, per tutte basta ricordare la cassa integrazione, che l’Inps deve ancora oggi pagare a moltissimi lavoratori e la denuncia fatta da Casartigiani Veneto assieme alle OO.SS. sulla mancanza di finanziamento della FSBA,  già pubblicata sul nostro periodico, cosa che in molte circostanze ha costretto gli imprenditori a fare da bancomat sopperendo alle mancate erogazioni pubbliche.

In questo quadro fatto di errori strategici e di una clamorosa frattura tra quanto comunicato mediaticamente e quanto effettivamente realizzato, s’inseriscono le scelte di questi ultimi giorni, dal prolungamento dello stato di emergenza fino all’ormai prossimo coprifuoco serale.

Al fondo c’è una tara culturale, c’è un errore di valutazione sull’andamento odierno della pandemia e di approccio ai suoi impatti.

Errore di cui una tabellina pubblicata dal Corriere della Sera ci spiega che questi numeri ci dicono, quello che la grande maggioranza degli esperti sostiene, che il Covid ha una carica virale più bassa rispetto a prima e che nel frattempo le cure sono diventate molto più efficaci.

Ora Cisnetto si domanda: “allora, senza per questo sottovalutare i rischi o, peggio, scadere nel negazionismo stupido e ignorante, perchè ci si ostina a voler fronteggiare la pandemia di oggi con i sistemi di 6-7 mesi fa? Con ciò intendendo sia gli strumenti normativi di natura straordinaria – stato di emergenza e Dpcm – che sono tossici per la democrazia rappresentativa, specie se sono sproporzionati alle necessità, sia le misure restrittive di tutta una serie di libertà, adottate nella presunzione che siano efficaci nel contenimento dei contagi.”

In questo dibattito si inserisce il costituzionalista Sabino Cassese che sostiene: “si potrebbe a lungo discutere se tutto questo derivi dalla pochezza cognitiva della classe politica o lo “stato d’incapacità” o da una sua furbizia truffaldina per cui praticare l’emergenza e alimentare una emotività catastrofista, per esempio facendo in modo che si confondano i positivi (quasi tutti asintomatici o paucisintomatici, cioè con sintomatologie lievi) è condizione per sopravvivere pur non governando. Io propendo per un equo concorso di colpa tra queste due cause, ma a ben guardare poco importa. Naturalmente senza farci mancare, oggi come allora, i clamorosi conflitti tra le scelte nazionali e quelle regionali e locali, con i contenziosi tra stato centrale e amministrazioni decentrate che inevitabilmente ne conseguono. Un federalismo delle politiche di contrasto alla pandemia che ha partorito il presidenzialismo regionale, che si somma al presidenzialismo emergenziale del governo centrale, ovviamente senza che una virgola della Costituzione sia stata formalmente cambiata.”

Ciò che conta è evitare un progressivo avvitamento verso una forma di nuovo BLOCCO TOTALE DELLE ATTIVITA’ strisciante, che sarebbe CATASTROFICO per il nostro sistema economico e sociale, e invece predisporci, mentalmente e sul piano pratico, ad una convivenza con il Covid, per quanto forzosa e sgradevole.

Su questo condivido la chiusura dell’articolo di Cisnetto: Per farlo occorrono due cose di non poco conto:

  • cambiare il piano narrativo del Coronavirus e delle sue conseguenze, facendolo diventare, come è giusto che sia, una malattia come altre;
  • infondere fiducia nei cittadini dimostrando di essere all’altezza della sfida più grande, quella di trasformare questa emergenza sanitaria in una straordinaria occasione per modernizzare l’Italia e risolvere i mai affrontati problemi strutturali, approfittando delle risorse messe in campo dall’Europa.

L’alternativa, in mancanza di questo, è subire una tale accelerazione del declino in cui il paese dal 2011 è immerso da far cambiare in peggio il tenore di vita medio dei cittadini in una misura che risulterà inaccettabile per la maggioranza di loro, con conseguenze che non oso nemmeno immaginare.

Il Direttore Generale Rete di Veneto Eccellenze

Molti spunti ripresi da – www.terzarepubblica.it  di Sabato 17/10/2020