Da sempre per le aziende italiane arrivare a fine luglio significa di fatto già entrare nella prospettiva di settembre.

Negli anni passati settembre era il mese dedicato a verificare eventuali “anomalie” nei clienti (agosto è sempre stato il mese più adatto per chiudere le attività) e pianificare il fine anno e l’anno a venire con una certa tranquillità.

L’anno 2020 purtroppo è un anno troppo particolare in tutto e per tutto ed anche il mese di settembre non sfugge a questa logica. Ci troveremo di fronte ad una ripresa sostenuta con la prospettiva di ritornare nei tempi stimati (Vedi articoli precedenti) ai fatturati pre-covid oppure le limitazioni sia a livello di mercati che a livello organizzativo produttivo si faranno ancora sentire?

Come arriveranno le imprese a settembre? Dal punto di vista della loro situazione finanziaria sicuramente in ordine sparso in quanto siamo di fronte ad una miscellanea di situazioni che possono dipendere dall’appartenenza a settori più o meno fortunati o collegamenti più o meno stretti dal punto di vista commerciale con clienti o fornitori appartenenti a determinati paesi che hanno diverse situazioni e prospettive nella lotta al Covid-19. Per fare un esempio chi ha rapporti in entrata o in uscita con la Serbia in questo momento sta vivendo le difficoltà derivanti dal blocco dei treni, aerei e mezzi di trasporto nei riguardi di questo paese ed ha in questo momento serie difficoltà. Nessuno di noi sa se tale quale sarà la situazione dal punto di vista epidemiologica sia per l’Italia che per gli altri paesi: da un momento ad un altro un paese può sospendere la sua operosità verso l’esterno o essere tagliato fuori dagli altri per rischi di contagio.

In generale però possiamo pensare a settembre come un mese in cui molte imprese si troveranno nella necessità di ricorrere a risorse finanziarie. Le ragioni sono diverse. Facciamo alcuni esempi:

  • Le aziende che vedranno una ripresa degli ordini dai clienti si troveranno nella necessità di acquistare maggiori quantitativi di materia prima.
  • Le aziende che hanno utilizzato pesantemente il magazzino, abbassando le scorte medie fino all’utilizzo delle scorte di sicurezza, si troveranno come le precedenti a dover riacquistare materiali per ripristinare i livelli minimi di magazzino aldilà di un aumento o meno del fatturato.
  • Le aziende che hanno strutturalmente tempi di incasso lunghi, dopo aver avuto un beneficio finanziario a causa degli incassi pervenuti nel periodo di lockdown e fase 2 a fronte di scarse uscite, si troveranno a dover ricostituire il monte crediti: ciò determinerà incassi di entità limitata e quindi probabile carenza di liquidità.
  • Aziende con fatturati non rientrati ai livelli pre-Covid che si troveranno con il problema della fine dell’utilizzo della Cassa Integrazione: quelle in particolare con incidenza di personale piuttosto alto si troveranno di fronte alla necessità di licenziare una parte di quello. Sappiamo che la diminuzione dei costi fissi è un processo che richiede tempi lunghi per cui è probabile che occorrerà cercare apporti finanziari.

Se vogliamo cercare di dare metodologie e regole generali alle imprese dobbiamo quindi raccomandare alle aziende di verificare e tenere sotto controllo queste variabili:

  • Crediti verso clienti (espressi in giorni equivalenti di fatturato – DSO)
  • Debiti verso fornitori (espressi in giorni equivalenti di acquisto – DPO)
  • Magazzino Materie prime (espresso in giorni equivalenti di acquisto – DMO)
  • Magazzino Prodotti finiti (espresso in giorni equivalenti di vendita prodotti finiti – DGO)
  • Incidenza dei costi variabili (espressa come percentuale sui costi totali – CV%)
  • Incidenza dei costi fissi (espressa come percentuale dei costi totali – CF%).

Riferimento dei calcoli:

DSO = CREDITI/FATTURATO *360                             DPO = DEBITI/(ACQUISTI MATERIE+SERVIZI)*360

DMO = MAGAZZINO MP/ACQUISTI MP*360       DGO = MAGAZZINO PF/FATTURATO*360

CV% = CV/(CV+CF)                                                         CF% = CF/(CV+CF)

N.B.: crediti e debiti si intendono al momento in cui si misurano; fatturati e acquisti si intendono su base annuale.

FABBISOGNO BANCARIO

Molte aziende (vedi casi esposti) si troveranno a settembre di fronte alla necessità di ricorrere a risorse finanziarie che possono corrispondere tutte o in parte a debito bancario; prima di fare questo dovranno assolutamente svolgere queste attività:

  • Effettuare delle analisi di cash-flow prospettico (Vedi articoli precedenti)
  • Esaminare bene le sei grandezze sopra esposte: agendo su ognuna di queste è possibile ottenere un miglioramento della propria situazione finanziaria e quindi diminuire la quantità di denaro di cui approvvigionarsi all’esterno.

CREDITI VERSO CLIENTI: ricordare che il DSO = CIM (condizioni di incasso medie) + RDI (ritardi di incasso). Queste due grandezze riguardano due attività aziendali: quella commerciale e quella amministrativa. Abbassare il DSO significa abbassare il fabbisogno finanziario. In pratica: stare attenti alle condizioni di pagamento offerte ai clienti ed attenzione ai ritardi di pagamento;

DEBITI VERSO FORNITORI: anche qui abbiamo due elementi: CPM (condizioni di pagamento medio) e RDP (ritardo di pagamento). Qui occorre cercare di accrescere il primo elemento ottenendo migliori condizioni dai fornitori e non dilatare eccessivamente il secondo (possono nascere problemi con i fornitori)

MAGAZZINO MATERIE PRIME: LSM (livello di sicurezza materie prime) + LMV (livello materie variabili). Le prime sono fisse le seconde dipendono dall’andamento delle richieste della produzione. Una buona attenzione e programmazione può limitare i quantitativi da richiedere e ciò fa risparmiare denaro

MAGAZZINO PRODOTTI FINITI: LSP (livello di sicurezza prodotti finiti) + LPV (livello prodotti finiti variabili). Le prime sono fisse, le seconde dipendono dall’andamento delle vendite. Occorre verificare la politica di magazzino dell’azienda, cercando, ove possibile, di muoversi da logiche “push” (produzione per il magazzino) a logiche “pull” (produzione sul venduto).

COSTI VARIABILI PERCENTUALI: questa grandezza esprime quanto incidono i costi variabili sul totale dei costi. Lo sforzo dell’azienda deve essere teso a massimizzare questo valore rispetto ai costi fissi.

COSTI FISSI PERCENTUALI: misura quanto incidono i costi fissi sul totale dei costi. Lo sforzo dell’azienda deve essere teso a minimizzare questo valore rispetto ai costi variabili.

SITUAZIONE CONTINGENTE DELLE BANCHE

Le banche si troveranno a settembre con una situazione che risentirà ancora pesantemente delle misure prese nella situazione Covid.

CENTRALE RISCHI

Un primo importante aspetto è il provvedimento preso dal Governo nel DL Rilancio riguardo la gestione della Centrale e Rischi e delle altre banche dati similari.

L’attivazione di un prestito accompagnato dalla garanzia pubblica determina per il beneficiario anche la sospensione delle segnalazioni alla Centrale rischi fino al 30 settembre 2020. Sospensione che si applica «anche ai sistemi di informazioni creditizie dei quali fanno parte altri archivi sul credito gestiti da soggetti privati e ai quali gli intermediari partecipano su base volontaria». Così congegnata, la norma non determina quindi una moratoria generalizzata per le segnalazioni che individuano i «cattivi pagatori», cioè i debitori che non rispettano i tempi di restituzione e i piani di ammortamento dei prestiti già concessi. Il meccanismo serve a evitare che la macchina dei prestiti si inceppi, a causa di una segnalazione, nel caso di beneficiari a cui sia accordato un finanziamento con copertura statale. Inoltre è prevista la possibilità di concedere il finanziamento garantito anche a soggetti che nei confronti dell’istituto di credito hanno posizioni «classificate come inadempienze probabili o come esposizioni scadute e/o sconfinanti deteriorate» alla data di richiesta della garanzia, a patto che questa classificazione non sia precedente al 31 gennaio scorso.

SITUAZIONE ANDAMENTALE

E’ chiaro che la banca monitora attentamente in ogni momento la situazione andamentale nei rapporti in essere e sicuramente ne terrà conto qualora a settembre si trovasse a decidere sull’erogazione di un finanziamento. Anche se non potesse disporre della Centrale Rischi la banca analizza la gestione dell’azienda attraverso alcuni indicatori:

  • Livello medio di utilizzo dell’affidamento di cassa
  • Livello medio del portafoglio incassi
  • Percentuale degli insoluti
  • Utilizzo dei conti anticipi
  • Livello medio del portafoglio pagamenti
  • Percentuale di rispetto dei pagamenti da parte dell’impresa per le ricevute dei fornitori.

Questi ed altri parametri di controllo danno alla banca l’idea della situazione dell’azienda, ed anche se dovessimo trovarci di fronte a numero di rapporti plurimi (multibanca) l’assunzione della banca è che la situazione con il proprio istituto non può che rispecchiare quella globale.

APPORTO DI INFORMAZIONI E DATI DA PARTE DELL’IMPRESA

In questo momento le banche soffrono, rispetto alla situazione normale, una mancanza di dati in quanto, anche aldilà dell’accesso ed utilizzo delle informazioni andamentali e di banche dati, hanno un grosso dubbio: l’eventuale rilevazione di difficoltà dell’azienda dalla situazione andamentale rispecchia uno stato transitorio o definitivo?

Non è un problema di poco conto perché non potendo utilizzare strumenti automatici quali il rating ( che darebbe quasi sempre valutazioni negative) la banca deve avere una visione delle probabilità dell’azienda di proseguire l’attività.

E’ quindi l’azienda che deve fornire alla banca le informazioni di scenario futuro che devono aiutare l’istituto di credito a valutare la bontà del piano e le probabilità di buon esito dell’affidamento.

Ciò significa preparare piani aziendali in base agli scenari al meglio ipotizzabili, realizzati con cura e professionalità, ed il più possibili vicini alla realtà.

RESPONSABILITA’ DELLE BANCHE

Quando si fanno ipotesi sugli istituti di credito, specie in situazioni particolari come quella che stiamo vivendo, occorre sempre considerare il profilo di rischio a cui è sottoposta la banca.

Le banche nell’elargire prestiti concorrono a sostenere tre tipi di rischio:

  • RISCHIO DI CREDITO: la possibilità che il prestito non venga restituito tutto o in parte
  • RISCHIO DI REVOCATORIA FALLIMENTARE: il rischio che l’eventuale prestito venga elargito ad aziende che nel breve tempo saranno soggette a fallimento
  • RISCHIO PENALE: l’eventuale responsabilità di avere elargito credito a soggetto che non doveva essere considerato meritevole in base ad analisi e verifiche che non sono state condotte in modo corretto.

La situazione contingente mette le banche in grossa difficoltà nel merito, per cui, in assenza di un “paracadute” offerto da un provvedimento governativo che, per quanto auspicato, non ha visto finora la luce, occorre aspettarsi un atteggiamento ancora più conservativo del solito da parte del sistema bancario.

COSA DEVE FARE L’AZIENDA?

  • Verificare il fabbisogno di cassa prospettico
  • Cercare di evidenziare strategie per abbassare tale fabbisogno
  • Nel caso in cui debba ricorrere al debito bancario: presentare piani di impresa con analisi di scenario e che siano in grado di attestare con buon grado di sicurezza che si è di fronte ad un progetto serio e ben costruito.

Dal punto di vista tattico nel momento in cui le previsioni evidenziano le necessità finanziarie sarebbe bene presentarsi prima possibile in banca in modo da evitare “ingorghi” derivanti dal numero di pratiche (ed anche dai provvedimenti che rallentano di fatto l’operatività con i clienti).

La qualità della documentazione è come sempre determinante e la presenza di garanzie da mettere in gioco un aspetto purtroppo sempre da tenere in considerazione.

RICORDIAMOCI CHE SETTEMBRE ARRIVA IN UN ATTIMO!

CIRO CONTE – Consulente Aziendale Rete di Veneto Eccellenze Crisi d’Impresa