Lei è sicuramente a conoscenza sia dell’esistenza delle città metropolitane ma soprattutto del territorio metropolitano che su esse gravita, nel Veneto buona ultima è arrivata Venezia ma al momento il territorio non si è mosso eppure da anni si parlava della famosa Pa.Tre.Ve, quale soggettività del cuore del Veneto produttivo. Ha un idea sull’intera questione?

Citta Metropolitana di Venezia e Pa.Tre.Ve sono due cose molto diverse, perché la prima è un ente di area vasta che di fatto prende il posto, sia pure con alcune peculiarità, della Provincia di Venezia.   Immagino che anche a lei sia capitato di vedere un’immagine satellitare notturna del nostro Veneto e quello che balza agli occhi è, appunto, l’area completamente illuminata del triangolo Padova – Treviso – Venezia, che sono quasi un agglomerato urbano unico. Unico, ma spezzettato non solo nei tre capoluoghi, ma anche nelle decine di comuni che fanno loro da corona. Onestamente, credo che in questa fase storica, immaginare un unico soggetto che coordina questa realtà specifica sia poco realistico. Bisogna lavorare piuttosto sulla capacità di far sistema e di collaborazione delle singole realtà territoriali, partendo dai temi che sono evidentemente di interesse collettivo: penso alla pianificazione del territorio, alla sanità, ai trasporti solo per citare i principali.

A tutt’oggi le risulta che siano stati fatti approcci attivi e costruttivi tra le tre città ?

Se per oggi intende gli ultimi dodici mesi, da quando cioè sono sindaco a Padova, direi di no. Nel 2013-2014 se ne era parlato. senza tuttavia arrivare a nulla di concreto e poi le sensibilità dei sindaci che hanno guidato le tre città sono cambiate rispetto a questo tema. Oggi poi. con la creazione della Città Metropolitana di Venezia, credo che, anche da un punto di vista istituzionale, la situazione sia definitivamente cambiata, se per Pa.Tre.Ve immaginiamo una entità istituzionalmente costituita.

Lei come sta interpretando le sinergie con i comuni limitrofi e con gli altri capoluoghi ?

Guardi, ho ottimi rapporti e relazioni con i sindaci di Venezia e Treviso, perché quando parliamo ad esempio di infrastrutture come collegamenti ferroviari o aeroporti, che sono ubicate in un territorio ma hanno una ricaduta su un’area molto più vasta, è normale che ci siano confronto e collaborazione.  Molto più stretta e frequente è la collaborazione con i comuni limitrofi, con i quali il rapporto è ottimo e su basi di assoluto rispetto. Ho voluto riprendere subito l’esperienza di CO.ME.PA, Comunità Metropolitana Padova  nella quale la precedente amministrazione non credeva troppo. Ci stiamo riunendo, con i comuni limitrofi a Padova una volta al mese per lavorare su temi concreti avvalendoci anche di esperti di grande competenza come i professori Bertolissi e Mistri.  La collaborazione tra i comuni è una grande opportunità e assicura una forza importante: Padova ha 220 mila abitanti se calcoliamo anche gli abitanti dei comuni confinanti superiamo i 500 mila abitanti vuol dire che da 13ª città italiana passiamo ad essere la 7ª, e questo conta quando ci si relaziona anche con lo Stato non solo per la ripartizione delle risorse.

Che ruolo potrebbe avere Padova in un contesto di gestione sinergica amministrativa ?

Non Padova ma CO.ME.PA, perché io credo che dobbiamo ragionare come squadra, immagina di realizzare cose concrete, magari non eclatanti ma che poi hanno delle ricadute sulla vita quotidiana di tutti i cittadini. Penso ad esempio al ragionamento sui trasporti pubblici tra capoluogo e comuni contermini, ma anche alla decisione di creare una commissione ad hoc che avrà l’incarico di uniformare i regolamenti edilizi ovviamente tenendo presente le specificità di ogni territorio.  Ancora stiamo ragionando sul tema del consumo di suolo, una argomento che coinvolge  inevitabilmente le scelte urbanistiche. Ma un altra opportunità di collaborazione è quella della Centrale Unica di Committenza. Sono solo alcuni esempi delle cose che stiamo affrontando e riunione dopo riunione ci rendiamo conto delle grandi opportunità che questo strumento ci mette a disposizione: il sindaco di Saonara, Walter Stefan ha proposto anche di organizzare gli Stati Generali di CO.ME.PA, proprio per dare una spinta propulsiva maggiore al lavoro che stiamo facendo.

Lei è stato presidente di Interporto, accordi nella Città Metropolitana come potrebbero enfatizzare questa realtà, tenuto conto che l’Unione Europea premia i progetti presentati dall’Area Metropolitana ?

 Interporto è già una realtà di respiro nazionale ed internazionale e il suo successo sta nella capacità di rispondere alle esigenze del mondo produttivo, Veneto e non solo,  nella movimentazione delle merci che è oramai globale. I container che arrivano e partono da Padova interessano tutto il nord-est e hanno come origine e destinazione tutto il mondo. In questo senso Interporto supera già da tempo le logiche legate ai confini amministrativi locali e non credo che Pa.Tre.Ve o una Città Metropolitana, cambierebbe granché la situazione. Ha ottenuto, unico Interporto italiano fondi europei per la realizzazione delle gru  elettriche a portale.  Ma lo stesso vale per il Maap, tanto per citare un’altra realtà che si immagina locale, ma che ha invece una dimensione di mercato internazionale.

Qualora venisse fatto questo accordo quali potrebbero essere le sinergie maggiori nei più significativi settori ?

 Come dicevo prima, le imprese operano con logiche che hanno superato già da tempo il concetto di  territorialità.  Quello che interessa a una impresa nel trevigiano, nel padovano o nel veneziano, è avere un rapporto trasparente e non burocratico con i comuni e gli enti territoriali.  In questo senso, ma vale per ogni comune, l’attrazione di un territorio per l’insediamento di nuove imprese e quindi la creazione di posti di lavoro, non passa più per la disponibilità di aree artigianali e industriali, di quelle ne abbiamo anche troppe e sono mezze vuote, ma di servizi efficienti ed efficaci. E quando penso ai servizi mi riferisco non solo a quelli erogati direttamente alle imprese dalla Pubblica Ammnistrazione ma anche a trasporti, scuole, qualità della vita come gradevolezza dei luoghi del vivere e vivacità dell’offerta culturale.  Tutte cose che possiamo e dobbiamo fare come singolo Comune, indipendentemente dall’esistenza o meno di un progetto di area vasta comunque esso si chiami.

Da Sindaco di Padova che passi sta facendo per andare verso questa direzione?

 Come le ho già detto, credo molto nel lavoro di squadra e nella collaborazione. Questo a livello del comune che amministro così come nei rapporti con i comuni limitrofi, la Provincia e la Regione. Sembra ultimamente che vada di moda la politica che urla e batte i pugni sul tavolo. A parte il fatto che, come dico sempre, io non sono un politico, credo che il dialogo e il confronto, veri, anche partendo da posizioni legittimamente diverse, siano molto più utili.  Guardi con la mia squadra cosa siamo riusciti a fare in 12 mesi: abbiamo sbloccato la partita dell’Ospedale, risolto la questione di via Anelli, dove lo Stato costruirà la nuova Questura, acquisito la ex caserma Prandina, avviato il percorso per la realizzazione della seconda linea del tram, riqualificato lo stadio Colbachini e tanto altro ancora.  Urlando più forte? No dialogando e ragionando con tutti.

E se fossimo arrivati troppo in ritardo e la realtà degli accordi, vedi Confindustria Veneto Centro e se le istituzioni private fossero già ben oltre una politica che stenta da anni a muoversi? Stiamo parlando di qualcosa di già obsoleto ?

 Non lo so, l’iniziativa di Confindustria è senza dubbio importante ed è un segnale interessante. Non vorrei però che ci si affezionasse troppo a sigle e formule. Penso che già oggi ci sia la possibilità di creare sinergie e collaborazioni, su progetti ed ambiti specifici, senza aspettare assetti istituzionali e normativi ad hoc.  Almeno una parte della politica credo stenti a muoversi non perché manca Pa.Tre.Ve o la Città Metropolitana, ma perché mancano le idee e la voglia di rischiare un poco.

Adina Agugiaro