Opportunità e insidie nel calcolo del secondo acconto per il periodo d’imposta 2019 il quale, va ricordato, non fruisce di alcuna rateizzazione: mai come quest’anno quella che dovrebbe essere un semplice operazione “meccanica” comporta, per imprese e professionisti, una serie di riflessioni. La rimodulazione Il primo elemento da considerare è la risoluzione 93/E del 12 novembre scorso, con cui l’Agenzia ha chiarito l’applicazione dell’articolo 58 del Dl 124/2019, il cui testo lasciava adito a più di una perplessità. In sintesi, i contribuenti hanno avuto la conferma che la facoltà di rideterminare l’acconto di novembre, fermo restando quanto versato in sede di primo acconto: riguarda tutti i soggetti già destinatari del rinvio dei versamenti previsti dall’articolo 12-quinquies, commi 3 e 4, del Dl 34/2019, e quindi anche i forfettari, i soggetti in regime di vantaggio e tutti coloro (imprese e autonomi) con attività per cui sono stati approvati gli Isa, anche se concretamente non applicabili per effetto delle varie cause di esclusione (inizio o cessazione attività nel 2018, determinazione forfettaria del reddito, ecc.), ad eccezione del superamento del limite di 5.164.569 euro di ricavi/proventi nel 2018; si applica a tutte le imposte sostitutive e addizionali di Irpef, Ires e Irap, comprese la cedolare secca sugli affitti, l’Ivie e l’Ivafe (ma non ai contributi previdenziali); spetta anche a chi è facoltizzato dagli importi a debito a versare solo l’acconto di novembre.

Resta che, dall’anno prossimo, contribuenti (e software) dovranno gestire con attenzione una doppia modalità di calcolo degli acconti, basata sulla tipologia di soggetto e sulle cause di applicabilità o meno degli Isa: una complicazione in più di cui (probabilmente) si poteva fare a meno, tenendo presente, peraltro, che il possibile effetto finanziario di un momentaneo risparmio del 10% sul totale dell’acconto versato (che rappresenta il vero scopo della norma per gli effetti sul gettito erariale “traslato” al 2020) è limitato al 2019 e non si ripeterà a regime. Ricalcolo Risolto il “rebus interpretativo” dell’articolo 58 del Dl 124, per chi sceglie il metodo storico di calcolo occorre considerare le “solite” regole che obbligano alcuni contribuenti – come ad esempio i benzinai – al ricalcolo (si veda lo schema in pagina). Quest’anno non dovrebbero creare problemi le norme su super e iper ammortamenti, tranne il caso molto particolare delle imprese che, nel periodo di riferimento dello “storico”, hanno già investimenti per i quali si applica la riapertura prevista dall’articolo 1, commi 60 e seguenti, della legge 145/2018. Metodo previsionale L’ennesima “stretta” sulle compensazioni recata dall’articolo 3 del Dl 124/2019 – che renderà possibile dal 2020 la compensazione orizzontale dei crediti relativi alle imposte dirette e Irap superiori ai 5mila euro annui solo a decorrere dal decimo giorno successivo alla presentazione della relativa dichiarazione – comporta sicuramente maggiore attenzione sui versamenti.

Al di là di alcune affermazioni ottimistiche, infatti, appare ben difficile che la presentazione della dichiarazione possa realisticamente avvenire già a partire dal mese di maggio (altrimenti non si comprenderebbe per quale motivo il termine di trasmissione sia stato da poco posticipato al 30 novembre), per cui è concreta la possibilità che quanto versato in eccesso resti immobilizzato per mesi (la stessa relazione tecnica al decreto legge, del resto, quantifica questo slittamento forzoso a danno dei contribuenti). Se questa disposizione sta portando molte imprese a valutare il ricorso al metodo previsionale (in particolare laddove il reddito imponibile 2019 è stimabile in calo rispetto al 2018), non vanno dimenticati gli ostacoli di un calcolo che deve fare i conti con le novità 2019 già in vigore, come il nuovo meccanismo di deducibilità degli interessi passivi (articolo 96 Tuir) per effetto del decreto Atad 142/2018, l’ipotizzato ritorno all’Ace con contestuale abrogazione “sul nascere” della mini-Ires, l’avvio ritardato (dal 1° aprile 2019) dei super ammortamenti, ecc. Insomma, un percorso “minato”, con le uniche ancore di salvezza costituite dalla possibilità di ravvedere spontaneamente (con risparmio di sanzioni) un’eventuale carenza di acconto resa evidente dai calcoli definitivi e dalla prassi delle Entrate (ad esempio, risoluzione 176/E/2003) secondo cui il contribuente che ha versato un acconto inferiore al dovuto a causa di una successiva modifica normativa (come l’abrogazione Iri per il 2018) non può essere sanzionato.

Il Direttore Generale Rete di Veneto Eccellenze