Il Presidente di Unioncamere Veneto, Mario Pozza, senza mezzi termini l’ha definita una vera e propria farsa.

Questa dichiarazione ha un notevole peso specifico, in virtù del ruolo di Pozza che tra l’altro, fa parte della consulta per l’autonomia costituita dal governatore Zaia, come ulteriore supporto alla richiesta di autonomia provienente dal Veneto.

Una richiesta decisamente trasversale, sia per quanto riguarda le aspettative delle diverse categorie economiche, sia per le diverse anime politiche che l’hanno auspicata ed ora tutte insieme la stanno attendendo.

Pozza non si risparmia in valutazioni critiche che spara fieramente con “i cannoni ad alzo zero”. Questioni politiche interne alla Lega dal suo punto di vista. Inizia in effetti a serpeggiare negli ambienti leghisti veneti, il fastidioso sospetto che Salvini starebbe barattando la ritardata autonomia in cambio di un importante serbatoio di elettorato nel meridione d’Italia.

Zaia sempre più acrobatico (ed imbarazzato) nelle sue dichiarazioni e arroccato all’interno di una Lega di minoranza, quella più verace, che predilige ancora gli interessi del Nord.

A sbocciare il pallino in questa situazione critica, le recenti affermazioni provocatorie lanciate da Flavio Tosi che utilizza persino l’espressione di “mutazione genetica” in riferimento alla Lega, sempre più partito nazional/sovranista e sempre più distante dalle attese autonomiste dei veneti. Certamente il 2019 da questo punto di vista sarà l’anno in cui si scopriranno definitivamente le carte sulle intenzioni o meno di rendere il Veneto (Lombardia ed Emilia Romagna) autonomo.

Certamente un governo che dopo le recenti europee vede la Lega come il partito più importante in Italia, che ha un vice premier leghista, che ha una serie di ministri anch’essi leghisti, crea quella cosiddetta “tempesta perfetta”, irripetibile dal punto di vista storico/politico che dunque porta a zero gli alibi per rimandare ulteriormente il progetto autonomista richiesto quasi plebiscitariamente dalle genti venete.

Sempre secondo Flavio Tosi, la lega di Salvini avrebbe abbandonato da tempo gli ideali del federalismo e soprattutto si sarebbe distaccata dai ceti più produttivi del Paese.” Non si tratterebbe solo di semplici equilibri contrapposti alla necessità di governare insieme al Movimento 5 Stelle ma di una vera e propria trasformazione politico/programmatica in atto del partito.

Altri esponenti di punta nel nord est si sono espressi in maniera altrettanto critica e severa a  tal proposito. Il presidente di Confindustria, Matteo Zoppas ha dichiarato senza mezzi termini che: “l’autonomia oltre a fornire una splendida opportunità anche per il sud, era soprattutto e sin dall’inizio nel contratto di governo, quindi non si riesce a comprendere perché non sia stata ancora perfezionata. Se ci fosse la volontà si potrebbe attuare in poche settimane. Ancor meno tempo, si spenderebbe per concedere intanto la Zes per Venezia (zona economica speciale)” attesa come manna dal cielo anche da Marco Michielli presidente di Confturismo che oggi come oggi, ha dichiarato che sull’Autonomia del Veneto non scommetterebbe “nemmeno un euro”. Giudizi severi e scetticismo anche da parte di Agostino Bonomo di Confartigianato.

Insomma sembra proprio che la Lega di Salvini mentre conquista e cresce al sud in termini di elettorato, stia rischiando di perdere pezzi importanti proprio dalle regioni che hanno dato i natali a questo movimento federalista, soprattutto in Veneto. A tal proposito Salvini dovrà quanto prima affrontare e risolvere questa richiesta sospesa che sta trasformarmandosi in una bomba ad orologeria.

Per declinare una antica espressione del giornalismo politichese: attendiamoci quindi e nuovamente un altro autunno molto caldo.

Stefano Cannas