E’ raggiante Simonetta Rubinato, dopo la presentazione sabato 7 luglio della sua associazione “ Veneto  Vivo” a S. Biagio di Callalta.  Avvocato  civilista, 55 anni,  sindaco per 10 anni del suo paese, Roncade, senatrice dal  2006 al 2008 nel Gruppo delle Autonomie e  poi due volte deputata del Partito Democratico  sino a Marzo scorso,  presiede ora   Veneto Vivo  : associazione libera, civica e apartitica che ha suscitato entusiasmo sin dal suo apparire e che vuol essere laboratorio politico culturale per rappresentare l’aspirazione all’autogoverno del Veneto ed insieme rilanciare il progetto di riforma federale della Repubblica e quello di integrazione politica europea.

Per Rubinato il  suo  tenace applicarsi  alle cause dell’autonomia e del federalismo  è sempre significato acquisire gli strumenti necessari per migliorare la governance e rendere efficienti e responsabili sul piano fiscale le Amministrazioni Pubbliche . 

Dall’incontro di Sabato scorso è uscita qualche  proposta concreta , onorevole Rubinato ?

“ Direi  rivoluzionaria  e  concretissima per rimettere in moto gli investimenti. Altro che decreto dignità,  c’è una misura a costo zero per lo Stato ed è quella di usare  da subito da parte degli Enti Locali con bilancio  virtuoso ( gli stessi che hanno subito dallo Stato un vero e proprio “ esproprio “, definito anche  dalla Consulta di Stato  un “ prelievo forzoso “) gli avanzi di amministrazione per fare opere e creare occupazione . Solo  in Veneto sono nella disponibilità dei Comuni 800 milioni di euro ( rendiconti 2017 approvati ad Aprile ) e con lo schema di delibera  oggi presentato  vogliamo incoraggiare amministratori e responsabili finanziari degli Enti Locali ad utilizzare le risorse prelevate alle famiglie alle imprese perché facciano da volano all’economia dei territori . Si tratta di sfruttare l’assist eccezionale rappresentato dalle sentenze della Consulta n 247 / 2017 e 101/2018 , grazie alle quali gli enti locali “ possono senz’altro applicare l’avanzo accertato nel conto consultivo senza incorrere in sanzioni…. o contestazioni di danno erariale. “  Per parte nostra abbiamo realizzato il 7 luglio che  l’ approvazione nei rispettivi consigli comunali della delibera da noi proposta li metterà al sicuro da ogni responsabilità….”

On Rubinato, lei era presente all’assemblea congiunta di Unindustria  Treviso e Confindustria Padova  del 12 giugno scorso a Marghera , la cui fusione ha dato origine ad Assindustria VenetoCentro , la seconda rappresentanza  confindustriale in Italia ed espressione di una realtà  che genera il 5 % del valore aggiunto manifatturiero italiano ed un export che nel 2017 è stato di 22, 5 miliardi di euro ?

“ C’ero e del presidente Finco ho apprezzato due  progetti :  1) l’impegno ad investire sulla formazione dei giovani  quale capitale umano dell’ economia della conoscenza, in grado di trovare lavoro sul territorio premiandone il merito e 2) le parole che spezzano un tabù di Confindustria :” L’Italia  centralista non funziona più. Il Nord non è Roma, Roma non è il Sud. L’omologazione non funziona , servono politiche differenziate per rispondere alle specificità dei territori . L’autonomia di Veneto, Lombardia, Emilia  è l’occasione storica per far ripartire la riforma in senso federale dello Stato. “

 

La scorso numero abbiamo iniziato a parlare di città e territorio metropolitani . Constatando che da noi, né Venezia né le città vicine si sono ancora mosse secondo una visione sinergica.  Lei che ne pensa ?

Dopo quasi 28 anni dalla legge 142/ 990 e a 4 dalla legge Del Rio n. 56/ 2014 , le città metropolitane appaiono  ancora ferme al palo. E’ senz’altro vero che che la  nuova dimensione  dei processi economici  e sociali ha bisogno  di livelli di governo adeguati  e la risposta alla questione della competizione tra aree urbane si chiama città metropolitana . Ma non basta per fare questo cambiare nome  e dare qualche potere in più  alle vecchie province  sulle esigenze di decentramento  anziché  su quelle culturali, sociali economiche e territoriali  che definiscono una  vera dimensione metropolitana. 

Le esperienze riuscite in altri paesi insegnano che non funzionano logiche tecnocratiche e centraliste. Le città e i comuni  che formano un’Area Metropolitana sono innanzitutto una comunità di persone  che sente di condividere una serie di elementi culturali e identitari , di bisogni e opportunità  comuni.  Ecco perché hanno successo le esperienze metropolitane che attraverso un processo auto- organizzativo dal basso   mettono assieme progetti e risorse materiali e immateriali . Inoltre affinché le città o aree metropolitane abbiano un ruolo di attori politici dello sviluppo, occorre che  possano spostarsi dal centro al territorio  risorse e poteri pubblici  adeguati  all’esercizio delle responsabilità da svolgere . Tutto questo rinvia all’esigenza di un processo  di partecipazione democratica e di federalismo collaborativo tra Istituzioni e attori del territorio.

Mi sembra che i processi in atto dal basso quale quello avviato da Unindustria Treviso e Confindustria  Padova  ( ma anche altri già in corso )   vadano in questa direzione ricercando una dimensione di area metropolitana più vasta ed integrata. Ma per un vero  governo metropolitano occorre  che siano accompagnati  da una vera devolution e autonomia  anche finanziaria  dal centro alle istituzioni locali , cui spetta la responsabilità di approntare una pianificazione  e governo del territorio , nonché servizi pubblici più efficienti  e adeguati  alle imprese e ai cittadini  che vi vivono e lavorano , attraendo  investimenti  e risorse umane  d’eccellenza.  Fondamentale  è il tema della mobilità e qui  e qui non posso non sottolineare un mio personale rimpianto. . Quando in tema di infrastrutture Finco  ha sottolineato la carenza  di una connessione adeguata  dell’area metropolitana  del Veneto centrale , ho ripensato al finanziamento del Sistema Metropolitano di Superficie  che avevo ottenuto dal governo Prodi con un mio emendamento al senato( 10 milioni l’anno per 10 anni ) se non fosse stato cancellato nel 2009 dal governo Berlusconi, nell’inerzio di Galan e di Chisso,ora quel sistema di mobilità  sarebbe una infrastruttura reale. 

Adina Agugiaro