Inquilini italiani presenti: poco più della metà.

Avete presente quelle riunioni condominiali in cui i residenti nei piani superiori si lamentano con i condòmini dei piani inferiori e viceversa? I primi perché gli arrivano su dei profumi sgradevoli dalla cucina mentre i secondi perché gli piovono giù briciole dai “piani alti”. Non soltanto i problemi di cucina ma anche di rumori, musica, di usi e costumi diversi se trattasi di stranieri, di orari legati a vite non simili nelle diversità condominiali tra anziani, famiglie, single, ecc.. Un patchwork di aspetti che determinano una coabitazione sempre border line, spesso poco serena e che trova poi sfogo in mille lamentele all’interno di avvisi, ammonimenti e divieti invocati dal regolamento del condominio.

Spesso per trovare soluzioni basterebbe partecipare tutti all’assemblea condominiale che invece viene purtroppo quasi sempre disertata per pigrizia dei molti, delegando ai pochi soliti noti, le scelte strutturali di gestione del condominio, scelte che dopo puntualmente vengono criticate.

Ora immaginiamo adesso che questo condominio sia l’Europa e l’Italia ne sia uno degli “inquilini”. Nel condominio Europa c’è di tutto, c’è gente (leggi nazioni) che sta meglio di noi economicamente e gente che sta pure peggio (pensiamo in primis ai greci). Bruxelles diventa sede dell’amministratore ed i Paesi aderenti assumono le sembianze degli inquilini di varia caratura: quelli dei piani alti, bassi, degli attici…

Alle cicliche riunioni, Spread e PIL contano al pari dei millesimi delle unità immobiliari che danno voce in capitolo, quindi maggiore o minore autorevolezza ai vari residenti.

L’ascensore interessa a quelli dei piani alti ma frega nulla a quelli del piano terra, anche se questi ultimi però d’inverno hanno un riscaldamento maggiore e l’acqua nei rubinetti arriva con maggiore pressione.

Quelli che nel condominio “Europa” vorrebbero tutti fiori e piante uniformate nei vari terrazzi, quelli invece che finestrerebbero tutto piastrellando e basta le aree libere, al pari di coloro che nell’Europa Unione, vorrebbero standardizzare norme e maggiori tutele per l’ambiente rispetto a chi per mentalità preferirebbe invece cementificare pure i campi elisi nel nome del profitto “condominiale” europeo.

E noi in tutto questo?

Noi amanti del politicamente corretto, dichiariamo di tollerare sempre ogni etnia ma non riusciamo a tollerare poi neppure chi tiene la televisione ad un volume leggermente più alto, magari solamente perché un po’ sordo.

Noi applaudiamo agli appelli dell’ormai celebre ragazzina nordica (Greta Thumberg) che diffida dal votare in Europa chi non vuole prendersi cura dell’ambiente e poi a casa nostra, per pigrizia o per risparmiare un sacchetto, mischiamo il secco con l’umido e gettiamo tutto insieme rinunciando alla differenziata.

Noi che viviamo di contraddizioni e lamentele critiche verso il nostro condominio “Europa” ma quando arriva il momento elettorale per poter fare valere le nostre ragioni, ci presentiamo all’appello solo in poco più di metà elettori.

Europee, affluenza al voto:

Belgio con l’89% il Paese dell’Ue con la più alta affluenza. Italia 56% preceduta pure dalla Grecia (58%). Italia in calo rispetto al 58,69% della precedente consultazione di riferimento. In Francia è andata pure peggio (51%) sino ad arrivare alla Slovacchia dove si è presentato al voto meno di un cittadino su quattro (23% di affluenza).

Parafrasando Massimo D’Azeglio, “abbiamo fatto l’Europa’ ora facciamo gli europei” altrimenti questa Europa qui sarà soltanto un contenitore di costi ed interessi per il futuro di pochi e favoritissimi Stati Membri.

Alleluia

Stefano Cannas