Nuove proposte per l’efficienza energetica nell’industria e nel terziario

L’abbandono in cui versa lo schema dei certificati bianchi – che la proposta di Piano nazionale integrato energia-clima ancora pone come strumento principe per raggiungere gli obbiettivi al 2030 – appare sempre più preoccupante.

Di certo gli avvicendamenti governativi e il contrasto al vertice del GSE che hanno caratterizzato la scorsa estate non hanno aiutato, ma si tratta di problemi di governance che devono essere superati, pena il mancato raggiungimento degli obiettivi sull’efficienza energetica e il relativo impatto sul percorso di decarbonizzazione.

Nonostante le difficoltà, la forte partecipazione al tradizionale convegno organizzato da FIRE a KeyEnergy lo scorso 6 novembre mostra che gli operatori non hanno perso le speranze e che lo schema può ancora svolgere un ruolo chiave.

Per contribuire alla ricerca di soluzioni, Rete Veneto Eccellenze – Casartigiani già a gennaio 2019 aveva aderito al documento di proposte rivolte a MiSE e GSE indicato dalla FIRE, partecipando nell’ambito di un gruppo di lavoro con la partecipazione di AICEP, ANIMA, Assistal, Assoege, Assoesco, Federchimica, Federesco, Utilitalia alla convalida.

Di seguito i principali aspetti affrontati nel documento:

  • Cap al contributo tariffario ed emissione di TEE “virtuali”. Queste misure hanno una giustificazione in un contesto emergenziale, ma vanno necessariamente superate per tornare a tutti gli effetti ad un meccanismo di mercato. Purtroppo la situazione rimane critica, con una forte carenza di TEE sul mercato. Senza interventi si rischia dunque di trovarsi nel 2020 a gestire una situazione molto complicata, in particolare per i soggetti obbligati e per il raggiungimento dei target previsti dalla direttiva sull’efficienza energetica. Occorre agire sia lato definizione dei target, in modo che questi possano indirizzare in modo adeguato lo schema nei prossimi anni, sia lato offerta, rivitalizzando quest’ultima con interventi regolatori che consentano di superare le attuali barriere.
  • Necessità di regole chiare. La gestione del meccanismo negli ultimi anni ha sofferto la carenza di confronto e supporto con gli stakeholder e gli operatori coinvolti nello schema. Tematiche complesse come l’addizionalità e la misura e verifica dei risparmi richiedono un confronto continuo e aperto fra Gestore e operatori. Il call center del GSE è risultato deficitario in ragione della complessità tecnica delle problematiche collegate ai progetti. La mancanza di chiarezza ha contribuito a portare le proposte respinte negli ultimi tre anni al 40-50%. Occorre un’unità dedicataalla discussione ex-ante, un tema su cui il GSE ha avviato un percorso di apertura negli scorsi mesi e su cui rimane molto lavoro da fare.
  • Data di avvio dei progetti. Considerata la complessità dei progetti nei grandi impianti industriali, si auspica una maggiore flessibilità per la definizione delle tempistiche di avvio dei lavori, in quanto specialmente con i progetti complessi è difficile, se non impossibile, rispettarle. Un ulteriore aspetto critico sulla data di avvio dei progetti è relativo alla documentazione da produrre per dimostrane la veridicità. Rispetto a questo punto, però, il GSE ha nel frattempo avviato un percorso di chiarificazione con la pubblicazione dello Studio Osservazionale. Trasparenza. Nell’ultimo anno e mezzo si sono ridotte le informazioni fornite con regolarità sull’andamento dello schema. Ad esempio, il GME pubblica meno dati sui TEE rilasciati nell’ambito della sua newsletter ed il GSE non fornisce indicazioni sui PC nell’ambito del contatore e non aggiorna gli open data con la frequenza precedente. Ciò rende più difficile fare valutazioni sull’andamento dell’offerta, un aspetto poco in linea con un meccanismo di mercato.
  • L’emersione delle truffe nel 2017 ha poi portato alla realizzazione di controlli a tappeto sulle schede standard più problematiche. L’approccio seguito per verificare la regolarità dei progetti è stato quello della richiesta di una gran mole di documenti (e.g. fatture, schemi di impianto, visure catastali, APE, contratti con utenti, etc.), cui molti soggetti non sono stati in grado di rispondere positivamente. Ciò ha generato l’annullamento di numerosi progetti, con richiesta di restituzione dell’incentivo percepito, e il conseguente ricorso al TAR da parte dei proponenti coinvolti. La risoluzione di tale contenzioso appare fondamentale, sia per chiarire l’effettivo ruolo delle truffe e quello invece dell’assenza di prescrizioni chiare sulla documentazione da conservare per i controlli, sia per capire quanti TEE potranno eventualmente tornare disponibili sul mercato, sia, soprattutto, per ricostruire un clima di chiarezza e fiducia.
  • Valorizzazione dei risultati conseguiti. Lo schema non ha prodotto solo risparmi energetici, ma ha consentito negli scorsi anni di qualificare il mercato degli operatori, in particolare ESCO ed EGE, e di incrementare l’attenzione data dalle imprese agli investimenti in efficienza energetica. Un risultato frutto delle sue caratteristiche di base, come l’attenzione alle procedure di misura e verifica dei risparmi, la strutturazione dei PC (e prima delle PPPM), la descrizione dettagliata dei progetti da un lato e del supporto economico dall’altro. Si tratta di effetti fondamentali per accelerare la trasformazione del mercato richiesta per raggiungere gli obiettivi al 2030.
  • Efficienza energetica e formazione in azienda L’efficienza energetica è ormai un obbiettivo primario per le aziende soprattutto per quelle appartenenti al comparto industriale. Consumare meno ha, infatti, numerose conseguenze positive: permette, innanzitutto, di abbattere i costi di produzione grazie all’efficientamento dei processi produttivi; inoltre, i vantaggi derivanti da azioni di miglioramento dell’uso dell’energia portano ad ulteriori benefici non energetici che vanno oltre i più evidenti benefici economici. Considerare e quantificare i benefici dell’efficienza energetica indirizza l’attenzione delle imprese verso la necessità di ampliare le competenze a più livelli aziendali, anche a quelli non direttamente coinvolti nei processi energivori. Molte aziende, nell’ottica di un’azione globale di ottimizzazione delle risorse energetiche, hanno deciso in questi anni di intraprendere con FIRE un percorso di formazione specialistica indirizzato alle figure tecniche e di supporto, finalizzato all’aggiornamento del personale direttamente e non direttamente coinvolto nei processi produttivi. Fra i soggetti che hanno richiesto corsi alla Rete di Veneto Eccellenze i corsi, da erogare sono studiati dalla Rete insieme all’azienda per poter coinvolgere dipendenti con un diverso ruolo lavorativo e geograficamente collocati in tutta Italia. I programmi formativi sono quindi definiti dopo aver ascoltato e analizzato a fondo le esigenze aziendali; ciò porta spesso all’approfondimento di aspetti legati alla gestione dell’energia. L’esperienza di queste aziende è sicuramente un esempio da guardare e replicare in altre realtà imprenditoriali.

I problemi indicati si possono superare.

Al momento la FIRE sta elaborando un documento di proposte articolato, che tenga conto anche degli sviluppi degli ultimi mesi e la Rete di Veneto Eccellenze ne è attiva nella partecipazione.

Serve però la volontà politica di farlo. Una volontà che dovrebbe essere naturalmente presente in un Governo che ha posto il Green New Deal al centro del proprio programma e che speriamo dunque possa presto trovare attuazione.

Ufficio Stampa Veneto Eccellenze